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Il patron a 360° gradi. L’amore per il Savoia, la storia del logo, un anno difficile e un futuro ancora tutto da scrivere con gli occhi di un presidente sognatore

ESCLUSIVA – Un presidente che entusiasma. Carmine Franco, attuale patron del Gragnano, è uno dei personaggi più incredibili del panorama calcistico attuale, una persona sincera, vulcanico a suo modo, ma gentile e disponibile e come dice il suo nome, Carmine che deriva da Karmel, che in ebraico significa frutteto, è ricco di idee e rigoglioso nei suoi contenuti. Lo abbiamo incontrato nei suoi uffici a Napoli, dove abbiamo affrontato un anno di calcio e i suoi progetti futuri.

Presidente primo anno nel calcio, come è arrivata l’idea di Gragnano?

“E’ stato un caso, ci sono stati amici che mi hanno prospettato l’idea di mettermi dall’altra parte della staccionata e mi ha affascinato, anche se poi non è andata come pensavo. Sono stato un dilettante allo sbaraglio e la cosa non capiterà più”.

Come mai?

“Abbiamo trovato una situazione complicata, La società passata non aveva pagato gli stipendi, i tifosi facevano collette per i giocatori, addirittura i calciatori dovevano farsi i panini in trasferta. Siamo partiti con una situazione non ottimale, senza contare che presto mi sono ritrovato da solo”.

Ci spieghi meglio…

“La società doveva essere diviso tre. Il mio gruppo che doveva avere quote del 60%, il gruppo composto da Del Gaudio e Manna che doveva detenere il 30% e occuparsi di reperire 150mila euro e il gruppo composto da Minopoli al 10% che doveva assicurare 70mila euro e di non far pagare il campo. In realtà il campo non lo abbiamo mai pagato per essere sinceri. Del Gaudio e Manna mi hanno anche fatto trovare il direttore Mario Aiello e il tecnico Giovanni Masecchia che non conoscevo di persone”.

E poi cosa è successo?

“Che si sono tirati indietro tutti, sono rimasto solo, conoscendo Aiello e Masecchia li ho mandati via e ho preso le redini in mano e oggi per come siamo partiti abbiamo disputato un ottimo torneo con 44 punti che non sono pochi considerando la partenza”.

Poi anche la diatriba campo…

“Sì, inizialmente un politico locale Nello D’Auria ci è sempre stato vicino e stavamo discutendo per un baratto amministrativo per avere il campo in gestione per sviluppare il nostro progetto ma si è preferito favorire la politica locale e non dare seguito alle nostre idee”.

Che esperienza è stata Gragnano?

“Bellissima, ma anche molto stressante. Ho un ricordo eccezionale dei tifosi, quei 100-150 con cui ho un ottimo ricordo e che mi hanno sempre supportato, sono stati magnifici e li ringrazierò sempre. La serie D è un campionato anomalo, dove i costi sono gli stessi di una Lega Pro e poco affascinante nella formula, lo definisco un torneo semiprofessionistico dove occorre altro per fare bene altrimenti non ha senso”.

Cosa intende?

“Che c’è bisogno di avere un’idea imprenditoriale, una sinergia con il comune locale e un seguito di pubblico, perchè se si è al campo in 90 al massimo possiamo giocare a biliardino. Aggiungiamo che in questo anno ho conosciuto tante persone che mi hanno fatto scadere il mondo del calcio e che non hanno nulla a che fare con questo mondo”.

Ci sembra di capire dalle sue parole che Gragnano è una esperienza chiusa…

“Assolutamente. Vado via da Gragnano, è sicuro e non avrò nessun rimpensamento. Il pubblico è insufficiente numericamente, gli imprenditori locali non ti supportano e il Comune non ti sostiene, inutile rimanere. Ho 2 opzioni sul tavolo, una molto vicina e una che è un sogno”.

Scommettiamo che una è il Savoia?

“Sì, però ci tengo a precisare. Sono stato invitato ad una gara, i tifosi mi hanno accolto in maniera splendida, mi hanno anche portato a mangiare. Sono stato rapito dal loro entusiasmo, come quando vedi una bella donna e ne rimani affascinato. Devo dire che mi ha colpito l’amore della gente di Torre Annunziata, allora mi è balenata l’idea di andare là, ma confrontandomi con la dirigenza locale mi hanno detto che esiste una trattativa chiusa e per rispetto di chi sta operando non mi permetterei mai di intromettermi. C’è un’altra proprietà che sta chiudendo una trattativa ed è giusto che loro la portino a buon fine”.

E la storia del logo?

“Il direttore di Metropolis mi ha invitato nella sua redazione e mi ha parlato di questo logo che è più antico di quello del Napoli, un cimelio storico. Per amore verso questa gente che mi ha dimostrato un affetto incredibile ho presentato una offerta in busta chiusa. Se me lo aggiudicherò lo regalerò al popolo del Savoia come dono”.

Nessuna possibilità che si apra la porta Savoia?

“Quasi zero, conosco la solidità di chi sta portando avanti la trattativa e li rispetto. Se poi a Torre Annunziata dovesse sfumare la trattativa allora mi farò avanti con il logo. Mi sono dato come scadenza il 7 maggio, ma sono certo che il Savoia avrà un radioso futuro”.

E Franco dove andrà?

“La mia idea, anzi la nostra è andare a Pozzuoli e far rinascere una grande Puteolana. Il calcio che conta manca da 15 anni là, stiamo già parlando con la politica locale e abbiamo trovato grande disponibilità. Il posto mi piace, c’è tutto per fare un grande progetto”.

Ha parlato al plurale, perchè?

“Perchè sarò affiancato da Raffaele Niutta. E’ un imprenditore importante, un profondo conoscitore di calcio, ha grande entusiasmo e abbiamo punti di vista molto simili. Niutta mi ha fatto esplodere la voglia di fare nuovamente calcio, l’idea era lasciare tutto, ma Raffaele mi ha coinvolto con il suo entusiasmo e il suo amore per il mondo del pallone. E’ una persona senza la quale avrei ammainato bandiera bianca”.

Che squadra sarà la vostra?

“Una società moderna, un progetto che punta in alto, in una piazza dove ti fanno lavorare in un certo modo, dove fare calcio è un plus e non un peso alla collettività. Ci sono presupposti per fare bene, per creare sviluppo, strutture e anche posti di lavoro. Il comune di Pozzuoli lo ha capito e abbiamo avuto tutti riscontri positivi al momento. Certo andare a Pozzuoli ad oggi è ripartire da zero, vanno verificate tante cose perchè come ho detto prima l’epoca di dilettanti allo sbaraglio è terminata”.

Dunque presidente sul tavolo ci sono Puteolana e Savoia.. Non ha pensato alla Turris?

“No, perchè dopo aver conosciuto la piazza di Torre Annunziata e la sue gente non avrei mai potuto andare a Torre del Greco. Restano queste due opzioni, ma non facciamo torto a nessuno. La Puteolana non sarebbe una seconda scelta, ma parliamo di una piazza con 100mila abitanti. Savoia è per l’amore verso questa gente e ci penserei solo se dovessero restare senza calcio, ma ripeto la trattativa per un radioso futuro a Torre Annunziata è vicina alla chiusura. Puteolana è quella più concreta alle condizioni giuste e con i passi giusti”.

Presidente, dopo un anno il suo amore verso il calcio è diminuito o aumentato?

“Diminuito, ma a me non piace perdere e credo che si possa creare qualcosa di importante. Abbiamo anche tanti giovani che se seguiti bene credo possano darci tante soddisfazioni, proseguo per loro e perchè Niutta mi ha fatto riesplodere l’entusiasmo. Poi se non si dovessero verificare le condizioni o arriva qualche offerta folle per il titolo allora valuterei l’opzione di lasciare, ma lavoro per fare qualcosa di importante e stabile nel tempo”.

Un sogno nel cassetto?

“Più che un sogno un obiettivo. Non capisco perchè Entella che ha 30mila abitanti debba avere una squadra in B e noi con piazze da 100mila accontentarci della D. Punto a questo, il tutto passa attraverso managerialità, progettualità e le persone e le competenze giuste. Ci sono due regole da rispettare per fare questo: devi avere i soldi e devi saperli spendere, io credo che con un gruppo forte e i passi giusti si possa costruire qualcosa di straordinario e duraturo nel tempo”.