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Il ventiduenne sannita è stato il primo ad effettuare l’abbonamento libero del Benevento per il prossimo campionato di Serie A

Uno come tanti, forse no. Potremmo raccontare la storia di tutti quelli che hanno trascorso ore interminabili davanti ai cancelli dello stadio Vigorito per sottoscrivere l’abbonamento al Benevento Calcio in serie A e forse alla fine le troveremmo tutte uguali o forse no. Di certo esisterebbe lo stesso un numero uno ma il destino ha voluto che il primo della fila per il settore curva fosse lui. Certo, Manuel Calandro è stato artefice del proprio destino perchè stesso lui, solo lui ha scelto di appostarsi alle ore 14 davanti al cancello giallo che dopo 25 ore gli avrebbe permesso di essere riincolonnato in una ulteriore suddivisione che lo avrebbe portato diritto all’obiettivo. Tutti, genitori ed amici, erano al corrente della sua volontà e nessuno ha cercato di dissuaderlo abituati ormai a questi attimi di follia. Siamo sicuri che sia stata la follia a spingere Manuel in questa sua avventura? Assolutamente no. Ripeto, se volessimo ascoltare le storie di tutti troveremmo un filo conduttore che ci accomunerebbe sotto un’unica bandiera, quella della fede. Quella fede che non sei tu a scegliere, quella fede che può arrivare in qualsiasi momento come un fulmine a ciel sereno, quella fede che arriva e sfascia tutto, quella fede che ti fa girare la testa e che si specchia nel suo narcisismo, quella fede che si stampa addosso come un tatuaggio, quella fede che arriva fin da subito o in maniera più tardiva ma che di sicuro non ti lascerà più, quella fede che verrà sempre difesa nel giusto o nel torto, insomma la fede. Non è da tutti avercela, specialmente in questo caso, perchè parliamo di un giovane ventiduenne abituato a crescere in fretta ed a risolvere i propri problemi personalmente. Porsi un obiettivo e raggiungerlo non è da tutti se si pensa che molti aspetteranno il papà di turno che comodamente da casa invierà la propria richiesta d’abbonamento. In questo caso l’esperienza vissuta da Manuel va raccontata come stimolo a tutti nell’affrontare le sfide che ogni tanto bisogna porsi dimostrando a se stessi quella caparbietà che spesso oltre ad essere un pregio può diventare anche un difetto, per dimostrare a se stessi con orgoglio che tutto quel che si vuole non cadrà dal cielo ma bisognerà semplicemente prenderselo. Un legame a questa terra affievolitosi negli anni adesso con il Benevento Calcio e con la serie A potrà e dovrà trionfare dentro ognuno di noi. Quell’affezione che prova il giovane Manuel verso la squadra, verso i colori, verso la città, verso la sua storia e che lo hanno spinto a consegnarsi a Benevento da beneventano innamorato. Incollato 25 ore ad un cancello Manuel ha visto arrivare tutti. Ad uno ad uno li ha visti in volto, ha chiacchierato con tutti quelli che ha conosciuto, ha riso con tutti, ha trascorso la notte senza chiudere occhio giocando ad uno o ad un altro gioco. Le ore passavano, la notte spariva, il sole diventava sempre più splendente e soprattutto caldo, caldissimo, insopportabile. E’ stato magnifico vedere beneventani legati da una sola passione: la propria città. Solo per essa quest’odissea andrebbe ripetuta ripercorrendo i momenti di ritrovato altruismo che hanno visto uomini aiutare altri uomini nelle difficoltà che irte si presentavano e ripresentavano ad ogni giro di lancetta. Certo Manuel, come chiunque ha sofferto col sorriso sulle labbra turbandosi allorquando il menefreghismo di alcuni ha preso il sopravvento. I soliti furbi che all’improvviso si accalcavano tra la folla cercando di superare chi dopo un’intera notte insonne stoicamente si reggeva in piedi, chi dopo litri di sudore versati con fermezza difendeva il proprio posto al sole. Manuel era il primo della fila, nessuno lo avrebbe scavalcato, nessuno avrebbe schiacciato il proprio diritto di varcare per primo quel cancello anche se con malizia saliva l’insinuazione che per colpa sua si fosse creata questa situazione a tratti ingestibile. Manuel ha risposto a tutti con il suo sorriso non lasciando per un attimo quel metro quadro conquistato domenica alle ore 14. La fila si sarebbe creata ugualmente ma forse non tutti erano partiti da casa con la maturità di un ventiduenne. Alla 25esima ora si sono aperte le porte del Paradiso, Manuel ha raccolto il suo zainetto stracolmo di ogni necessità e con il suo inseparabile cappellino ha varcato la porta di ferro bucherellata per trasferirsi in un’oasi di strana frescura. Foto di rito ed obiettivo raggiunto. Manuel Calandro è stato il primo abbonamento libero, dopo la prelazione, del Benevento in serie A. Immaginate la soddisfazione, immaginate la stanchezza che lo ha accompagnato fino a casa lì dove tutto sarebbe diventato normale come quando prese il brevetto da paracadutista o quando scelse di subire un’operazione di rinoplastica. Il tempo passa, i ricordi rimangono. Forse un giorno rifarà tutto ciò per suo figlio, forse un giorno riuscirà a capire le sue scelte da un punto di vista diverso, forse un giorno racconterà a suo padre che è stato dolce ascoltare i suoi intendimenti lavorativi da voler condividere in futuro con lui. La positività attrae altra positività. Nessun eroe, nessun mito, uno come tanti di cui questa città, Benevento, dovrà nutrirsi sempre. Il resto è serie A