Comincia male l’avventura in Champions per gli azzurri, non basta una grande reazione nel secondo tempo contro un’ottima e talentuosa squadra

KHARKIV (UCRAINA) – Prima o poi doveva pur accadere, era impensabile che la striscia positiva di risultati (e vittorie) potesse continuare per Sarri e i suoi ragazzi. Peccato, tuttavia, che la prima sconfitta stagionale sia arrivata proprio nel momento e sul palcoscenico sbagliato, dove basta un niente per mettere in discussione qualsiasi discorso qualificazione. Certo, non è la serata per fasciarsi la testa ancor prima di rompersela, anzi va raccolto un secondo tempo in cui si è vista la reazione dopo la frittata di Reina, ma non basta. Una brutta prima frazione di gioco permette all’arcigno Shakhtar Donetsk, avversario ostico, talentuoso, privato della propria casa, forse sottovalutato o poco considerato alla vigilia non dal Napoli (ci mancherebbe), bensì dall’ambiente che gli sta attorno, di vincere con merito. E arriva un ko amaro. Una sconfitta che complica la strada verso la qualificazione mentre il Manchester City saccheggia il De Kuip del povero Feyenoord e fa la voce grossa, effetto domino e inevitabile di chi vuole mettere le cose in chiaro fin dall’inizio. Ed è ciò che non è riuscito a fare il Napoli, appunto, partito con i favori del pronostico in quel di Karkhiv e uscito mestamente senza neanche un punto. Eppure un eventuale pareggio non sarebbe stato poi così sbagliato. Il primo tempo è disastroso e non per l’undici iniziale; Sarri inserisce Zielinski e Diawara a centrocampo e propone Milik titolare al posto di Mertens, pronto a subentrare a partita in corso, cosa che puntuale arriva. Fonseca d’altro canto recupera Ordets e si affida alla colonia brasiliana, che non delude le attese del proprio allenatore. Dopo quindici minuti comincia l’incubo per i partenopei, ad accendere la miccia ci pensa Taison, effetto e risultato di una splendida azione resa probabilmente facile da realizzare da una difesa poco attenta e un Zielinski morbido nel tentativo di chiudere la strada all’autore del primo goal ucraino. Lo Shakhtar mostra rapidità, buon palleggio e sicurezza dei propri mezzi, è predisposto a soffrire (non che ce ne fosse bisogno) ed è arguto nelle pericolose ripartenze; il Napoli sbaglia l’approccio, è fermo, non riesce a brillare. Diawara e capitan Hamsik non entrano in partita e deve affidarsi a Reina. Il primo tempo finisce in crescendo per gli uomini di Sarri, ma non basta. Il piglio è diverso nella ripresa, anche gli azzurri lo sono e cominciano a carburare per un pareggio ora non più così utopico, anche piuttosto meritato a lungo andare. Poi un cross dalla sinistra diventa un assist vincere per Ferreyra, il quale deve solo indirizzare la sfera nella porta lasciata sguarnita da un clamoroso Reina che esce a vuoto inspiegabilmente, lasciando basiti Sarri e i tifosi. Pazzesco il disimpegno del portiere spagnolo, ma è tempo di reagire e Mertens – entrato poco prima al posto di Hamsik – sembra dare più vivacità alla manovra dei suoi. Allan intanto dà il cambio a Zielinski. Sarà lo stesso belga a guadagnare un prezioso rigore trasformato da Milik a poco più di venti minuti dal termine. Il Napoli migliora proprio quando lo Shakhtar inizia a calare, eppure i neroarancio colpiscono anche un palo con un colpo di testa ancora di Ferreyra. Quindi nuovamente la manovra offensiva dei partenopei ben attiva e a caccia del pareggio, ma Pyatov decide di fare gli straordinari e salva in più occasioni. I minuti scorrono, il Napoli insiste; Milik a sette minuti dal termine spreca la palla-gol del pari e Insigne in posizione defilata illude nel recupero. Triplice fischio finale: per Fonseca e i suoi si tratta di un’importantissima affermazione, mentre il Napoli è già costretto a vincere contro il Feyenoord prima di lanciare la doppia terribile (e spettacolare?) sfida ai citizens di Guardiola.

 

Andrea Cardinale

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli