L’intervista al difensore sul passato, presente e futuro

Uno dei difensori centrali più in forma della Promozione del girone A, un gioiello in casa Virtus Liburia, un osso duro che ha davvero capito il vero senso di “dare se stessi per la maglia”… quel verde stampato sul cuore si legge dal suo spirito combattivo che usa in campo e non a caso il capitano è lui: stiamo parlando di Luigi Raimondo. Sono tanti i calciatori che l’hanno sfidato e sanno bene che si sono trovati di fronte ad un vero e proprio muro, lo sa bene Antonio Insigne che sabato scorso non è riuscito ad infilare la compatta difesa neroverde, ecco le parole del difensore sul buon pareggio “Come già sapevamo è stata una partita molto dura ma con un pizzico di fortuna in più potevamo anche vincerla“. Gli allenatori non si dimenticano e Carlo di Santo ha segnato in pieno la sua carriera calcistica “Sicuramente mi è dispiaciuto tanto, ho ricordi bellissimi con lui, mi ha fatto crescere in tutto, devo molto a lui… spero un giorni che potremmo rincontrarci” sul cambio di rotta con Cottuno “Sono passati pochi giorni dal cambio di panchina quindi non penso sia cambiato molto, la buona prestazione è anche frutto del vecchio allenatore“. Sono parole dolci per i compagni di reparto “Sono ragazzi in cui mi trovo molto bene, calciatori forti, disponibili e seri“. Il prossimo incontro con il Puglianello sarà importantissimo in chiave salvezza e capitan Raimondo lo sa bene “Siamo la squadra con più pareggi non solo nel nostro girone, è arrivato il momento di vincere anche perchè non possiamo permetterci più di sbagliare” – continua il capitano – “Ora tutti uniti per raggiungere l’obiettivo al più presto perchè abbiamo tutte le carta in regola per toglierci soddisfazioni“. La Virtus Liburia gli ha concesso le chiavi della difesa, il veterano capitano storico Pietro Maione in attesa del recupero può consolarsi, a Trentola Ducenta si può respirare ottimismo visto che per infilare Granata bisognerà passare per Luigi Raimondo e sono guai…

Ufficio Stampa Virtus Liburia
Andrea Murolo