Il tecnico racconta la sua esperienza con il San Teodoro, parla del suo futuro, del movimento regionale e degli enormi sacrifici familiari

“Il mio sogno è allenare a Londra”. Carlo Sanchez si confessa dopo la conclusione della stagione attuale, dove il “nostro” mister ha difeso l’onore dei tecnici campani mettendosi in luce con il San Teodoro. Sanchez ha cercato il miracolo di salvare la formazione sarda nel girone G di serie D, impresa sfiorata dopo essere subentrato ereditando una situazione catastrofica. Non è arrivato il risultato, ma i complimenti di tutto l’ambiente che hanno apprezzato un lavoro di alta professionalità svolto con dedizione e passione.

Mister come è andata in Sardegna?

“Bene, mi sono confrontato con una realtà diversa dalla nostra e ne sono rimasto affascinato. Ci tengo a sottolineare come nelle ultime giornate per esigenze societarie abbiamo schierato tanti giovani tanto che si poteva parlare di una juniores piuttosto che di una prima squadra. In ogni caso è stata una esperienza positiva che mi ha lasciato ricordi positivi”.

Che differenze hai notato rispetto al nostro calcio?

“Tante, una cultura superiore e un rispetto che da noi non esistono. Ho conosciuto il terzo tempo, alla fine della gara le due formazioni stanno insieme, è una cosa bellissima. Ma più di questo c’è un annedoto che dà la giusta dimensione: quando abbiamo perso in casa 5-2 con l’Albalonga il pubblico mi ha osannato e siamo usciti tra gli applausi. Sono rimasto allibito e felice, qua in Campania vengo criticato anche quando vinco, figuriamoci perdere 5-2 in casa”.

Cosa c’è nel futuro di mister Sanchez?

“Ho delle richieste da fuori regione, spero di concretizzarle a breve. Ho preso in considerazione offerte solo dalla serie D, bolle qualcosa in pentola e il mio augurio è che si possa chiudere velocemente. Mi farebbe piacere rimanere in Sardegna, anche se prendo in considerazione anche altre regioni”.

E la Campania?

“Qui è casa mia, è diverso, potrei valutare anche una Eccellenza. Sono disponibile ad ascoltare offerte, rimanere in Campania mi farebbe piacere per la mia famiglia. La mia intenzione è conoscere presto il mio futuro per cominciare a luglio la nuova stagione”.

Come mai un allenatore bravo, esperto, ambizioso, deve emigrare fuori regione?

“Ci sono varie situazioni contingenti. Un aspetto è che per allenare qua in Campania bisogna essere legati da amicizia con il presidente di turno, è un fenomeno regionale dove chi allena tesse relazioni con la società locale. Sento spesso di gente diventare guru in breve tempo, molti sono sopravvalutati e lavorano perchè sono bravi a tenere rapporti con il presidente o il direttore sportivo di turno. Inoltre, altro fenomeno che incide tanto è che siamo molti. Il numero di allenatori cresce, i posti sono sempre quelli e purtroppo qualcuno o deve stare fermo oppure uscire fuori regione”.

Come vedi il movimento campano?

“La situazione non è semplice, in serie D apprezzo realtà come Ercolano, Torre del Greco, Portici che potranno dare continuità al progetto nel corso degli anni, in Eccellenza ci sono Afragolese, Frattese, Giugliano, Albanova. Il resto hanno situazioni societarie complicate”.

Mister cosa significa essere un allenatore che lavora fuori regione e non vede la famiglia?

“E’ il sacrificio più grande, purtroppo necessario, anche se è tosta. Non vedere i propri figli è durissima. I bambini vanno a scuola e un allenatore non ha la certezza di rimanere tutto l’anno, se mi cacciano dopo 4 partite non posso fargli perdere l’anno scolastico, quindi è giusto che restino qua. Sono sacrifici enormi, ma credo nel mio lavoro ed ho una famiglia fantastica che mi appoggia e mi sostiene”.

Qualche tempo fa si parlò della Cina. E’ ancora aperta la possibilità e quale è il tuo sogno?

“Sono andato vicino a quel progetto, al momento è una porta chiusa ma sono vigile e attento e chissà che non possa riaprirsi l’opportunità. Il mio sogno è allenare a Londra, mi auguro un giorno di poterlo coronare”.