Zurino: "Voglio trovare continuità in Eccellenza e continuare a crescere"

Sant'Agnello (NA) - Stefano Zurino, giovane portiere in forza al Sant’Agnello detiene un record particolare: negli ultimi 3 anni ha vinto 2 volte il campionato Juniores.

Alto poco più di un metro e ottanta, ricorda agli amanti del calcio amarcord un forte portiere italiano che si è distinto per la sua potenza e reattività: Angelo Peruzzi.

Abbiamo deciso di contattarlo, per farci raccontare come ha avuto inizio la sua carriera, quali sono le difficoltà di un giovane portiere, quali i sogni.

 

Partiamo proprio da questo paragone forte con un portiere che ha fatto la storia del calcio italiano. Lei è molto giovane, ha avuto la curiosità di vedere qualche video?

 

Mi è capitato di sentirmi dire questa cosa, soprattutto dal magazziniere. Dico la verità, non mi sono mai tolto la curiosità di andare a vedere i video di questo giocatore. Mi dicono però che ha fatto la storia del ruolo in Italia.

Un giocatore non più in attività in cui mi rivedo è Generoso Rossi del Sorrento. Mi piaceva molto e fisicamente gli somiglio.

Il mio portiere preferito è Alisson Becker, un giocatore fortissimo e di reattività impressionante. Mi piace molto come stile, per la sua semplicità e concretezza.

 

Uno stile scarno, semplice, concreto: caratteristiche che le vengono riconosciute dagli addetti ai lavori. Negli ultimi anni ha garantito sicurezza tra i pali, tanto è vero che pur giovanissimo difende la porta in Eccellenza. Nell’immediato futuro cosa desidera, quale il prossimo step?

 

Cerco innanzitutto la continuità in Eccellenza, per aumentare il mio bagaglio di esperienza. Per il futuro certamente sogno di salire in serie D, da lì poi cercare un nuovo obiettivo.



Solitamente quando si entra nella scuola calcio, si sogna di gonfiare la rete. Capita spesso che i portieri iniziano la loro carriera in altri ruoli. Lei fin da subito ha deciso di essere l’ultimo baluardo di difesa?

 

Fin da subito la mia passione è stata fare il portiere. Le prime volte che mettevo piede su un campo mi piaceva tantissimo buttarmi nell’erbetta sintetica e rotolarmi. Quel gesto che inizialmente era solo un gioco di un bambino, ho scoperto col tempo che poteva diventare altro, che poteva farmi giocare a calcio. Così quel gioco è diventata una passione che è maturata fino a raggiungere il ruolo che oggi ricopro.

 

Abbiamo detto che ha dovuto coltivare questa sua passione. Chi ha influito di più in questo suo percorso di crescita?

 

Ringrazio soprattutto il mister Serrapica, perchè ha avuto sempre tantissima fiducia in me. Da due anni a questa parte, da quando è arrivato, mi ha dato tantissimo.

Un’altra figura importantissima è mister Uliano perchè fin da piccolo a Sant’Agnello mi ha fatto allenare con la prima squadra dandomi fiducia.

Questi i due soggetti più importanti nella mia crescita, sia come uomo che come giocatore, per la mia personalità.



Quanto è importante per un portiere avere personalità, sia per dirigere la linea difensiva che per affrontare qualche momento meno facile della carriera?

 

La personalità per un portiere, anche rispetto ai giocatori di movimento è una caratteristica fondamentale, ancor di più in categorie come l’Eccellenza. Un portiere senza personalità non può giocare perchè recuperare una palla lunga, uscire con sicurezza su una palla alta, sono gesti che puoi fare solo se hai personalità e sono gesti che poi danno fiducia a tutta la squadra.

Personalmente il mio scatto di personalità l’ho fatto con mister Serrapica, perchè negli anni passati questa era una mia pecca e lui ha insistito molto su questo punto.

 

Lei è passato dal campionato Juniores, quindi da una linea difensiva di pari età, a dirigere una difesa con giocatori esperti, molto più grandi di lei. Che differenza ha trovato, c’è stata qualche difficoltà?

 

Il passaggio non è stato così difficile, in questo mi hanno aiutato i miei compagni di squadra che non mi hanno mai trattato dando peso alla carta d’identità. Per me l’età non conta nel calcio, conta il campo. Quando un portiere urla ai compagni, l’importante è che dica qualcosa di positivo, per spronarli.

Nella Juniores quando il portiere si fa sentire troppo, i compagni possono anche viverla male, abbattersi o innervosirsi. Non ricevono quella scossa positiva che invece possono avere in prima squadra.

Giocatori più navigati capiscono il senso e si sentono spronati, reagiscono bene, spesso ti chiedono loro di farti sentire di più.

 

Sulla stagione appena conclusa che idea si è fatto?

 

Il nostro obiettivo è sempre stato la salvezza. Nel momento in cui ci siamo accorti che la squadra poteva rendere di più, ci abbiamo provato. Abbiamo inseguito i play off, ma ben presto abbiamo capito che non era nelle nostre corde e ci siam fatti serenamente il nostro campionato.

Serrapica ha fatto una grande stagione, sia con la prima squadra che con la Juniores. Ci ha fatto sentire come se fossimo un’unica famiglia.

 

Agli attaccanti si chiede il goal più bello, nel suo caso c’è un gesto tecnico o una partita che porta nel cuore?

 

Si, purtroppo quella partita non andò per il meglio. La parata su punizione contro il Faiano in casa nostra è per me il gesto tecnico più bello di questa stagione.

 

Che consiglio si sente di dare ai suoi pari età o ai giovani che si avvicinano al calcio?

 

Per avere una carriera bisogna allenarsi al top, senza lasciare nulla al caso. Credere in se stessi, non mollare mai nemmeno quando arriva qualche difficoltà. Mi piacerebbe far capire a tutti che essere giovani porta a commettere errori, e questo fa parte del percorso di crescita. A ogni errore o stop deve corrispondere una ripartenza, senza mai abbattersi.