I rimborsi percepiti dai calciatori di Eccellenza spesso sono esigenti come quelli di un operaio ed in alcuni casi per firmare chiedono gli anticipi, dall'altra parte gli orari che ti occupano gli allenamenti e campionati non permettono di svolgere altre mansioni

NAPOLI - Il grande dilemma. Giorni caldissimi e di riflessioni per tutto il mondo del calcio campano, mentre il calciomercato impazza con Afragolese regina, Frattese che si migliora e tutto il carrozzone che lentamente inizia a muoversi. Ma non è rimasto inosservato un post del patron dell’Albanova, Giuseppe Zippo, che asseriva che mai avrebbe pagato un calciatore più di un suo operaio invitando i giocatori alla calma con le richieste. Ha ragione? Ha torto? La questione è molto più complessa di quanto sembri. Zippo già in una conferenza stampa del suo Albanova aveva preallertato il mondo del calcio affermando che l’Eccellenza 2018/2019 avrebbe fatturato quasi 2 milioni di euro. Siamo alla fine del dilettantismo? Eppure questo sistema che appare ricco ha più buchi di un formaggio svizzero, con calciatori non contrattualizzati, giocatori che perdono puntualmente 1/2 rimborsi a fine stagione, con i soldi effettivamente percepiti dai giocatori che non corrispondono mai al pattuito.

L’altro risvolto della medaglia sono gli anticipi: prassi poco “simpatica” applicata dai calciatori ai presidenti, che spesso pretendono 1/2 rimborsi per poter firmare, per i calciatori sono anticipi che servono a tappare eventuali mancanze dei massimi dirigenti, per i presidenti è un momento complicato che aumenta il monte costi già gravato da iscrizioni, materiale e tante altre spese. Insomma, un cane che si morde la coda, dove vige l’anarchia più totale. Ma il nocciolo della questione è un’altra: è lecito che un calciatore chieda rimborsi pari ad uno stipendio di un padre di famiglia?

Nella forma non è lecito, è calcio dilettantistico dove lo statuto prevede rimborsi, quasi un dopolavoro, quindi pensare di “campare” di calcio sembra un abominio. Nella sostanza i calciatori non hanno tutti i torti: sono costretti ad allenarsi 4/5 volte a settimane in orari lavorativi, con l’impossibilità di svolgere qualsiasi lavoro. Quindi o sei benestante e puoi permetterti di vivere di rendita, altrimenti giocare in Eccellenza e vivere di rimborsi è complicato. Come una volta mi raccontò un giocatore di Eccellenza (non facciamo i nomi per privacy), mi fanno allenare alle 14.30, abito lontano e per giocare con la squadra x devo scendere di casa alle 12.30 e torno alle 18, quale lavoro posso svolgere? Effettivamente ha ragione, se l’Eccellenza deve essere considerata un lavoro, i rimborsi devono essere pari a quelli di un lavoratore, questi ragazzi che impiegano la migliore età occupazionale (dai 18 ai 35) non possono sprecare tempo per rimborsi da dilettanti. Oppure l’Eccellenza deve cambiare: o torna alle origini, percepita come un dopolavoro con allenamenti serali e non frequenti in settimana (un po’ come la Promozione e la Prima Categoria) oppure deve svoltare verso il semi-professionismo, con garanzie contrattuali e rimborsi per il tempo congruo.

Ma questo significa che il marchio Eccellenza deve svoltare, diventando un prodotto che si possa vendere con sponsor e tifosi. Zippo ha lanciato la riflessione, di una cosa siamo sicuri: il mondo del calcio deve cambiare, la zona grigia non serve a nessuno, bisogna prendere una strada e percorrerla per portare il calcio campano verso un futuro sostenibile.