Il vice presidente ci parla della realtà della Costiera, di questa stagione importante e dei progetti futuri

AMALFI (SA) - A tu per tu con Gaetano Buonocore. Il vice presidente del Costa di Amalfi ci parla del progetto dei salernitani, una lunga chiacchierata sulla stagione presente e sul futuro. 

Il Costa d’Amalfi nasce nel 2012 dalla fusione tra Ac Amalfi e Scuola Calcio Intercostiera. Dopo qualche anno al progetto si è unita anche la Us Maiorese. Questo processo di inclusione delle realtà territoriali si può considerare esaurito o possiamo immaginare in futuro di vedere anche realtà come il San Vito Positano unirsi al Costa d’Amalfi?

“L’unione fa la forza e fa crescere tutti. L’obiettivo è unire tutte le società della zona. Alcune realtà sono più radicate, hanno una storia a cui non vogliono rinunciare, quindi con loro è meno semplice. Fin dal principio, quando unimmo Scuola Calcio Intercostiera e AC Amalfi, non abbiamo chiuso nessuna porta. Con il San Vito Positano esiste un oggettivo problema logistico, ma si può superare tranquillamente. Noi siamo aperti a tutti, ma ha senso unirsi solo se si ha un orizzonte comune e la stessa fede nel progetto. All’inizio il nostro era un sogno, oggi siamo una realtà, forse così sarà più semplice unire i vessilli, nell’interesse di tutti”.

 

Partito dalla Prima Categoria il Costa è riuscito a raggiungere l’Eccellenza dopo un anno di prima categoria e tre di Promozione. C’è stato un momento che ha fatto la differenza?

“Siamo partiti come una piccola realtà, il cambiamento decisivo è stato l’avvento di Salvatore de Riso. Ha portato una mentalità nuova. Oggi abbiamo un numero di atleti, staff e seguito che ci pone in una dimensione diversa dal passato. A volte ragiono sul fatto che molti imprenditori della zona ancora non hanno capito quanto questo progetto è valido. Speravo che Salvatore de Riso potesse essere preso come esempio, invece è accaduto solo parzialmente. Possiamo contare su molte aziende locali e su grandi marchi non del posto ma che hanno interessi in Costiera, però manca all’appello quella galassia di imprenditori locali, penso ai tanti albergatori, che non hanno mai mostrato interesse. Con il loro supporto potremmo alzare l’asticella”.  

Cosa vuol dire a questo punto alzare l’asticella? Parliamo di migliorare la struttura del San Martino oppure dobbiamo aspettarci un Costa che mira alla serie D?

“Noi quest’anno con un budget ridotto siamo andati vicinissimi alla promozione. Il campionato ha vissuto un momento di profonda incertezza dove chiunque avrebbe potuto vincere, evitando quei play off che sono più difficili di un intero campionato. Questo fa capire che attraverso la programmazione si può raggiungere qualsiasi risultato. L’approdo in serie D vuol dire entrare nel calcio vero, soprattutto da un punto di vista societario, di budget, visibilità. Non abbiamo ragione di escludere dal nostro orizzonte questo obiettivo. Approdare in serie D vorrebbe dire dover imparare tante dinamiche nuove, ma può essere una svolta per il prestigio e l’interesse che porta la categoria. La struttura del San Martino può essere migliorata, ma in questo gioco dovrebbero entrare tutte le amministrazioni comunali della Costiera, capire che nel Costa d’Amalfi ci sono cittadini di tutti i paesi. Certamente non faremo mai il passo più lungo della gamba, programmiamo per restare nel tempo. Questa è una nave grande e non correremo mai il rischio di farla affondare. Abbiamo una scuola calcio ottimamente avviata, una struttura societaria forte. Non si butta tutto a mare per un sogno mal calcolato”.

La squadra costiera spesso è stata indicata tra le sorprese del campionato. Lei parla spesso di programmazione. I risultati ottenuti sono stati una sorpresa anche per voi, o arrivare ai play era l’obiettivo?

“A luglio solo un risultato è dichiarato o meno: la vittoria del campionato. Quel che succede dal secondo posto a scendere, a mio modesto avviso non si può prevedere. Quindi a inizio anno noi non ci poniamo obiettivi, i risultati arrivano come conseguenza di un pensiero lungo. Puntiamo molto sul nostro settore giovanile, affinché possa fornire una base solida, fidelizzata, alla quale aggiungere giocatori presi sul mercato sfruttando anche le occasioni che si presentano. Nella nostra rosa ci sono giocatori di categoria, anche superiore, ma bisogna considerare come sono stati presi. Puntiamo su chi per qualche motivo non è nella fase migliore della propria carriera, per dargli la possibilità di rilanciarsi in un ambiente sano e sereno. Questa faccenda della sorpresa poi… Non siamo una società blasonata, ma sappiamo lavorare e in questi anni abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi in programma”.

Ha molto a cuore il settore giovanile…

La nostra più grande soddisfazione. Il settore giovanile ci fornisce un’ottima base, che è la vera forza della squadra. Penso poi a quei giocatori che si sono formati da noi e adesso militano tra la serie D e società superiori. Un’enorme soddisfazione. Noi siamo la loro casa, e chissà che un giorno non possano tornare da noi per affrontare insieme sfide come la serie D”.

Apriamo una piccola parentesi sulla semifinale contro l’Agropoli. Ci sono stati episodi contestati, la partita è stata equilibrata, ma alla fine l’Agropoli ha vinto. Secondo lei esiste ancora un problema di identità e consapevolezza da parte del Costa d’Amalfi quando si giocano queste partite?

“La partita ci dice che il Costa d’Amalfi non ha problemi di suggestione nei confronti di squadre più blasonate o match decisivi. L’Agropoli ha vinto, ma durante il secondo tempo siamo stati padroni del campo, abbiamo avuto tante occasioni per pareggiare e giocarcela, senza considerare i diversi episodi a sfavore molto gravi come nel caso del goal non convalidato. L’episodio di Natiello è clamoroso, per stessa ammissione della società avversaria. Questo rende la delusione più cocente, ma siamo felici per come abbiamo affrontato il match, con la sfrontatezza che ci ha sempre contraddistinto, su qualsiasi campo”.

Abbiamo detto che uno dei punti di forza è un ambiente sereno. Negli ultimi mesi sugli spalti è nato un gruppo di tifosi. Anche questo è un successo del progetto? 

“Ringrazio i nostri tifosi per come ci hanno seguito, per non aver abbandonato la squadra mai. Questo è risultato di cui siamo più orgogliosi. Perchè una volta costituita la società, non era automatico che anche le tifoserie abbandonassero i loro campanilismi. Ogni paese ha da sempre la sua squadra. Oggi, con i tempi necessari, abbiamo ottenuto questo stupendo risultato. Ora possiamo dire che esiste un’identità comune. Il lunedì dopo la partita contro l’Agropoli si sentiva nei bar e nei negozi del paese parlare della nostra eliminazione come se parlassero di calcio vero, della Juve eliminata dall’Ajax. Ero deluso e amareggiato per il risultato, ma orgoglioso di quanto stava accadendo”.

C’è un rimpianto per la stagione?

“L’unico rimpianto che ho è il risultato contro il San Tommaso in casa. Dissi alla vigilia di quel match che la vincente di quella partita avrebbe vinto il campionato.Così è stato. Potevamo esserci noi al posto del San Tommaso”.

Parla con grande soddisfazione e affetto della squadra. Possiamo immaginare una conferma in blocco per l’anno prossimo?

“In settimana avremo la festa col Presidente Salvatore De Riso, da giovedì saremo a lavoro per programmare con il mister e lo staff tecnico in vista del prossimo anno. Ci piacerebbe confermare tutti, ma ognuno ha le proprie esigenze. Un discorso che coinvolte anche mister Ferullo e il suo staff. Vorremmo confermare tutti, ripeto. Non dipende solo da noi”.

Una delusa e una sorpresa del campionato?

“Mi ha deluso la Polisportiva Santa Maria, una realtà molto competitiva, con una bella squadra, uno staff serio. Qualcosa è andato storto. La società che più mi ha colpito e in cui ci rivediamo è l’Eclanese. Mi è dispiaciuto che siano rimasti fuori dai play-off”.

In Eccellenza o in generale nel calcio è possibile vincere senza campioni, privilegiando l’organizzazione e il gioco di squadra?

 “Sono convinto, limitandomi all’Eccellenza, che in questo campionato fare gli acquisti migliori non vuol dire automaticamente vincere il campionato. Società come la nostra, l’Eclanese, il Faiano, fanno dell’identità il punto di forza, a cui aggiungere qualche giocatore per colmare il gap tecnico. Quindi per me l’ideale è costruire in casa una base, uno zoccolo duro, al quale aggiungere sul mercato qualche acquisto mirato che fa fare il salto”.

Abbiamo fatto un ragionamento sul Costa d’Amalfi che rilancia giocatori che per motivi diversi sono in una fase di appannamento. Possiamo considerare il bomber Aldo Marino l’emblema di questa filosofia?

“Aldo indubbiamente, ma vorrei citare semplicemente tutti i ragazzi del luogo. Il capitano Marco Cestaro, Di Landro, Reale, War, Bovino. Alcuni di loro hanno vissuto il campionato prevalentemente dalla panchina, ma non hanno mai creato alcun problema. Questo significa avere una panchina forte. Quando un giocatore ha senso di appartenenza, diventa il primo tifoso della squadra e sarà sempre lì pronto a dare tutto per la squadra. La nostra forza è stato il gruppo”.