Intervenuto in diretta radiofonica, Fresta ha aggiunto: "La squadra che ha vinto il campionato non è di meno alla nostra"

CASTELLAMMARE DI STABIA – Attaccante che ha militato nella Juve Stabia nelle stagioni 1998/99 e 1999/00, Salvatore Fresta è intervenuto telefonicamente a Zona Stabia, raccontando non solo il suo punto di vista sulla stagione appena conclusa, ma anche alcuni aneddoti del suo non lontanissimo passato.

L’intervista all’ex attaccante delle vespe non poteva non iniziare con una piccola valutazione personale della stagione appena conclusa dai gialloblù:
“Ha fatto un grandissimo campionato, non hanno sbagliato niente, a partire dal presidente a tutti i componenti. Fare un campionato così non è facile, vincere un campionato non è facile, sono stati bravissimi.”
Per quanto riguarda il simbolo di questa promozione, però, Fresta ha spiazzato tutti, dedicando la palma di migliore non ad un atleta, bensì ad un dirigente:
“C’è Roberto Amodio, secondo me. È stato un mio compagno di squadra, un giocatore di alti livelli com’è stato lui, e per me è stato un onore giocarci insieme.”
Relativamente alla prossima stagione, l’attaccante è apparso abbastanza fiducioso, anche alla luce dell’ottimo lavoro svolto dalla dirigenza quest’anno:
“La Serie B è difficilissima, però la Juve Stabia ha una buona squadra. Secondo me, prendendo qualche giocatore, tre/quattro giocatori, riuscirà a fare un gran campionato.”
Tuttavia, Fresta non si è sbilanciato su possibili nomi da consigliare a chi di dovere:
“Sicuramente sarà la società e il mister a scegliere chi dovrà prendere. Di solito è successo così anche con l’Empoli: vinse il campionato di Serie C, prese tre/quattro giocatori e vinse il campionato di Serie B. Quando hai un gruppo forte, devi prendere solo quei quattro – cinque giocatori che ti fanno fare il salto di categoria.”
Viaggiando indietro nel tempo, era doveroso un paragone tra la Juve Stabia attuale e quella dei suoi tempi; viaggio rappresentato anche dalla figura di un giocatore che maggiormente si avvicinava agli standard del calcio passato:
“Ci sono tanti giocatori forti, secondo me non si può fare un vero paragone. Forse la punta straniera (in riferimento ad El Ouazni), forse lui. (In relazione al paragone tra calcio passato e quello presente) Sono d’accordo. Però è anche vero che la squadra che ha vinto il campionato, secondo me, non è di meno alla nostra.”
Continuando sulla falsa riga della narrazione del vissuto di anni fa, Salvatore ha raccontato anche cosa ha impedito alla sua formazione di vincere il campionato:
“Noi siamo arrivati in finale e questo è il più grande rammarico, perché tutti volevamo vincere il campionato. L’unica cosa è che siamo arrivati alla finale e sono stati più bravi. Non stavamo nelle perfette condizioni.”
Non poteva mancare poi la tradizionale domanda su quale sia stato il gol più bello con le vespe:
“Forse quello con il Giulianova in casa.”
E ovviamente anche il momento che più gli era rimasto impresso:
“Ho bei ricordi, veramente. A Vico Equense, con la tifoseria. A me Castellammare ha dato tanto e io ho sempre dato il massimo con quella maglia e sono contento di questo.”
La lunga intervista a Salvatore Fresta si è, infine, conclusa con un piccolo focus sulla prossima stagione dell’Avellino:
“Sicuramente l’Avellino è una piazza importantissima. Faranno di tutto per fare una squadra competitiva, perché sia la tifoseria che la società vogliono fare cose buone.”
E su cosa effettivamente si prova ad appendere gli scarpini al chiodo dopo anni e anni dedicati al calcio giocato:
“Io ho avuto la fortuna di giocare fino a 48 anni, fino a due anni fa, perché mi sono sempre divertito, perché era proprio la passione e l’amore per questo sport. Però, diciamo che ti mancano compagni, ti mancano tante cose, che poi magari sicuramente le ritrovi nella famiglia.”

Foto credits: Magazine Pragma