Sulla strada per ottenere buoni risultati, il tecnico ha aggiunto: "Il principio di unione tra squadra, società, allenatori, staff, tifosi e anche giornalisti sarà importante per il nostro cammino"

CASTELLAMMARE DI STABIA (NA) - È giorno di presentazioni di rilievo in casa Juve Stabia. Si sono presentati nella seconda conferenza stampa di stagione (la prima quella dello scorso 23 giugno tenuta dal presidente Andrea Langella) il tecnico delle vespe Guido Pagliuca ed il direttore dell’area tecnica Matteo Lovisa.

Ad aprire la conferenza è proprio il direttore Lovisa, il quale ringrazia la società per l’opportunità concessa e descrive in poche parole l’atteggiamento da seguire nei prossimi mesi.

RINGRAZIAMENTI – “Volevo ringraziare il presidente perché ci sta facendo lavorare nelle condizioni migliori, non solo a livello di organizzazione e costruzione della squadra, ma a livello generale. Stiamo cercando di apportare delle modifiche che, secondo noi, saranno importanti per questa stagione”.

SCELTA DELL’ALLENATORE – “È stata una scelta voluta, un profilo che abbiamo scelto insieme al presidente perché pensiamo possa essere la persona indicata per iniziare un importante progetto tecnico ed umano”.

MERCATO – “Spero quest’anno di venire a parlare poco, non mi piace parlare tanto, bisogna fare. Senza grandi proclami, senza grandi cose, pensiamo a lavorare. Dal punto di vista del mercato stiamo lavorando, nonostante escano tante notizie e tante chiacchiere, alle volte giuste e alle volte meno. Io, però, penso a lavorare, cercando di portare a Castellammare giocatori funzionali al mister e alla piazza”.

Dopo solo pochi minuti, il microfono principale passa al tecnico Pagliuca, il quale parla del suo approdo a Castellammare e del progetto abbracciato per questa stagione sportiva.

ARRIVO ALLA JUVE STABIA – “Ho origini campane, mio padre è nato ad Aversa ed ha vissuto a Napoli ed in Costiera Amalfitana per tanti anni. So dove vengo e sono orgoglioso di poter allenare la Juve Stabia”.

MERCATO ED INDICAZIONI TATTICHE – “Le indicazioni sono generali sulle caratteristiche. Il direttore conosce tantissimi, se non tutti i giocatori dei tre gironi, ed è un piacere lavorare con lui. Le indicazioni sono sulle caratteristiche per cercare di far rendere meglio coloro che poi avremo a disposizione. Si parla di una base di quattro difensori, con tre centrocampisti. Per quanto riguarda la fase offensiva, vediamo cosa riusciamo a mettere insieme. Questi sono numeri, poi dobbiamo essere bravi nell’occupazione e nella creazione degli spazi, del gioco e nel fissare i punti cardini degli avversari. Ma queste sono cose che giorno dopo giorno andremo a delineare, sistema di gioco e tipo di squadra.”

I COMANDAMENTI DEL BUON GIOCATORE – “Ci tenevo a fare una premessa: per me il calcio è un gioco, organizzato, responsabile. È un gioco perché ogni giocatore che viene qui si deve divertire giocando, deve scendere in campo con il sorriso sulle labbra, dagli allenamenti alla partita. Un giocatore che si diverte, secondo me, può rendere molto di più rispetto al suo reale valore. Il calcio deve essere, poi, organizzato. Per esserlo c’è bisogno di grande lavoro durante la settimana e fuori dal campo. Servono, perciò, atleti con grandi valori umani, innamorati del calcio e contraddistinti da grande serietà, che fanno del lavoro quotidiano un valore aggiunto per la propria carriera e per la Juve Stabia. Il calcio deve essere, infine, responsabile, perché bisogna dare molta attenzione a chi ci ha offerto un posto di lavoro, ai nostri tifosi e verso la storia di una piazza così importante. Se un giocatore rispetta tutto ciò, può star bene”.

MOTIVI PER LA SCELTA DELLA JUVE STABIA – “Innanzitutto, l’organizzazione che il presidente ed il direttore vogliono dare a quest’annata. Poi la condivisione dell’obiettivo definito e del percorso delineato per arrivare ad esso, richiesta della società attraverso una squadra che giochi a calcio sul campo e crei qualcosa di piacevole a vedersi. Ma anche una squadra che lotti su tutti i campi e per tutto il tempo insieme”.

ESSERE TUTTI INSIEME – “Quello che viene espresso in campo è sí dato dalle caratteristiche e dalla qualità morale dei giocatori, dalle interazioni che si creano anche fuori dal campo, dai principi dello staff, dall’organizzazione societaria e anche da quanto i tifosi sostengono questa squadra. Quando un giocatore scende in campo ed è riconosciuto ed acclamato dai propri tifosi, raggiunge un rendimento sicuramente più alto di quello che è alla sua potenzialità. Allo stesso momento, ci sono degli istanti in cui è un articolo di giornale a generare entusiasmo, permettendo al giocatore di essere più contento e allo staff di lavorare con più facilità. Penso che questo principio di unione tra squadra, società, allenatori, staff, tifosi e anche giornalisti sia un principio importantissimo per il nostro cammino. È vero che i primi a fare il massimo per rendere questa unione vera dobbiamo essere noi in campo. Come? Con l’atteggiamento, con il senso di appartenenza, lottando sul campo ogni domenica. Sono convinto che, se arriviamo al 27 agosto in un ambiente dove tutti soffiano verso la stessa direzione, tutte le squadre avversarie avranno molte più difficoltà.”

CHI RIMANE DELLA VECCHIA ROSA – “I giocatori presenti alla Juve Stabia devono essere atleti che vengono volentieri, pronti a dare l’anima per questa squadra. Ci sono delle valutazioni che con il direttore stiamo facendo. Siamo consapevoli di ereditare una squadra di un certo valore. Stiamo guardando le partite dello scorso anno da un mese a questa parte, ci stiamo facendo un’idea chiara, però è anche certo che vederlo in video e vederlo dal vivo è diverso. Per questo alcune valutazioni le faremo anche in ritiro”.