Il nuovo allenatore nella prima conferenza stampa: "La squadra com'è ora si può salvare"
CAVA DE' TIRRENI (NA) Vincenzo Maiuri si presenta alla prestigiosa piazza della Cavese. Dopo Casertana, Nocerina, Portici e Sorrento lo scorso anno, è la quinta esperienze alla guida di una squadra campana. Presentato nel tardo pomeriggio il tecnico ha detto che è un motivo d’orgoglio essere a Cava e ringrazia la società per averlo scelto. “Da solo non farò nulla, ma c’è una società ponderata e una squadra che vuole riscattarsi – ha detto – confido in loro e nello staff tecnico, così come nella piazza che è calda. Non ho interessi personali, penso al bene della Cavese“.
Ieri e oggi i primi due allenamenti del tecnico. “Ho trovato una squadra chiaramente un po’ in difficoltà ma che ha tutto per tirarsi fuori. Ci saranno i presupposti per fare bene. Con i risultati ci sarà più fiducia”. Il tecnico si definisce “ultimo arrivato, vengo dal divano di casa e ho meno frustrazione di chi sta prima ma darò il meglio di me stesso, poi dirà il campo se sono stato capace o meno”.
Rispondendo alle domande inviate dei giornalisti (assenti causa emergenza sanitaria) Maiuri parla anche dell’allenatore ai tempi del Covid. “Non è facile, ci sono cambi improvvisi”. Il tecnico milanese – tarantino d’adozione – parla anche del suo predecessore che ha lasciato una squadra “ben allenata, è stato fatto un buon lavoro”. Tatticamente siccome la squadra è stata costruita per il 4-3-3 si proseguirà così ma “non in maniera testarda, siamo pronti ad apporre correttivi”.

Foto Facebook Cavese1919 OfficialPage
Maiuri ritiene la rosa com’è adesso completa, “si può tirare fuori dalle sabbie mobili”. Tra le domande riemerge la vecchia questione del gol del Portici e del gesto di fair-play quando allenava i vesuviani e delle successive dimissioni. “Lo sport è una cosa seria – ha detto – ha dei valori importantissimi”. “Credo fermamente in questa squadra e nelle scelte societarie altrimenti non avrei accettato”, ha detto in conclusione il tecnico. “Non dobbiamo aver paura di nessuno ma solo di noi stessi. Dobbiamo capire cosa non siamo riusciti a dare, dobbiamo fare un lavoro d’introspezione. La salvezza deve essere la nostra ossessione“.






