“Dissi al mister, se battiamo la Scafatese andiamo in Serie D”

SAN GIORGIO A CREMANO (NA) - Mentre una piazza è ancora inebriata dal successo ottenuto contro l’Acerrana che ha permesso al San Giorgio di ottenere la prima storica promozione in Serie D, c’è chi è già alle prese con un arduo lavoro per preparare al meglio la prossima stagione. Si parla del Ds del club granata Roberto Guadagnuolo, raggiunto dalla nostra redazione in seguito al trionfo di questo inizio settimana.
Guadagnuolo non solo ha raccontato la nascita e lo sviluppo di questo sogno a tinte granata, ma ha anche confessato di essere già operativo per costruire per il prossimo anno il miglior organico possibile. E non è mancata anche una dichiarazione sulla Casertana e sulla sua attuale situazione delicata.

LA NASCITA DEL SOGNO – “Quando abbiamo costruito la squadra siamo partiti in ritardo rispetto ad altre squadre che erano già pronte e il tentativo del presidente era quello di puntare a creare una rosa che se la potesse giocare fino alla fine.
Il nostro obiettivo, sin dal primo giorno, è stato quello di raggiungere il salto di categoria. È stato veramente complicato acquisire giocatori a mercato chiuso, abbiamo fatto una fatica enorme, però sia per conoscenze che per competenze – ed un po’ di fortuna anche – siamo riusciti ad allestire una rosa che sulla carta era una delle favorite per la vittoria finale”.

MELONI E LA RISPOSTA ALLE CRITICHE – “Peppe è stata una mia scelta, è un giocatore che conosco da tempo. Già prima di stringere i contatti con lui avevo già avvisato il presidente della mia intenzione, ovvero quella di acquistare un attaccante di categoria. Siamo dunque arrivati ad un giocatore che negli ultimi due anni di Eccellenza è stato autore di 71 gol; chi lo critica deve darsi ai cavalli e non al calcio, perché non si può attaccare un calciatore che in due anni segna tutti questi gol.
Le critiche su alcuni miei giocatori non le ho mai considerate, perché conosco il loro effettivo valore. In particolare, criticare Meloni è una cosa che nel calcio dilettantistico oggi non si può proprio fare”.

RICORSO AGROPOLI E SCAFATESE – “Già una decina di giorni prima si vociferava di una vittoria dell’Agropoli, quindi noi siamo partiti già col preparare la partita con la Scafatese. Dissi vicino al mister <<se battiamo la Scafatese siamo in D>>, perché secondo me era una delle squadre più attrezzate e che più aveva investito. Giocare in casa contro di loro è stato un vantaggio, perché batterli per la seconda volta – e in tre partite con loro abbiamo ottenuto ben due vittorie ed un pareggio, aggiunge il Ds Guadagnuolo – ci ha dato quella consapevolezza di poter arrivare fino alla fine”.

FRATTESE – “Non mi aspettavo uscisse così prima con il Pomigliano, ma sulla carta avevamo comunque qualcosa in più di lei. Avevano una squadra fortissima, ma molto inesperta, al di là del grandissimo campionato che hanno disputato; poi può capitare di tutto, anche di sbagliare la partita e di andarsene a casa”.

RUOLO DA DIRIGENTE – “È un lavoro totalmente diverso. Quando giocavo facevo forse un’ora di allenamento al giorno e me ne andavo a casa (ride, ndr), mentre da direttore inizio alle 10 di mattina e finisco alle 21 di sera. Questo perché non dialogo solamente con la squadra, ma curo anche tutti gli interessi tecnici della società: sto vicino alla scuola calcio, alla prima squadra, alla Juniores e non solo. È un lavoro h24, soprattutto avendo la sfortuna – o anche fortuna, ammette il ds granata – di avere un presidente sempre molto impegnato dal punto di vista lavorativo, al quale per questo motivo non lasciamo troppe responsabilità.”

MARIGLIANESE E STILETTI – “La prima giornata di campionato noi abbiamo giocato di domenica e la Mariglianese di sabato e questo mi ha dato la possibilità di andare ad assistere alla loro vittoria per 3-1 sul Cervinara. Io e Stiletti ci sentiamo spesso, anche prima di quella partita, e promettemmo di andarci a mangiare una pizza insieme nel caso fosse arrivata la Serie D per entrambi. Lo invito quindi a mantenere la promessa e a pagare la pizza ora (ride, ndr).
Scherzi a parte, ho fatto il tifo per loro e per lui, perché è una persona a cui tengo tantissimo. Mi è stato vicino all’inizio quando le cose non andavano per il verso giusto”.

CAMBIO DI ALLENATORE – “Quando cambi l’allenatore hai sempre una reazione in positivo, però bisogna dare i giusti meriti a Pasquale Carotenuto per alcune delle sue scelte che sono state alla base di questa squadra. Credo che Carotenuto in prospettiva sia uno degli allenatori più preparati. Nonostante ciò, l forse abbiamo pagato tutti la nostra inesperienza, non solo la sua ma anche la mia e quella del presidente, esendo tutti e tre persone che non superano i quarant’anni di età. Purtroppo quando le cose non vanno per il verso giusto è quasi sempre l’allenatore che ne paga le conseguenze. A me è dispiaciuto tantissimo, io e Pasquale ci conosciamo da una vita, ma quel giorno con il presidente decidemmo di cambiare.
La sostituzione però non cambiò il modo di giocare dei ragazzi, ma quello di allenarsi, di stare più concentrati, in quanto si sono sentiti feriti nell’orgoglio. La squadra ha reagito nel migliore dei modi, dopo il cambio i giocatori si sono sentiti messi in discussione e hanno macinato chilometri e squadre”.

ACERRANA – “È una squadra importante: ha Merola, Gatta, Noviello, ma anche quattro/cinque giovani forti. La Manna è sempre uno che conosce il valore di quello che ha e riesce a farlo esprimere quando ci mette le mani sopra. Ho sempre avuto una buona impressione di questa squadra, un gruppo sbarazzino e difficile da affrontare: non buttano mai palla, la giocano sempre e ti mettono in difficoltà.
È stata veramente una bella partita, emozionante, ma alla lunga meritavamo la vittoria. Già sullo 0-0 avevamo sciupato alcune palle gol e poi il loro 1-0 è arrivato su autogol; l’abbiamo però ribaltata, prima di essere pareggiati dal dischetto: fondamentalmente i gol che abbiamo preso sono stati o da palla inattiva o da autorete.
L’Acerrana ha dimostrato, però, di essere una squadra che sarà il futuro della categoria”.

PROGETTO E SPORTING BARRA – “Ad inizio anno abbiamo disputato la Promozione con lo Sporting Barra e alla fine, se guardi la formazione della finale, c’erano cinque giocatori di quella squadra titolari in campo e altri sei seduti in panchina.
Come abbiamo dato continuità al nostro progetto? Ho affiancato ai migliori giocatori che avevo a Barra dei giocatori di spessore – i vari Meloni, Tiscione, Manzi ecc., top player presi dal mercato – creando così una sola squadra. L’asse portante del San Giorgio era dunque quello dello Sporting Barra ed è stata questa la vittoria più bella, continuare ed esportare qui quanto avevamo iniziato con lo Sporting all’inizio”.

VERSO LA SERIE D – “Già stiamo parlando di quello che si deve fare. Per San Giorgio è un sogno, perché non ha mai fatto la Serie D in 96 anni. Io sono del posto ed è una gioia doppia, perché vincere da altre parti non è come vincere a casa tua. E come abbiamo vinto anche: siamo stati l’unica squadra che non è mai andata ai supplementari, non ha mai perso, che vanta il maggior numero di risultati utili consecutivi e la miglior difesa in Europa in tredici gare.
Mentre gli altri sognano, però, io non posso permettermi di fermarmi e perciò inizierò nuovamente a lavorare in sordina nella speranza di costruire un’altra ottima squadra”.

CASO CASERTANA – “Spero risolvino questa cosa, perché Caserta non merita assolutamente di essere trattata così.
Non vorrei giocarci contro, ma se dovesse accadere non so quale potrebbe essere il mio atteggiamento. Ora sono un direttore, un professionista, però dentro resto sempre un tifoso della Casertana e quindi non so che reazioni potrei avere; spero che questo giorno non arrivi mai. Sicuramente andrò a vederla da tifoso, ma giocarci contro è molto particolare e non voglio neanche pensarci. Caserta è casa mia”.