L'attaccante originario di Formia a dispetto dell'età avanzata è ancora protagonista in Serie D dimostrando con grandi prestazioni di divertirsi come un ragazzino sul prato verde

AFRAGOLA (NA) - Il calcio come quello che abbiamo conosciuto e di cui ci siamo innamorati da bambini non esiste più, non è purtroppo un luogo comune ma un dato di fatto. La passione che c’era un tempo, la voglia di vincere trofei arrivare in alto, sono stati scalzati da bilanci, incassi, pay tv, cifre spropositate e voglia di guadagnare sempre di più a dispetto del prestigio della maglia che si indossa.
Uno degli ultimi romantici a cui tutti i nostalgici dei tempi che furono restano aggrappati è Dino Fava Passaro (’77), attaccante protagonista dei prestigiosi palcoscenici della Serie A quando il Dio denaro non faceva ancora da padrone assoluto.

L’attaccante originario di Formia, ha vissuto in prima persona l’ultima epoca d’oro del calcio italiano condividendo il terreno di gioco con gente del calibro di Maldini, Del Piero, Totti, Shevchenko, Crespo e giocando al fianco di Totò Di Natale e il campione del mondo Vincenzo Iaquinta, tra gli altri, conquistando uno storico piazzamento in Champions League, oltre ad aver segnato gol a grappoli anche in B e C. Nonostante questi grandi traguardi, a distanza di quasi due decenni,  mentre tutti gli altri hanno ormai appeso al famoso chiodo le scarpe da calcio, lui è ancora lì sul prato verde a dare sfoggio delle sue qualità e soprattutto della sua passione per questo sport. Fava infatti da diversi anni è protagonista in Campania di annate vincenti, avendo trionfato nel campionato di Eccellenza nelle ultime quattro edizioni consecutive oltre ad aver vinto tre volte la Coppa Italia Regionale.

Fin qui tutto potrebbe sembrare quasi normale con qualcuno che potrebbe pensare che il “vecchio” Fava sia venuto a svernare in Campania e guadagnare gli ultimi spiccioli di una buona carriera.  L’attaccante ex Udinese e Salernitana invece ha sempre dimostrato di essere ancora un atleta integro ma soprattutto un professionista esemplare. Nonostante l’età e il curriculum importante, Fava si è sempre messo a disposizione della squadra ovunque sia stato come fosse l’ultimo arrivato senza mai avere manie di protagonismo, trascinando, da par suo, le squadre al trionfo e contemporaneamente aiutando i compagni più giovani a crescere.
La scorsa estate dopo l’ennesimo campionato vinto, con la maglia dell’Afragolese, sembrava che ancora una volta il buon Dino facesse un passo indietro restando in Eccellenza come già accaduto nelle ultime tre stagioni, invece stavolta accetta la sfida tornando a disputare un campionato nazionale a sei anni dall’ultima volta (Serie D 2013-2014 con il Terracina, ndr).
Ancora una volta c’erano dubbi sulla sua tenuta in un campionato impegnativo come la D ma Fava in silenzio e con i fatti ha dimostrato di essere un vero Highlander, come è stato soprannominato ad Afragola, con prove da leader che hanno aiutato i rossoblu a raggiungere l’attuale terzo posto dopo tre giornate. Nella prima gara contro il Gladiator, non riesce ad esprimersi alla sua maniera ed infatti esce dal campo molto contrariato con se stesso per la prova opaca. L’immediato riscatto arriva nel recupero di mercoledì contro il Nuova Florida, mister Masecchia decide di dargli un turno di riposo facendolo partire dalla panchina. Il “9” rossoblu con estrema umiltà entra a metà ripresa con il risultato già deciso e nonostante ciò gioca come se si fosse sullo 0-0, partecipando alla quinta marcatura con una torsione di un coefficiente tecnico molto alto che porta al gol di Lucarelli e trovando poi la rete del definitivo 6-1 con un colpo da biliardo sul palo lontano, diventando uno dei marcatori più “anziani” della Serie D. Nell’ultimo turno invece nonostante non abbia trovato la rete ha fornito una prestazione da applausi, mettendo sempre i compagni nelle migliori condizioni per andare al tiro, sfiorando la marcatura in più occasioni e mostrando la voglia e la volontà che molto spesso manca nei giovani calciatori di oggi.

In un calcio in cui conta più il conto in banca e le storie su Instagram piuttosto che impegnarsi sul campo, vedere un “ragazzino” di 43 anni giocare e divertirsi, risultando ancora decisivo fa bene ai nostalgici e regala emozioni a chi è innamorato del calcio inteso come sport e non come industria “pallonara” in cui è stato deliberatamente trasformato. Lunga vita a Dino Fava, ultimo romantico di un calcio che non esiste più.