Il direttore sportivo del Sorrento parla del buon momento della squadra e dalla sua forza

SORRENTO (NA) Due anni fa il Sorrento si era riaffacciato in Serie D dopo vari anni di assenza. Si era affidato a un allenatore navigato come Mauri e a un giovane direttore sportivo come Antonio Amodio che precedentemente era stato talent scout della società rossonera. Prima che la pandemia bloccasse tutto a otto giornate dalla fine il Sorrento era secondo con il Bitonto, nonostante l’obiettivo fosse la salvezza.

L’OBIETTIVO Quest’anno il fine non è cambiato, “dobbiamo salvarci” dice Amodio, ma sulla scia della passata stagione i risultati sono ancora positivi, “anche se siamo solo all’inizio” afferma il ds, tenendo i piedi per terra. Dopo quattro giornate il Sorrento è primo con 10 punti insieme al Casarano. Delle tredici campane in Serie D è l’unica ancora imbattuta.

LAVORO SENZA PRESSIONI Una situazione positiva che ha come base “l’organizzazione e la tranquillità della società che mi lascia lavorare in serenità. Abbiamo tre grandi patron che ci segue e mi fa prendere le decisioni”, afferma Amodio. Nonostante il Sorrento non è certamente tra le prime della classifica dei budget, i costieri hanno trovato la giusta dimensione. “Rispetto allo scorso anno, come per quasi tutte le società, il budget è ridotto e abbiamo un allenatore giovane come Fusco, ma siamo organizzati e prendiamo calciatori di categorie inferiori. Lo scorso anno abbiamo preso Lamonica che veniva da una retrocessione con il Gragnano e Cassata che veniva dalla Sarnese, anch’essa retrocessa. Quest’anno invece Terminiello, Procida e Liccardi (autore del secondo e bellissimo gol domenica a Taranto, ndr). Personalmente seguo molto le gare delle e categorie più basse. Il mio modello come società è il Cittadella – continua Amodio – perché anche loro prendono calciatori dalle categorie inferiori e, coincidenza, anche loro sono primi in classifica in Serie B”.

Ancora una volta, dunque, la dimostrazione che l’organizzazione e la voglia di fare – più delle grandi risorse – pagano bene. Ma è importante “anche la mentalità – prosegue il ds – e la fame di voler figurare bene che ci permettono di fare di necessità virtù e stare davanti a club ben più facoltosi. Ma ripeto, siamo solo all’inizio“.