Il bomber "rosso" racconta la situazione delicata che vive lui e la sua città, tra le più colpite dai contagi da Covid-19, che lo ha visto suo malgrado protagonista
ARIANO IRPINO (AV) - Il professionismo assaggiato in giovane età poi valanghe di gol tra i dilettanti di tutta Italia collezionando promozioni e salvezze in serie. Ora però sta affrontando l’avversario più difficile nella sua Ariano Irpino. Pino Guardabascio (’81), bomber intramontabile, racconta a Campania Football come vive questa delicata situazione nella sua città messa in isolamento per l’ingente numero di contagi da Coronavirus.
Una situazione difficile che rischia di compromettere soprattutto i campionati minori, come pensi si possa risolvere?
È una domanda difficile, non saprei dirti come si risolverà è un momento delicato e l’unica cosa di cui sono certo è che ci vorrà molto tempo. Se in Cina ci sono voluti tre mesi per non avere più contagi qui ce ne vorranno almeno il doppio. Se si arriverà ad estate inoltrata non credo sarà più il caso di terminare la stagione in corso.
Nonostante l’età continui a segnare come un ragazzino, questa sospensione potrebbe influire su un tuo eventuale ritiro?
Assolutamente, la situazione è delicata ma la voglia c’è e continuo ad allenarmi come il primo giorno. Non ho alcuna intenzione di fermarmi, quando sono in campo provo ancora emozioni forti, non riesco a staccarmi dal rettangolo verde quindi non credo possa smettere adesso.
La tua città (Ariano Irpino) è stata dichiarata in isolamento, come si vive una situazione del genere?
È un momento bruttissimo, siamo saliti alla ribalta per una questione che non ci fa onore. Purtroppo non abbiamo nemmeno un’amministrazione che possa gestire l’emergenza come si deve. Una situazione che purtroppo ci deve far riflettere anche una volta superata questa emergenza.
Attualmente com’è la situazione?
Peggiora di giorno in giorno, ci sono sempre più contagi e purtroppo più decessi. Anche io sono in isolamento da quasi due settimane perché nei giorni scorsi ho avuto tutti i sintomi del Covid-19. Avevo dolori forti al petto, tosse secca, febbre alta e ho anche perso l’olfatto. Ho chiesto a tutti gli organi preposti di effettuare il tampone ma l’unica risposta ricevuta era di restare in isolamento. Ora per fortuna sto meglio ma l’olfatto non è ancora tornato.
Una vita passata sui campi di calcio ma una situazione del genere resta comunque nuova. Come si gestiscono gli allenamenti in questa situazione con un’età non più verdissima?
Da sempre mi sono allenato da professionista nonostante abbia sempre giocato tra i dilettanti. Anche in questa particolare situazione non mi sono mai fermato e a casa faccio esercizi e tappeto per tenermi in forma. Ci si può allenare in casa tranquillamente senza necessariamente andare in strada, meglio restare a casa.
Hai vestito tantissime maglie in carriera, qual è stata l’esperienza a cui resti più legato?
Ho avuto tante belle esperienze ma se devo sceglierne qualcuna dico Gelbison e Nola. Con i cilentani fu speciale sotto tutti gli aspetti, società, allenatore, compagni e tifosi eravamo una componente unica che ci portò a vincere il campionato e io quell’anno (2006-07) segnai 33 reti stagionali. Anche a Nola si respirava aria di grande calcio, una piazza che ha vissuto campionati prestigiosi nella quale vinsi il campionato (2009-10) venendo eletto miglior calciatore di Eccellenza.
Hai qualche rimpianto?
Forse ad inizio carriera si, quando sono stato ad un passo dal grande salto nei professionisti (convocazioni nella Nazionale Serie C e ad un passo dal Brescia, ndr) ma ho ascoltato le persone sbagliate e la mia carriera ha preso una strada diversa. Caratterialmente sono un buono e aggiunto all’essere particolarmente giovane in quel momento ha inciso tanto, credo che se fossi stato più deciso avrei ottenuto qualcosa in più.
Cosa farà da grande il cosiddetto “nove rosso”?
Sicuramente resterò nel mondo del calcio, avevo ipotizzato di fare l’allenatore ma visto come si sta evolvendo il movimento ci ho ripensato, ci sono troppe cose che non mi piacciono. Per ora continuerò a fare gol (332 in carriera, ndr), più in là potrei aprire una scuola calcio e magari insegnare ai più piccoli i segreti per diventare grandi bomber.






