A Roma nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ieri,per l’intera giornata, il Convegno : “Il contributo italiano allo sviluppo dell’ industria del calcio in Cina”

ROMA - Si è svolto ieri, per l’intera giornata, a Roma il Convegno : “Il contributo italiano allo sviluppo dell’ industria del calcio in Cina” seguito da un work-shop suddiviso in panel applicativi.
L’incontro nasce dopo una lunga fase preparatoria e numerosi altri incontri, e soprattutto dopo lo straordinario successo ottenuto dalle aziende italiane presenti alla prima edizione del China World Football Expo nel 2017 a Pechino. L’obiettivo di Ital-Brand,organizzatrice dell’evento e veicolo per le aziende italiane che si sono inserite nell’industria del calcio in Cina, è quello di raccogliere le testimonianze di personalità e aziende legate al mondo dello Sport e del calcio spaziando tra Università, Club, Progettisti e Istituzioni per fare un punto della situazione ad un anno dalla prima esperienza ed in prossimità della seconda edizione del China World Football Expo. Dopo una breve introduzione tenuta dal direttore di Ital-Brand Stefano Rolando e dal Presidente del Comitato Nazionale Italiano FairPlay Ruggero Alcanterini, si sono susseguiti numerosi altri contributi di relatori che hanno dimostrato, ognuno per il particolare taglio dato alla relazione, profonda conoscenza del modello cinese e del fenomeno calcio in quel Paese. Ciò che è emerso dai racconti è come il mercato cinese, collegato al football, presenti potenzialità di crescita impressionanti soprattutto in ragione del modello che il Governo intende adottare basato su una forte diffusione di base (scuole, scuole calcio, infrastrutture) e che garantisca una base solida e duratura ad uno Sport ed a un’ industria in grado di raggiungere volumi di affari notevolissimi nel breve periodo.
Un modello simile da quello adottato in America, ma con più forte penetrazioni in tutti gli strati sociali. Oggi il calcio in Cina vive una stagione che si rivelerà determinante per lo sviluppo futuro, perché dopo un periodo “consumistico”e dissennato di investimento solo sui campioni dei campionati più famosi, finalmente si è affermato, normato da una legge statale, l’obbligo dei Club di investire cospicue somme sulla formazione, sui settori giovanili e sullo staff sportivo e medico, che riscontrano grandi difficoltà ad individuare le professionalità necessarie proprio per quella “povertà di storia” che caratterizza l’affermarsi del Football in Cina.
Straordinaria opportunità dunque per tutti i nostri giovani specializzati che operano nel settore della formazione, della preparazione atletica, nella riabilitazione, nello scouting, che viceversa trovano nel nostro Paese difficoltà per eccesso di offerta e per un mercato “povero”.
Tommaso Nastasi, Business Advisory di Deloitte, ha mostrato alcuni studi in cui si paragonava il giro di affari realizzato attraverso l’audience dei grandi campionati europei in Cina, sottolineando che l’appeal del nostro campionato, nel rapporto con i supporters cinesi, non è cresciuto, nonostante le proprietà cinesi recenti o attuali di squadre come Inter e Milan. Nastasi, inoltre, valuta di primaria importanza la possibilità di poter esportare “partite di cartello” in Cina, come ripreso anche dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, per ultimare l’internazionalizzazione del campionato e per sfruttare collaborazioni e strutture in territorio cinese.
Nella seconda parte della mattinata invece sono stati molto interessanti in particolare due interventi.
Il primo è stato quello del dottor Mario Passetti, direttore generale del Cagliari Calcio, da 4 anni nel club, che ha parlato dell’ evoluzione del calcio, ma soprattutto del fatto che oggi i club cercano professionisti non per forza con un passato nel calcio per le posizioni di vertice (le strategie di marketing e di sviluppo del brand stanno attraversando momento di evoluzione e l’identità club-azienda è ormai una realtà anche per le squadre dei campionati dilettantistici). Il modello Cagliari rappresenta un unicum grazie all’esperienza dello stadio “temporaneo” e costruito interamente con strutture componibili e prefabbricate, secondo Passetti oggi uno stadio rappresenterebbe un obbligo per il raggiungimento di un equilibrio economico stabile anche per i piccoli club.
Le conclusioni della mattinata di lavoro sono state affidate ad una figura campana, e che quindi ci riguarda da vicino: Dario Boldoni, progettista e studioso di impiantisca sportiva e dei fenomeni sociali ad essa connessi, che ha sottolineato la necessità di non perdere la straordinaria occasione offerta dallo sviluppo del calcio in Cina (previsti e finanziati oltre 300 stadi nel prossimo quinquennio ) e la possibilità di vincere questa sfida lanciata all’imprenditorialità ed intelligenza italiana puntando su tre fattori: 1) La preparazione e la determinazione dei nostri giovani che operano nel modo del calcio nei settori richiesti dall’industria cinese; 2) Una progettazione urbanistica e sociale che esalti il territorio, cultura e tradizioni, all’interno del quale sorgerà l’infrastruttura richiesta per consentire una forte identificazione tra fans cinesi, gioco del calcio e squadra del cuore; 3) Una innovazione tecnologica dello Stadio progettata su i concetti espressi (territorialità e giovani).

I giusti ingredienti da seguire per la giusta ricetta, da applicare sia in Italia come in Cina, due paesi con tanta voglia di diventare importanti dal punto di vista calcistico, seppur in maniera differente. L’Italia per rinascere come l’Araba Fenice; la Cina per diventare definitivamente la più grande potenza del mondo (Stati Uniti permettendo).