Il tecnico spiega: “Portici e Afro Napoli le società che mi piacciono di più, si può fare la serie D con un budget inferiore all’Eccellenza”

“Sogno la serie D”. Pierfrancesco Ulivi è uno degli allenatori più titolati del panorama campana, un tecnico dalle qualità umane e calcistiche importanti, con un palmares di tutto rispetto e con un futuro tutto da scrivere. Un allenatore che, dopo la sfortunata parentesi allo Stasia, è alla ricerca di una panchina e che punta alla massima categoria dilentattistica con idee innovative.

Mister, la prossima stagione è già partita. Cosa farà Ulivi?

“Al momento ho ricevuto richieste solo da squadre fuori regione, team anche blasonati, ma per motivi di lavoro non posso prenderle in considerazione, in Campania ho sentito il mio nome accostato a qualche piazza ma non ho avuto contatti ufficiali. Il mio obiettivo è sedermi su una panchina di serie D, dove avrei idee importanti, nuove”.

Quali?

“Io ritengo che la serie D si possa disputare con un budget economico inferiore all’Eccellenza. Se potessi sedermi a presentare un progetto ad un presidente, gli prospetterei un costo economico di non oltre 100mila euro”.

Come?

“La serie D è un torneo dove ritengo che l’intensità e la motivazione facciano la differenza. Prenderei principalmente ragazzi classe ’94 e ’95 che hanno fame e darebbero tutto. Nella nostra Eccellenza ci sono ragazzi che possono ben figurare in serie D e che farebbero le fortune dei presidenti. Posso citare alcuni ragazzi pronti per il salto di qualità come Cassandro, Bonavolontà, Caso Naturale, Viglietti, Nitride. Avrebbero un costo calmierato e porterebbero linfa alla squadra, la motivazione in questa categoria è un elemento che fa la differenza e con questi giovani puntando sull’intensità si potrebbe disputare un grande campionato”.

Un progetto sicuramente interessante? Sei mai riuscito a illustrarlo?

“Purtroppo no, mio malgrado girano sempre gli stessi nomi e non si ha il coraggio di provare qualcosa di diverso. I presidenti oggi si impelagono in situazioni complicate e c’è difficoltà nel costruire. Fondamentalmente, la mia amarezza manca dalla mancanza di coraggio di voler intraprende un percorso di un calcio nuovo e propositivo. Basta vedere la situazione attuale, dove un allenatore come Borrelli attualmente è senza panchina nonostante ha vinto un campionato e vinto la Coppa Italia”.

C’è il rischio che resti fermo?

“Io sono un uomo di campo, cerco un progetto che mi dia garanzie tecniche e personali. Il rischio di rimanere fermo è possibile perchè il calcio ha memoria corta e non si ricorda di quello che hai fatto in passato, anche se è ancora presto nel mercato degli allenatori e spero di trovare la soluzione giusta. Purtroppo in tempi dove le società cambiano presidenti con molta velocità, i riconoscimenti arrivano dai giocatori e spesso paghiamo questo fenomeno, ma sono consapevole dei miei mezzi e delle mie idee”.

Facciamo un gioco. Scegli due piazze dove ti piacerebbe fare calcio e dove ti piacerebbe sederti con un presidente…

“La prima sarebbe il Portici, dove porterei un progetto che tenga conto dei costi e dei ricavi e dove se potessi partirei dalla conferma di Massimo Carcarino, una figura professionale eccellente, l’aspetto del match analisi è importante in D e Carcarino è un valore aggiunto in un progetto tecnico. L’altra piazza sarebbe l’Afro Napoli, società seria che condivide valori umani e sociali che sono simili ai miei e dove si può costruire un progetto importante per portare la squadra in alto”.