Una lunga chiacchierata, tra i ricordi di una carriera di alto profilo e le sensazioni per il futuro del movimento calcistico campano

NAPOLI (NA) - Abbiamo contattato Raffaele Pianese, giocatore con una lunga carriera alle spalle. Il punto più alto, le 4 presenze in serie B col Napoli, poi tanta serie C e serie D.

Quest’anno ha disputato il campionato di Promozione col Procida. Quarto posto e poi sconfitta nei play off contro il Sant’Antonio. In questo suo ritorno al Procida ha messo a disposizione della squadra tutta la sua esperienza maturata in anni e anni di categorie superiori. In che stato di forma ha trovato la promozione?

Il livello quest’anno era molto alto, si può dire che 4-5 squadre avrebbero potuto disputare senza problemi il campionato di Eccellenza.

Nella sua carriera ha sempre fatto la differenza con la sua imprevedibilità nel saltare l’uomo, nel calciare le punizioni, nel sacrificarsi per la squadra. Quest’ultima caratteristica richiede un dispendio di energie non indifferente. Sente di poter giocare al massimo delle sue capacità?

Caratterialmente sono un giocatore che in campo lascia tutte le sue energie, anche perchè sono convinto che nel calcio si vince in 11. Il colpo di classe può risolverti la partita, ma a lungo andare quel che conta è l’energia e la voglia che mettono gli 11 in campo. Per me il calcio è divertimento, ed ora mi diverto ancora quindi sento di poter ancora dire la mia in queste categorie.

Il punto più alto della sua carriera le presenze con la maglia del Napoli in Serie B. Cosa vede nel suo futuro?

Ora non c’è ancora nulla di definito, è presto per prendere decisioni. Ciò che è certo è che giocherò ancora, sento di poter dare ancora tanto e troverò una collocazione.

Nella mente ci sono ancora le parole del suo addio a Giugliano. Cosa prova un giocatore nel sentirsi dire che non fa più parte del progetto di una squadra?

Facciamo questo lavoro, siamo abituati a certe decisioni. Sappiamo che si possono creare situazioni con gli allenatori, con addetti ai lavori. Nel mio caso è stato l’allenatore a decidere, da quanto so, senza nemmeno darmi la possibilità di dimostrare il mio valore dopo aver concluso l’anno prima ottimamente. Ero tornato a Giugliano per una questione di cuore, ma fa niente. Morto un papa se ne fa un altro, io metto il 100% in qualsiasi mia esperienza.

Da contro altare a quel dispiacere, dato dalla squadra della sua città, è nata l’esperienza al Procida, dove il suo ritorno è stato paragonato a un amore che ritorna dopo un lungo giro.

Sono stato molto felice di tornare a Procida perchè ho trovato un gruppo di compagni fantastico. Voglio ringraziare i tifosi di Procida, le persone del posto, l’ex Presidente e il nuovo Presidente Cesarano. Sono stato trattato in maniera splendida. Ho ritrovato la mia isola del cuore, una bellissima sensazione.

Ma considerando queste sensazioni, la scelta più logica non sarebbe rimanere a Procida?

Ora vado in vacanza, sicuramente mi piacerebbe restare a Procida e a loro darò la priorità.

In questi giorni è uscita fuori questa indiscrezione che vedrebbe l’Eccellenza allargarsi a 18 squadre. Cosa pensa di questa eventualità?

Credo che se l’allargamento significa alzare il livello, allora ben venga. Se invece deve tradursi semplicemente nel forzare un aumento del numero delle squadre senza garanzie, non ha senso. Oggi sempre più spesso si assiste a squadre che si iscrivono e poi non riescono a terminare il campionato, non pagano i giocatori, falliscono. Questa è la parte malata del calcio, e andrebbe eliminata.

Ha toccato un argomento che quest’anno ha coinvolto diverse squadre. Non le chiedo di toccare l’aspetto tecnico, piuttosto cosa si sente di consigliare ad un under che si trova a muoversi in questa giungla e vorrebbe avere una carriera lunga come la sua?

Non ne ho idea, a malincuore lo dico. Mi sento toccato in prima persona dalla problematica, perchè mio figlio maschio gioca a calcio e il futuro non è rassicurante. C’è sempre meno tutela per i calciatori. Io spero che qualcuno tra gli addetti ai lavori trovi una soluzione, anche perchè con queste condizioni il livello tende ad abbassarsi sempre più. Oggi un giovane non può pensare a fare una carriera da calciatore e portare avanti la famiglia, questo è un tema delicato e ne va del livello nazionale del nostro calcio.

Ha giocato in tutte le categorie tranne la serie A. C’è un ricordo a cui è affezionato?

L’esordio in B contro la Salernitana con la maglia del Napoli è indimenticabile. Colomba mi disse “Raffa, vatti a scaldare”, quelle parole le ricordo come se fosse ieri. Mi alzai dalla panchina e andai a fare riscaldamento sotto la curva granata, c’era un ambiente tesissimo.

Ripensa a quegli anni e al fatto di essere stato a un passo dalla massima serie?

Secondo me quel gruppo è stato sfortunato. Il gruppo dell’84 era molto forte, ma la situazione era particolare e il periodo storico difficile. Il fallimento di Ferlaino, poi Einaudi. Forse se ci fossimo trovati in un periodo più sereno per la società azzurra, le nostre carriere avrebbero preso una piega diversa. Quando entri nell’orbita della serie A, poi non ci esci facilmente.

Cosa pensa del fatto che molti giocatori campani stanno emigrando a Malta per trovare stabilità?

Il problema è proprio questo: se vuoi farlo come lavoro, qui in Campania è diventato difficile. Si scappa all’estero, come in tanti altri settori.

Ma ci sono anche società serie, che permettono ai giocatori di esprimersi?

Certamente, ho conosciuto presidenti di spessore, realtà serie. Semplicemente sono molto di meno che in passato. Ricordo che anni fa tante situazioni spiacevoli non c’erano.

Riesce ad immaginare una soluzione?

Penso solo che c’è bisogno di più garanzie, di maggiore tutela per i giocatori dilettanti. Siamo abbandonati alla fortuna di trovare persone serie, altrimenti zero tutele. Così è difficile per un giovane.