Il giovane terzino classe 99 della Maddalonese cresciuto nella Mariano Keller si racconta a Campania Football. Dalla scorsa stagione è uno dei giovani di riferimento del tecnico Giovanni Sannazzaro.

Ci racconti un po’ il tuo percorso a Maddaloni?

“Già dallo scorso anno ho trovato nel gruppo dei veri uomini, i quali mi hanno subito fatto trovare a mio agio.
Naturalmente la svolta è stata quando abbiamo saputo di fare l’Eccellenza. Personalmente erano gli ultimi giorni miei di vacanza, la cosa si faceva seria già dagli ultimi giorni del mese di Luglio. Venni a sapere se non erro il 27 luglio, la data ufficiale era quella. Ero felicissimo, e con me erano felici tutti quelli della squadra, lo staff e i tifosi, i quali anche quest’anno sono sempre presenti in casa e in trasferta per darci una grande mano”.

Passare dai settori giovanili a squadre dilettantistiche per un giovane rappresenta una difficoltà sotto quale aspetto?

“L’impatto dal settore giovanile alla squadra dilettantistica per un giovane non è una vera e propria difficoltà. Certo dipende dal giovane. Quando andai a Maddaloni la scorsa stagione (2016-17), facendo sempre scuola calcio, vidi che tutto cambiò: metodo di allenamento e calciatori soprattutto (poiché vi erano anche i “grandi”). Quindi io grazie all’ aiuto di veri uomini che ancora oggi fanno parte di questo spogliatoio sono riuscito ad integrarmi”.

Descrivici un po’ il vostro allenatore Giovanni Sannazzaro.

“Sannazzaro è una di quelle persone che mi ha cambiato calcisticamente. L’ho sempre ribadito e lo ribadirò. È un allenatore preparato, cura gli allenamenti e le gare sotto tutti gli aspetti, ed è uno che vuole sempre il massimo negli allenamenti. Però devo aggiungere che oltre a Sannazzaro, Zampella e Credendino (rispettivamente preparatore atletico e preparatore dei portieri, ndr) sono da invidiare. Per me formano un trio impeccabile”.

Molto spesso si parla dei giovani e dei loro rapporti con i genitori con il calcio, colpevoli di non lasciare troppo liberi e poco autonomi i propri figli. Cosa pensi di questo aspetto?

“Per me il genitore deve fare il genitore, non deve entrare nelle faccende calcistiche. Facendo cosi si andrebbe a negare quello che ho detto. È vero ho papà che per me è una persona importante, mi segue sempre, sia calcisticamente, sia fuori dal campo. Non credo crei problemi il fatto che un genitore accompagni il proprio figlio agli allenamenti. Ma ribandisco ancora una volta: il genitore deve fare il genitore”.

Siete l’unica squadra dell’Eccellenza Girone A a giocare su un campo in terra battuta, quanto vi penalizza?

“Certo è difficile giocare su un campo in terra battuta. Ma noi nonostante questo cerchiamo di esprimere sempre il nostro gioco , cercando sempre di giocare la palla senza mai buttarla”.

L’eliminazione dalla Coppa Italia ha inciso molto nell’ultimo periodo, come state cercando di voltare pagina?

“È vero, era inaspettata. Abbiamo perso tre partite con Forio, Casoria e Afragolese. Ci gira un po’ storto ma da questo periodo ne sapremo uscire solo lavorando e dando sempre il massimo”.

La proprietà, la famiglia Aveta che sensazioni trasmette a voi giocatori?

“Famiglia che non merita presentazioni. Il presidente è una splendida persona, idem il figlio Mattia. La proprietà vuole da noi sempre il massimo e noi naturalmente cerchiamo di ripagare la fiducia che ci sta dando”.

Quali sono le aspettative con l’arrivo del nuovo anno?

“Le aspettative sono quelle di fare bene giorno dopo giorno… dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi lavorando duramente”.