Una lunga chiacchierata con l’allenatore sannita al termine del 2017. Insieme abbiamo parlato di diversi argomenti, dal brutto incidente vissuto ad inizio anno ai soliti temi legati al calcio dilettantistico sannita.
Anno 2017, partiamo da quel brutto giorno, l’incidente, oggi ripensando a quei momenti cosa pensi?
“Quando ti ritrovi con la morte che ti guarda negli occhi non pensi a come sarebbe stato ma a come vorresti che fosse. Dal giorno in cui ho aperto gli occhi mi sono promesso di vivere il resto della mia vita senza freni facendo tutto il possibile per riprendermi tutto quello che il destino aveva provato a togliermi. Oggi è un lontano ricordo che come tutto quello appartenente al passato cerco di chiudere nei cassetti della mia mente a doppia mandata. Per me nulla è cambiato. Solo il mio simpatico braccio “mongoloide” (l’ho battezzato così) mi rammente di quel venerdì 17“.
C’è un po’ di delusione in te per non essere riuscito a portare avanti il progetto Real San Nicola?
“Non ho avuto il tempo per provare delusione. Se avessi potuto gestire il titolo di prima categoria del Real San Nicola probabilmente oggi gli eventi sarebbero diversi. Purtroppo bisognava partire da zero con una società nuova e soprattutto un campionato di terza categoria poco stimolante. In estate ero completamente immerso nel progetto dell’Asd San Nicola Manfredi da declinare l’offerta della Forza e Coraggio. Poi, il 30 agosto dopo l’annullamento di una riunione con quelli che erano i dirigenti della società successe una cosa strana. Un nuovo messaggio di Giovanni Zarro, ds della Forza e Coraggio, mi invitava a riflettere. Accadde tutto in 10 minuti. Da una parte un castello di carte crollato dall’altra una grande occasione per dimostrare a me stesso quanto valgo quando tutte le componenti sono al posto giusto. Attenzione però, oggi il San Nicola Manfredi da 2017 esiste grazie al presidente amico Antonio Pasquino che tanti sacrifici sta facendo ed io sto sempre vicino a questa comunità perché l’anno trascorso con loro rimane indimenticabile”.
Meglio allenare una Juniores o una Prima Categoria?
“In questo momento storico preferisco allenare la juniores. Dopo diversi anni posso affermare con certezza che la mia massima espressione calcistica riesco a renderla con questa categoria e soprattutto con ragazzi dai 17 ai 19 anni. Piccoli calciatori che iniziano a vivere il loro primo campionato, al massimo il secondo. Mi piace iniziarli in tal senso. Mi piace svezzarli a livello tattico facendogli comprendere tutte le sfaccettature del gioco del calcio. Il contesto è quello ideale perché fortunatamente a quest’età la sconfitta viene assimilata in modo diverso. La sconfitta a quest’età viene accettata, considerata e può insegnare qualcosa. In altri casi, con i più grandi, con la sconfitta si tende a trovare il colpevole cercando banali scusanti. Con i ragazzi non puoi insegnare che si perde perché l’avversario ti martella mentalmente con le parole. Con i ragazzi non puoi permetterti di appellarti alle falle della classe arbitrale. Ai ragazzi va insegnata la lealtà e la ricerca del divertimento. Con la juniores questi aspetti sono allenabili con altre categorie talvolta anziché all’allenamento sarebbe bene fare sedute di psicanalisi”.
L’allenatore sannita più preparato a tuo avviso
“Gli allenatori preparati sono a cominciare dal campionato di Eccellenza. Noi nel Sannio non abbiamo squadre in Eccellenza e quindi forse neanche allenatori pronti ad esperienze importanti. Il calcio sannita non sforna giocatori figuriamoci se accresce il popolo degli allenatori competenti e preparati. Adesso bisogna volgere lo sguardo sui giovani trainer che cercano di esprimere il proprio credo ma sono ancora pochi quelli che fanno parlare di se. Inutile menzionare tecnici come Nicola Facchino o Antonello Mauro, penso ancora i 2 migliori in circolazione, perché fin quando circoleranno ancora le valigette il sistema rimarrà indietro anni luce. Qualcuno potrebbe dire che ci vogliono abilitazioni per tutti io rispondo che il pesce puzza dalla testa”.
A chi dai principalmente la colpa del fenomeno degli allenatori sponsor. Tanti anni fa non esisteva questa parola, forse perché la società italiana viveva il boom economico?
“Prima tutti i movimenti erano permessi grazie ai pochi controlli attorno alle società di calcio. Oggi i presidenti non hanno soldi e quindi sperano in aiuti esterni pur di partecipare ai campionati cercando di non sparire. Il fenomeno sponsor è sempre esistito. Gli allenatori sono diventati un’ancora di salvezza per tanti. Ma è mai possibile giocare al calcio senza poter esonerare l’allenatore? È bello prendersi le proprie responsabilità ma attenzione perché negli ultimi tempi non solo gli allenatori portano i soldi vestendo i panni da presidenti ma soprattutto i giocatori che formano delle vere e proprie lobby che anno dopo anno smontano baracca in una realtà per trasferirsi altrove. La colpa di tutto rimane dei presidenti che accettano questo tipo di compromesso anche se talvolta sembra siano costretti proprio per non alzare bandiera bianca. Come cambiare tendenza? Innanzitutto bisognerebbe unirsi. Inutile avere 2 società in un paese. Inutile avere tante società nel raggio di pochi chilometri solo per lo sfizio di dire ci siamo. Meno società , più stabilità e sinergia tra chi boccheggia ogni anno”.
Il tema delicato, il Benevento non è da Serie A, cosa ha sbagliato la società ?
“Il Benevento si è ritrovato in serie A senza forse neanche volerlo. Basti pensare che i primi acquisti di Letizia, Belec e Coda erano in prospettiva serie B. Non c’è errore se i calciatori titolati hanno trovato poco edificante venire in una cittadina sconosciuta come Benevento. Bisognava investire per ottenere qualche risultato, bisognava ripartire da un gruppo entusiasta che aveva guadagnato la massima serie, bisognava stringere solide alleanze con le squadre d’elite, bisognava scendere a patti con squali procuratori che smuovono il calcio che conta. Potremmo stare qui ad elencare tutti gli errori commessi ma sottovalutiamo una cosa importante: il potere. Ad oggi Vigorito non ha potere se non a Benevento“.
La società dilettantistica sannita migliore del 2017?
“Ci sono diverse società che cercano di crescere, molte non riescono per la pochezza del loro bacino d’utenza. Per me ogni società a partire dalla promozione non dovrebbero avere l’obbligo della juniores ma bensì l’obbligo di avere una scuola calcio con conseguente trafila. Chi ci riesce è bene, chi non si accontenterà della prima categoria. Allo stesso tempo eliminerei tutte queste scuole calcio che creano solo confusione. In quest’ottica penso che il Top nella nostra provincia sia la Virtus Goti che ormai da anni svolge questo tipo di attività . Fortunatamente non ci sono i saticulani ma anche altre società che tanto s’impegnano per dare continuità ai propri progetti.
Chi vincerà il campionato di Promozione Girone C?
“La Polisportiva Grotta ed il San Tommaso sono le 2 squadre candidate al salto di categoria. Molto più scorbutica la seconda, molto più temibile la prima. Trovavo più forte la Virtus Avellino dello scorso anno unitamente all’Eclanese senza dimenticare il Casoria che l’anno scorso era un rullo compressore nell’altro girone. Questo per dire che anno dopo anno i valori si abbassano notevolmente. Quest’anno ho visto giocare sia il Grotta che il San Tommaso. A livello di gioco m’impressionò di più la squadra di Gaetano Fasano anziché quella di Ferraro. Devo fare un nome? Dico la Polisportiva Grotta semplicemente perché per l’intero movimento una piazza come questa merita l’Eccellenza. E visto che i posti potrebbero essere 2 spero tanto che il Paolisi e la Forza e Coraggio possano giocarsi le proprie chance fino alla fine”.
Allenatore, contestatore virale del web, speaker radiofonico, conduttore di trasmissione quale ruolo vuole ricoprire Ezio Liccardi?
“Premesso che non mi sveglio la mattina e decido cosa fare perché non sono proprietario ne di piattaforme radio ne televisive. Quindi evidentemente se mi chiamano per condurre format radiofonici e televisivi un motivo ci sta. Probabilmente bisognerebbe chiederlo a Cosmo Radio Taurasi oppure a Tv7 Benevento anche se per me la risposta è una: sono bravo. Insieme alla predisposizione al microfono penso di avere una buona cultura per quanto riguarda il calcio dilettante sannita. Essere bravi in qualcosa è sempre un punto a sfavore perché immancabilmente fa nascere gelosie senza senso. Posso assicurare che tutto ha un inizio e poi una fine. Prima o poi tutte queste possibilità termineranno e rimarranno esperienze e ricordi che altri non possono vantare. Per quanto riguarda l’essere contestatore virale del web il discorso è diverso. I social danno la parola a tutti perché non posso farlo anch’io? Più che altro bisognerebbe capire perché la gente legge o ascolta quel che dico? Spero di non smettere mai di allenare perché è la cosa che mi appaga di più e senza calcio giocato non saprei come fare tutto il resto. Se sono bravo? Bisognerebbe chiederlo a tutti i ragazzi che ho allenato negli ultimi anni, solo loro che mi hanno vissuto possono dirlo.
Ti senti etichettato nemico di Sibilia e protettore di Pastore?
“Io mi sento etichettato Ezio Liccardi. Se fossi nemico di Sibilia sarei un folle perché non avrei nessun’arma per combatterlo. Protettore di Pastore mi fa sorridere. È mai possibile che una persona di spicco del calcio nazionale degli scorsi anni possa avere bisogno della mia protezione? La verità è una: sono stato chiamato dall’avvocato Vincenzo Cirillo per avere un aiuto in queste elezioni. Sono sicuro che non ha chiamato ne il nemico di Sibilia ne il protettore di Pastore. Semplicemente Ezio Liccardi che ama lottare per le cause impossibili. Io mi sono schierato nonostante la consapevolezza di aver perso, altri non hanno voluto rischiare”.
Cosa ti aspetti dal 2018?
“Non mi aspetto niente perché mi piacciono le sorprese. Una cosa in realtà la vorrei. Vorrei che tutti si facessero un esame di coscienza e con molta onestà facessero un passo indietro per ogni orrore commesso. Diciamo tutti la verità , apriamo gli occhi alla gente raccontando la verità . Anzi visto che siamo tutti social dal primo gennaio per identificarci mettiamo la foto di Pinocchio sul profilo. Magari col tempo diventiamo bambini






