L'ex attaccante, alias "Pitone" si racconta nella nostra consueta diretta su Instagram
NAPOLI - In questo periodo di sosta forzata dei campionati per il momento di emergenza causato dal Covid-19 è intervenuto nella nostra consueta diretta su instagram, Raffaele Biancolino, attuale allenatore del Carotenuto ed ex-attaccante professionista soprannominato il Pitone. Durante l’ora di collegamento, Raffaele ha risposto alle domande del nostro Angelo Sorrentino.
Qual è stata la tua prima vera esperienza importante da calciatore?
“Il mio primo vero campionato l’ho vissuto al Giugliano in Serie D, dove avevo appena 18 anni ed ero il più piccolo della squadra. Lì ho iniziato a giocare e ad incontrare calciatori che avevano fatto categorie superiori. Ma il mio primo anno da professionista l’ho vissuto all’Atalanta, però per giocare con continuità era molto difficile poiché in quel periodo la squadra ci stavano attaccanti come Filippo Inzaghi, Pazzini eLentini. Questa è stata una bella esperienza, però mi aspettavo qualcosa in più e alla fine mi sono dovuto accontentare”.
Quali sono stati, invece, i tuoi anni migliori e i tuoi rammarichi?
“Tra le cose belle ci sono state, sicuramente, gli anni di Venezia e di Avellino. Ho fatto venti anni di professionismo tra Serie B e Serie C, mi è mancata la Serie A che è una pecca che non riesco proprio a mandare giù. Tra i vari rimpianti c’è anche la stagione a Castellammare con la Juve Stabia, dove c’era una squadra forte e dovevamo vincere il campionato. C’era un ambiente carico, ma anche per colpa mia, in cui quell’anno non ho dato quello che potevo dare. Non ti nascondo che nei primi miei anni da calciatore ho pensato anche di smettere e di non giocare più a calcio. Sono stato circa sei-sette mesi senza giocare, prima di ritornare sui campi di gioco nella squadra dell’Anagni e affrontare lì un nuovo campionato in Serie D”.
Ora, invece, come ti senti nel nuovo ruolo di allenatore?
” Da allenatore è tutto diverso, prima da calciatore pensavi solo a te stesso, invece, ora ti devi confrontare con 23-24 giocatori diversi ed è molto dura. Durante la partita c’è molta ansia, devi aspettare e non puoi dare tutto quello che davi come quando eri calciatore”.
Che allenatore sei?
“A me piace il confronto, la gestione del calciatore e dello spogliatoio. Poi come moduli non seguo uno preciso, ma mi adatto alla squadra che affrontiamo di volta in volta”.
Puoi fare un percorso con il Carotenuto?
“Si, io mi vedo ancora con il Carotenuto perché abbiamo un programma da portare avanti e l’obiettivo di salire di categoria e credo che con questa società potremo toglierci molte soddisfazioni”.
Quale è stato l’allenatore migliore che hai avuto e qual è ora il tuo obiettivo da tecnico?
“Di allenatori ottimi ne ho avuti tanti (Sarri, Gregucci, Novellino) e ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa che mi ha aiutato a maturare. Il mio obiettivo, adesso che sono diventato mister è di diventare professionista e di allenare un giorno l’Avellino”.
Perché il soprannome “Pitone” da cosa nasce?
” Il soprannome nasce nel lontano ’97-’98 durante il periodo in cui giocavo nell’Andria. Io sono un pò fissato per gli animali e in quell’anno mi venne lo sfizio di prendere un serpente e da lì è nato il soprannome.
Infine, sulla questione della ripresa dei campionati cosa ne pensi?
“Da allenatore spero che si riprenda il prima possibile, ma questa è una decisione che devono prendere i competenti in materia. Io sono un pò scettico su questo, in quanto per ritornare a giocare ed andare in campo ci vorrebbero prima due-tre settimane di allenamento per ritrovare la forma che avevi prima. Poi, la vedo anche dura soprattutto per le squadre dilettantistiche che in questo momento fanno molta fatica, infatti, loro si affidano tanto sugli sponsor ed una volta che viene a mancare questo aspetto diventa poi difficile continuare a giocare”.






