Tre gol fatti, quattro subiti. L'Ischia di mister Platone convince in attacco ma lascia troppi spazi. Il Gladiator passa al Mazzella e vola al primo turno contro la Gelbison.

L’Ischia targata 2026/2027 si presenta al “Mazzella” con un volto che piace e un risultato che non convince. Tre gol fatti alla prima uscita stagionale sono un segnale importante: la squadra di mister Platone sa costruire, sa creare, sa finalizzare. Il problema è che dall’altra parte ce ne sono finiti quattro. E il calcio, si sa, non premia chi segna di più in assoluto, ma chi subisce di meno.

Perché se tre gol bastano per vincere tante partite, non bastano quando la difesa è sconnessa, quando gli errori individuali pesano come macigni e quando ogni disattenzione viene puntualmente punita. Questa, in estrema sintesi, è la fotografia della prima uscita ufficiale dell’Ischia: tante luci davanti, troppe ombre dietro.

Il primo tempo della verità

La frazione iniziale è la più strana, la più contraddittoria. Dopo appena 8 minuti l’Ischia è già sotto: un errore difensivo, Iuliano ringrazia e firma lo 0-1. I gialloblù reagiscono, costruiscono, manovrano. La qualità c’è, le azioni anche. Manca il gol, quello che sarebbe potuto servire a cambiare l’inerzia della partita.

Invece, a pochi minuti dal duplice fischio, un altro errore. E il Gladiator ne approfitta: Liguori fa 2-0. Passano pochi minuti e lo stesso Liguori diventa assistman, inventando il passaggio perfetto per Santoro che insacca il 3-0. Tre gol subiti, tre errori difensivi. Una prima frazione da dimenticare per la retroguardia gialloblù, che esce tra i fischi e lo sconforto dei tifosi.

La ripresa della speranza

Ma l’Ischia di mister Platone non è una squadra che molla. E nella ripresa arriva la reazione d’orgoglio che fa tremare il “Mazzella”. Al 55′ è capitan Longo a riaprire la partita: un gol che profuma di riscatto, che rimette in carreggiata la sfida. Poco dopo, Longo è ancora protagonista su una mischia in area e firma il 2-3. In quattro minuti, il capitano ha ribaltato l’umore di una partita che sembrava già chiusa.

L’Ischia ci crede. Il Gladiator barcolla. I tifosi gialloblù tornano a sognare. La rimonta è possibile, il pareggio è a un passo. Ma il calcio, a volte, è crudele.

Il finale amaro

Mister Farina getta nella mischia Orefice. Ed è l’ingresso del 17 nerazzurro a cambiare le carte in tavola. Prima trova il gol del 4-2 su calcio d’angolo, un pugno allo stomaco per l’Ischia che stava crescendo. Poi, pochi minuti dopo, è ancora lui a costringere Gabriele al fallo da ultimo uomo. L’espulsione è inevitabile. In dieci uomini, la rimonta diventa un’impresa impossibile.

Ma l’Ischia, fino all’ultimo, non si arrende. All’84’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Carnevale mette la testa e fa 3-4. Un gol che accende l’ultima speranza, ma che non basta per arrivare al pareggio. La partita finisce così: 4-3 per il Gladiator, che vola al primo turno dove affronterà la Gelbison il 30 agosto.

Lezioni da imparare

Per l’Ischia, la sconfitta lascia l’amaro in bocca ma anche tanti spunti positivi. La capacità di costruire gioco, la qualità in zona offensiva, la reazione d’orgoglio nella ripresa: sono elementi su cui lavorare con fiducia. Ma il problema è evidente, e si chiama difesa.

Troppi errori individuali, troppa disattenzione, troppa fragilità nei momenti chiave. Su questo, mister Platone dovrà lavorare con urgenza. Perché se l’Ischia vuole davvero giocarsi le sue carte in Serie D, non può permettersi di subire quattro gol in una partita in cui ne ha fatti tre.

Il potenziale c’è, la qualità pure. Ma il salto di qualità passa da una difesa più solida, più concentrata, più cinica. Altrimenti, anche tre gol a partita non basteranno.

Credit photo: Ischia Calcio