Il tecnico racconta il suo amore per la piazza, la sua estate nera. Quello che è accaduto a Grimaldi è la fotografia di un calcio malato
La lunga estate di Teore Grimaldi. Quello che è accaduto al tecnico se non è un record poco ci manca, in un mese è stato annunciato da due squadre diverse e adesso si ritrova senza panchina. Una odissea cominciata con la Frattese, dove patron Nuzzo lo mette al centro del suo progetto, salvo poi andare via al Savoia. Per Grimaldi la classica doccia gelata, ma le brutte sorprese non sono finite qui. Il tecnico viene annunciato al Gladiator, ma la squadra non si iscrive alla D e oggi il mister si ritrova senza cominciare la stagione. Una situazione che penalizza un allenatore di spessore e che dà la fotografia della pessima gestione manageriale del calcio in Campania. Teore Grimaldi è forse l’agnello sacrificale che ha pagato maggiormente, ma quello che gli è capitato deve far riflettere sulla direzione che ha preso il nostro calcio, dove le piazze vanno in grande difficoltà, dove manca progettualità, dove quello che nasce oggi muore domani. Abbiamo sentito il tecnico, che ha parole di grande amarezza per Santa Maria Capua Vetere: “Sono veramente addolorato. I più penalizzati sono i tifosi, è gente straordinaria con cui si è creato un legame forte ed importante. Il mio pensiero è a loro. Avevo dei sentori, perchè quando il progetto tecnico non parte mai significa che c’è qualcosa che non va. Per quanto mi riguarda quello che è successo è sicuramente figlio di una cattiva sorte ma anche di problemi più grandi che attanagliano il nostro calcio. Resto alla finestra, sono un allenatore professionista e aspetto di trovare un nuovo progetto, anche se in questo momento prevale la grande amarezza per il Gladiator, l’affetto dei tifosi è sempre stato molto forte e sapere che non avranno la squadra mi fa male”.






