Tanti problemi, vendita di titoli, lo strano caso dell’Eccellenza girone A, presidenti in difficoltà, troppe cose che non vanno e nessuno fa niente

NAPOLI – La dura verità. Nel 2009 usciva una simpatica commedia con questo titolo, qualcun altro nel diritto utilizza queste tre semplici parole per affermare la giustizia, quando parliamo del calcio campano è una ammissione amara di quello che sta succedendo. Ogni anno siamo costretti a riflettere sullo stato di salute del nostro calcio, ogni anno cadiamo in fasi retoriche con ricette ovvie che se applicate potrebbero portare ad un risultato, ogni anno siamo smentiti e ci ritroviamo a ripetere questi concetti. Ma quest’anno è diverso, c’è una dura verità: il nostro calcio oltre che malato si sta aggravando, siamo già in codice rosso.

Sono tanti gli spunti di riflessione da cui partire: sicuramente la crisi economica impatta e in una regione dove la parola crisi economica è come il caffè al bar, gli effetti sono sempre più devastanti. Girano pochi soldi, le richieste dei calciatori (inutile far finta di nulla, nessuno rispetta le norme federali) sono sempre simili ad uno stipendio non in linea con lo spirito dilettantistico, i presidenti poi dal canto loro pretendono 5 allenamenti a settimana + la partita la domenica: allenamenti in orari lavorativi (la mattina o pomeriggio), ovvio che un calciatore debba pretendere uno stipendio. Insomma, un cane che si morde la coda, ma con un effetto teatrale già risaputo, sparo una cifra ben consapevole di prenderne la metà, con il “datore di lavoro” che fa il conto del vediamo dove arrivo, poi nel caso gli ultimi 2/3 non glieli do. Tutto questo genera recessione, difficoltà del presidente nel tenere un budget oculato, con il rischio di rimanere indietro o di lottare per traguardi anonimi o peggio ancora di passare per il bandito di turno per i ritardi che accumula, difficoltà per il calciatore che inizia a “prestare l’opera” ma che spesso va in affanno per i ritardi.

Bisogna cambiare!!! Non c’è nessuno che vigila, servono norme e regolamenti, serve un organo di vigilanza, un’idea sarebbe mettere nero su bianco ai rimborsi magari andando a vigilare ogni trimestre, la parola regolamentare e vigilare devono essere fondamenta di un castello che ha pilastri troppo deboli. Il nostro calcio è un castello di carta. La prova? Basta vedere cosa sta succedendo con i titoli, con le piazze che muoiono, con le piazze che sono in coma e attendono solo l’estrema unzione. E’ normale? No!!! Un esempio della nostra anormalità: nel girone A di Eccellenza non c’è stata una vincitrice reale. Perchè se è vero che c’è stata una formazione al primo posto, poi quel titolo è andato ad una formazione del girone B. Normale? Non crediamo, certo dal punto di vista regolamentare nessun illecito, dal punto di vista morale immaginiamo il tifoso dell’Afragolese che ha inseguito e che adesso vede la sua squadra probabilmente scomparire, è arrivata seconda dietro una società che non ha continuato.

Sia chiaro, nulla contro la decisione legittima di dare il titolo a Nola, ma sicuramente sarà stata sofferta ed è figlia di una crisi del nostro calcio sempre più terribile. Vogliamo continuare? La Nocerina, storica piazza, oggi non sa nemmeno se si iscrive, con imprenditori che vanno e vengono come navi in un porto, la Puteolana 1902 che vede morire la nuova società dopo 4 giorni. Di esempi potremmo portarne tanti altri, la dura verità è che il nostro calcio sta muorendo e nessuno ha la cura, si va avanti con io speriamo che me la cavo, ma non è normale che siamo in perenne difficoltà, la gente è sempre più sfiduciata, basta aprire i social per testare l’umore delle persone.

Il calcio prima si tramandava, oggi invece sta avendo una emorragia inarrestabile, tranne rare eccezioni, assistiamo a spettacoli dove gli unici presenti sono gli addetti ai lavori. Bisogna dirsi le cose in famiglia, anche se è una dura verità, bisogna lavare i panni sporchi tra di noi, bisogna soprattutto far partire una nuova era e mettere un freno a questo mercimonio. Il calcio campano non è il Gran Bazar di Istanbul, ha una storia e tradizione che le altre regioni ci invidiano, caro presidente Gagliano lei che ha detto che vuole portare il suo Comitato al secondo posto e vuole farci vivere una stagione d’oro, vigili su tutto questo, sono sicuramente argomenti che non le competono, ma chi meglio di un “padre” può far ritrovare la via ad un figlio che si è smarrito anche se non abita nella sua casa? Riflettiamo, questa è la dura verità, la nostra fotografia odierna, buon primo luglio a tutti e che sia l’inizio di una nuova era. 

A. S.