Cronologia di 4 mesi tra i più brutti di tutta la storia della squadra gialloblù
GIUGLIANO IN CAMPANIA - 130 mila abitanti, un sogno coccolato per un anno intero da tutti. Poi il lockdown, il terzo posto, la fine. In sintesi ciò che sta accadendo a Giugliano, comune tra i più abitanti del mondo, con una particolarità che lo differenzia ad altri: l’appartenenza al proprio paese e il sentirsi rappresentato dalla squadra della propria città e non da big sempre tra i professionisti. Hanno scelto la strada più difficile ma quella più romantica i giuglianesi, nell’anno in cui ricorre l’anniversario dalla scomparsa del tifoso numero 1 per eccellenza, quel Salvatore Sestile che ha permesso il sogno che abbiamo accennato ad inizio testo e che sicuramente non avrebbe mai permesso si arrivasse a ciò che stiamo per raccontarvi, ma andiamo con ordine.
È il 24 maggio, Massimo Agovino, l’altro grande protagonista della cavalcata Giugliano dall’Eccellenza alla D, e di un magico terzo posto alla prima apparizione nella categoria dopo 11 anni, viene sollevato dall’incarico. È già un indizio delle idee del nuovo asset societario gialloblù, che non punta a migliorare o a confermare quanto di buono visto l’anno precedente, ma che cercherà di ottenere una salvezza con non poche difficoltà cambiando guida tecnica in un anno in cui gli allenamenti e la preparazione a disposizione saranno inferiori rispetto al solito. Ci vuole un mese di voci e di sondaggi per vedere annunciato il nuovo tecnico, si tratta di Guglielmo Tudisco, tecnico giovane ma giuglianese doc che nonostante la mancanza di esperienza viene scelto anche per il suo legame con la piazza. Intanto la rosa viene confermata quasi tutta, vanno via i soli Esposito, Ragosta e Impagliazzo, e dal mercato arrivano nomi importanti come Poziello e Stendardo.
Trascorrono 2 mesi, è il 10 settembre, Guglielmo Tudisco lascia Giugliano dando le dimissioni, forse conscio della catastrofe che sta per abbattersi sul comune campano, al suo posto arriva Roberto Carannante, ex tecnico del Pomigliano chiamato al grande salto e ad un’opportunità di valore, ma sfortunatamente per lui le cose si mettono malissimo: Il Formia va a Giugliano e consegna 5 sberle in rimonta dopo la rete di Poziello, la Nocerina li attende in casa e ne fa 3, e come se non bastasse anche ii Latina si prende il lusso di una manita dopo il vantaggio iniziale di Caso Naturale. Tre risultati che confermano i brutti presagi sulla stagione dei gialloblù, priva di organizzazione, priva di idee, priva di entusiasmo.
E proprio quando tutto sembra finito, non c’è mai fine al peggio: 13 ottobre, dicono addio anche Liccardo, Di Girolamo, Carbonaro e Caso Naturale, rispettivamente miglior centrocampista, miglior difensore e miglior attaccante della rosa. Sembra non ci sia storia, sembra già un segno di resa, in favore di una stagione che è iniziata in maniera a dir poco fallimentare, e che lascia presagire solo una categoria, che purtroppo non contiene la lettera D. I 130 mila abitanti che popolano con il cuore lo stadio ogni domenica, che anche in periodo di pandemia non hanno fatto mancare il proprio supporto all’esterno dello stadio dove non ci si può accedere, che hanno solo due colori nel proprio cuore, non meritano questo. Salvatore Sestile non merita questo. La categoria che aspetta i gialloblù, quell’inferno da cui il presidente li ha fatti uscire, non merita questa squadra. Ma, purtroppo, in tutto questo ambaradan, c’è sempre almeno un responsabile che lo merita e che farà pagare tutti.






