L'esperto tecnico, che ha festeggiato ieri il suo compleanno, si racconta in una lunga intervista affrontando varie tematiche riguardanti il movimento calcistico campano

NAPOLI (NA) - Un tecnico esperto figlio di un calcio che non c’è più ormai lontano dalla panchina da quattro anni. Ha guidato squadre blasonate in giro per la Campania togliendosi grosse soddisfazioni e dopo l’ultima esperienza nel 2017 ha detto basta. Mister Gigi Sorianiello, che ieri ha compiuto 66 anni, analizza il momento del calcio campano con uno sguardo rivolto al passato spiegando i motivi che lo hanno portato a lasciare il rettangolo verde. 

Ieri ha spento un’altra candelina, a cosa ha pensato quando lo ha fatto?

A tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri attraverso i social, al telefono e di persona. Sono stato sommerso dall’affetto, ringrazio tutti per aver reso speciale questa giornata facendomi rivivere alcuni ricordi legati al calcio ma anche al mio lavoro.

Si parla spesso di calcio “cambiato”, com’è quello di oggi?

Sicuramente diverso rispetto a qualche tempo fa, ogni epoca ha i suoi aspetti positivi e negativi, è ovvio che ognuno reputi migliore quella che ha vissuto.

Lei ha vissuto tanti campionati importanti e ne ha viste tante, qual è la squadra campana tra i dilettanti che l’ha colpita di più? 

In Serie D, il Savoia di Feola che stravinse il campionato davanti all’Akragas. In Eccellenza invece ricordo con grande ammirazione l’Ischia di Enzo Troiano.

Tante piazze importanti nella sua carriera di allenatore, quale ricorda con maggiore piacere?

Ogni città in cui sono stato mi ha lasciato qualcosa e tutte le ricordo con affetto. Se proprio devo fare qualche nome direi che Battipaglia, Nola, Arzano e Caserta sono quelle che più hanno influito nella mia crescita e nella formazione sia umana che professionale.

Il calcio le ha dato più gioie o dolori?

Il calcio mi ha dato tante gioie e soddisfazioni ma anche qualche delusione. Per un allenatore le gioie durano molto poco perché quando vinci una partita o un campionato non hai troppo tempo per goderne perché già devi pensare alla prossima gara o stagione. Le delusioni purtroppo durano di più perché a distanza di anni quando le ricordi possono ancora lasciare amarezza.

Ce n’è una che ancora le provoca rammarico?

In realtà ho cercato con il passare degli anni di metabolizzarle, ho capito che in fondo le gioie non sono altro che il frutto delle precedenti delusioni quindi anche queste ultime sono state importanti per farmi crescere e raggiungere determinati obiettivi. 

Dei giovani allenatori attualmente in rampa di lancio nel calcio campano c’è qualcuno che ti ha colpito e può emergere?

Sono diversi che mi incuriosiscono ma non vorrei fare un torto a nessuno e preferisco non fare nomi. Riguardo al fatto di poter emergere purtroppo qui si bada soprattutto al risultato piuttosto che al lavoro specifico del tecnico, molte volte non si concede tempo passando subito all’esonero per mancanza di risultati. Io credo che dovremmo cominciare ad esaminare prima di tutto il modo di lavorare di un allenatore perché quella è la vera costante mentre il risultato è frutto di diverse variabili e non sempre premia la squadra migliore.

Quest’anno le squadre di Serie D, con le eccezioni Matese, Gelbison e Santa Maria Cilento, stanno facendo tremendamente fatica, qual è la spiegazione?

Non vivendo le realtà dall’interno non ti posso dire il motivo ma, in generale, credo che la base su cui poggia un club solido è una dirigenza adeguata. Innanzitutto il presidente deve essere una persona che ha voglia di fare calcio non solo per apparire e si dovrebbero sempre attorniare di figure competenti e adeguate al progetto che si vuole portare avanti. Purtroppo spesso i presidenti di società si susseguono più degli allenatori e questo è tutto dire…”

La sua ultima esperienza in panchina è ormai di qualche anno fa…

Si, la mia ultima panchina è stata nel 2017 ad Agropoli in Serie D, da allora non ho voluto più allenare per mia volontà nonostante abbia avuto altre richieste in seguito. 

Come mai?

Nessun motivo particolare, dopo una vita passata sui campi da calcio ho deciso di dedicarmi ad altro. Ho iniziato a giocare a calcio a dieci anni, a ventidue mi sono seduto in panchina e ci sono rimasto per quaranta anni dopodiché ho deciso che era giunto il momento di aprire un nuovo capitolo della mia vita.