Il tecnico vesuviano racconta anche la dolorosa separazione dal Giugliano

NAPOLI - Anche nel 2021 Campania Football porta avanti la rubrica delle interviste ai protagonisti del calcio regionale. Tra i primi ad intervenire a i nostri microfoni per quest’anno è stato Massimo Agovino, tecnico vesuviano, autore di un 2020 decisamente tribolato dovuto ai continui cambiamenti in cui si è ritrovato. L’ex tecnico del Giugliano ha commentato così la scorsa annata, con un pensiero alla prossima: 

Buon anno mister. Decisamente turbolento questo 2020 non è vero?

“Innanzitutto voglio augurare buon anno a voi e a tutti i vostri lettori. Sì, diciamo che è stato un anno alquanto tribolato. A Giugliano nello scorso campionato stavamo compiendo un percorso straordinario fino all’interruzione causata dalla pandemia, poi in estate ebbi la chiamata della Vastese ma sapevo che non sarebbe stata un’avventura fruttuosa e poi di nuovo Giugliano”. 

Proviamo a ripercorrerlo, col senno di poi non giudica avventato il suo approdo alla Vastese? 

“Assolutamente no. Ogni volta che c’è un occasione per allenare io sono sempre contento così come sono stato felice di approdare alla Vastese. Sento di tanti miei colleghi allenatori che rifiutano tante squadre e che addirittura hanno mercato in tre diverse categorie, io non ho nessun problema a dire che non ho avuto mercato attorno alla mia figura. Oltretutto a Vasto c’era la famiglia Sabelli, con la quale ho lavorato negli anni dell’Olympia Agnonese e mi sono sentito di ripagare questa riconoscenza ma non c’erano le condizioni per iniziare come volevo io”. 

Dopodiché il ritorno a Giugliano e la nuova separazione. 

“Sono tornato a Giugliano dopo la chiamata del presidente Sestile. Nella squadra c’erano stati molti tumulti ed erano stati epurati ben 5 elementi della rosa ma col mio arrivo tutto rientrò. Sembrava procedere tutto per il meglio fino a che un nuovo terremoto portò al nuovo allontanamento di quei 5 calciatori che si sono poi accasati con altre squadre. Non c’è stato verso di appianare di nuovo la situazione e quindi decisi di dimettermi perché per me l’etica professionale e la parola data sono le cose più importanti che ci siano. Per amore del Giugliano ho rinunciato a molti soldi, e ci sono rimasto male quando sono stato attaccato da una piccola rappresentanza dell’ambiente gialloblù”. 

Lei si ritrova a non poter firmare con un nuovo club nonostante in questa stagione abbia disputato solo 1 partita, come si sente? 

“Questa è una regola assurda. Secondo me bisognerebbe cambiarla perché in questa stagione sono stato in panchina soltanto in una sola occasione (Giugliano 1-0 Vis Artena, ndr) ed è ingiusto che io non possa più allenare. Non capisco perché per i calciatori ci siano più finestre di mercato e noi allenatori dobbiamo rimanere legati a questa regola senza senso. La verità è che nel calcio non esiste meritocrazia e che allena solo chi riesce a portare degli sponsor alle società. Io sono fiero di essere libero e di credere che un allenatore debba essere giudicato dai meriti e non da quanto dadanaro riesce a portare nelle casse delle società”. 

Cosa si aspetta dal 2021? 

“Parlando di calcio spero di trovare un progetto che faccia al caso mio. Spero di trovare un ambiente stimolante che mi metta in condizione di esprimere al meglio le mie idee e magari dedicarmi solo al calcio evitando di fare da mediatore fra giocatori e società per questioni al di fuori del rettangolo verde”.