Addetti stampa che chiudono ogni sbocco, squadre trincea: stadi vuoti, attori principali zitti, c’è qualcosa che non va
Silenzio stampa questo sconosciuto. Per noi addetti ai lavori è il virus che uccide la passione, il bavaglio per chi vuole raccontare. Ma non capiamo il significato e come si fa nell’era 2.0 andiamo su wikipedia e troviamo: Il silenzio stampa è la scelta di non far pubblicare notizie su un determinato episodio di interesse dei mass media. La scelta di non far pubblicare induce una domanda: perche? E qui i motivi sono multipli, c’è chi vuole la privacy, chi la concentrazione, chi non vuole apparire e l’elenco vuole proseguire, ma quando parliamo di calcio dilettantistico le domande si moltiplicano. Il giornalismo dilettantistico nasce per dare la visibilità anche a chi non lo fa per professione, per raccontare eroi silenziosi (scusate il gioco di parole), per dare un volto a chi lo merita. E chi fa tutto ciò nella maggior parte dei casi lo fa per pura passione, per il gusto di raccontare, perchè ama una professione dura e complessa come quella del giornalista. Nella maggior parte dei casi chi scrive viene accolto sempre con favore dall’attore principale, si loda la visibilità che viene data (si è una grande o piccola testata) e si apprezza lo sforzo di tempo e risorse personali nel raccontare qualcosa per il mero gusto di farlo. In Campania, invece, da un po’ di tempo a questa parte è nata una moda “particolare”: il silenzio stampa. Più volte ( e negli ultimi tempi è frequente) ci è accaduto di voler intervistare calciatori, dirigenti, allenatori e sempre più spesso la risposta degli addetti stampa è stata: non parla nessuno, siamo in silenzio stampa. E allora ci chiediamo: è giusto? E’ una facoltà di una società non voler parlare, ma nel mondo della comunicazione esasperata, dei social, il termine silenzio stampa stona. Se poi arriva da società dilettantistiche, da squadre di Promozione, Eccellenza o anche Prima Categoria c’è qualcosa che non va. Qualcuno ha dimenticato che parliamo di società non professioniste, di addetti ai lavori che hanno tanto amore nel raccontare eroi e questa è una mancanza di rispetto. Se poi ci lamentiamo che la domenica anche in serie D ci solo piazze che accolgono 50 spettatori, allora forse dobbiamo farci un esame di coscienza. Capire che la strada della comunicazione non è forse quella giusta e soprattutto che il silenzio stampa è un aberrazione della comunicazione che stona contro i valori di chi vuole dare voce a chi non ne ha. Care società torniamo con i piedi per terra (non abbiamo pubblicato i nomi delle società che lo adottano per dare un segnale di riflessione e non alimentare polemiche), remiamo tutti dalla stessa parte e se un collega vuole sentire la voce di un vostro tesserato diamogli la possibilità, gli stadi sono già vuoti, non facciamo diventare vuote anche le pagine dei giornali, il calcio nasce per la gente, per gli eroi che si costruiscono in campo e fuori, non uccidiamo la passione. Smettiamola di tenere i bavagli, altrimenti si rischia di restare soli e il gioco del calcio è uno sport di aggregazione che vuole raggiungere le masse non allontanarle.






