L’allenatore del Portici punta in alto: “La mia voglia di non mollare mai e dare sempre il massimo la trasmetto ai mie ragazzi”
Non definitelo più allenatore emergente, basta ascoltarlo e capire il suo modo di affrontare la vita per rendersi conto che Pasquale Borrelli non è semplicemente un allenatore ma un uomo con tanti valori umani da trasmettere alla sua squadra. Poi ci aggiungiamo anche i numeri che non sono niente male. In 64 gare ufficiali (quasi due stagioni) mister Borelli ha raccolto 38 vittorie.
Eccoci qua Pasquale, ti faccio i complimenti per i risultati che stai raggiungendo alla guida del Portici. Ti senti uno fortunato per questo avvio di carriera da allenatore brillante oppure stai soltanto raccogliendo i frutti del lavoro fatto fino ad oggi?
“Ringrazio la società e la città di Portici che stanno dando questa possibilità di allenare in una piazza importante della Campania. Se alleno a Portici è grazie al Presidente Claudio Giudizio, Lorenzo Ragosta e Vanni Russo. Sono ben visto dai porticesi e per me è motivo di orgoglio, ciò vuol dire che mi sto comportando bene.”.
Parliamo del tuo Portici, l’aria di questa città ti porta bene. In 64 partite ufficiali hai vinto 38 partite, più della metà, perdendone soltanto 10. Insomma numeri positivi, qual è il segreto di questo successo?
“Il segreto è quello di essere concentrati, lavorare sodo, essere umili e metterci tanta passione. Lo sai in squadra ci sono Pasquale Mezzacapo e Luciano Curcio che mi stanno dando una grossa mano insieme al direttore Stiletti. La squadra apprende la mia voglia di non mollare mai e dare sempre il massimo”.
E’ più difficile fare l’allenatore o il calciatore?
“L’allenatore è un ruolo di grande responsabilità, devi stare sempre sul pezzo e pensare a 30 teste. Poi c’è da gestire il gruppo, il rapporto tra società e squadra. È un po’ la mente di tutto. Fare l’allenatore è complicato”.
Portici fine girone andata stagione scorsa secondo a -6 dalla vetta, Portici adesso fine girone andata sempre secondo a -1 dalla vetta. Le posizioni non sono invariate ma il Portici è più maturo e pronto per puntare alla D?
“E’ più maturo ma deve rimanere con i piedi per terra. Questo è un campionato dove ci vuole tanto cuore, coraggio e umiltà. Per vincere bisogna essere umili e fare tanti sacrifici”.
Sarà un girone di ritorno sicuramente avvincente, quale squadra pensi darà filo da torcere di più rispetto all’andata?
“Adesso vedendo la classifica, siamo 4/5 squadre che ce la giocheremo fino alla fine. L’Afragolese merita il primato, e non dimentichiamoci il Savoia che è una piazza importante. Ci sono squadre come la Sessana, Mariglianese, Real Albano e Pimonte che non meritano la classifica che hanno”.
Mister Squillante, tuo maestro e “rivale” la scorsa stagione ti ha dato qualche consiglio su come affrontare questo campionato?
“Con mister Squillante mi sento spesso, come con Campana. Quando giocavo mi dicevano che io facevo l’allenatore in campo. Mi sono portato questa mia predisposizione quando ho finito di indossare le scarpette”.
Qual è il giocatore al quale non rinunceresti mai per metterlo in formazione?
“Ho la fortuna di avere un gruppo importante, sono felice di allenare questa squadra. Quando li vedo sorridere sono strafelice”.
Cosa ti aspetti da questo 2017?
“Ci stiamo preparando per svolgere un girone di ritorno con grande intensità. Mi aspetto una squadra coraggiosa e propositiva che dia sempre il massimo”.
Tuo figlio gioca a calcio nelle giovanili del Pescara, ha mai seguito qualche partita del papà?
“Quelle che ha visto fino adesso ho vinto sempre. Ha visto di sicuro le partite con Savoia e Afragolese”.
E il papà del figlio?
“Quando non sto a Napoli certamente”.
Come mai non gioca in un settore giovanile di una società campana? E’ stata una scelta voluta?
“Lui ha scelto di andare a Pescara perché è un grande settore giovanile. Approfitto per ringraziare Di Battista e Ruffini che lo hanno scelto tramite l’agente Fifa Costantino Parisi.
Quant’è fondamentale per te la fede religiosa per darti forza nella vita e nello sport?
“Sono molto credente, prego tantissimo, vado in chiesa e prego da solo. Gesù mi aiuta, aiuta la mia famiglia. La presenza di Gesù a casa mia è fondamentale. E’ un abitudine nostra familiare. Quando c’è Gesù c’è pace, serenità e amore”.
Dicci un tuo difetto?
“Sono un pò testardo, pesante e molto preciso nelle cose che mi metto in testa. La vita è fatta di compromessi io non scendo a compressi”.
Un tuo pregio?
“La mia disponibilità, pronto ad ascoltare tutti e mi piace aiutare. Sono sempre leale, cerco di essere più lineare possibile”.
In Coppa avete affrontato se così si può definire 4 finali, eliminando popò di meno Isola di Procida, Afragolese e Savoia. Insomma è il momento giusto per prendervi la rivincita della scorsa stagione contro la Sessana.
“Penso partita per partita. Adesso la mia testa è al Pimonte. Noi alla Coppa Italia ci teniamo, l’ho detto alla primo impegno col Baiano. Questa è una squadra che gioca sempre fuori casa e non si allena mai sullo stesso campo, insomma un aspetto da elogiare Questa squadra sta facendo qualcosa di eccezionale. E se ci fanno i complimenti come miglior squadra che esprime il bel calcio dobbiamo essere soltanto soddisfatti”.
Grazie mille per la disponibilità Pasquale, in bocca al lupo per tutto.






