Nell’ambito del calcio dilettantistico, quello che comunemente intendiamo dalla Serie D in giù, esiste un ruolo, all’interno delle squadre partecipanti ai vari campionati di cui tutti conoscono l’esistenza ma nessuno la ammette ufficialmente. Questo sottobosco, giudicato gerarchicamente inferiore da chi queste società le gestisce è il mondo degli uffici stampa. Fa quasi tenerezza, nella maggioranza dei casi, chiamarli così. Sì perché spesso e volentieri l’ufficio stampa, che si presume essere un organo societario composto da più persone, è una mansione gestita esclusivamente da una sola persona.  L’Addetto Stampa fornisce informazioni ai media, quali gli eventi imminenti, le opportunità di intervista e via discorrendo. In un epoca in cui la comunicazione mediatica è di fondamentale importanza per la crescita di una qualsiasi impresa lavorativa, o start up di qualunque genere, nel calcio dilettantistico molto spesso è l’ignoranza della governance di molte compagini a non dare importanza a questo aspetto. Così facendo l’Ufficio Stampa si trasforma in un organo monocratico, che si immedesima nel solo Addetto Stampa. La figura in questione è all’ultimo posto della piramide societaria, il classico ruolo in cui si deve “fare esperienza” e che quindi legittima a non spendere 1 euro, ma anzi a pretendere servizi efficienti per il solo fatto di aver concesso un’opportunità. Nulla di più sbagliato. E così, ci si ritrova  a gestire pagine Facebook o Instagram, alle volte per realtà piuttosto grandi, ovviamente con fondi zero e richieste di diventare dal nulla Video-Maker, Fotografo e Grafico Pubblicitario. A discolpa dei presidenti/dirigenti va detto che nella stragrande maggioranza, siccome che questi ultimi decidono di affidare certi ruoli a dei ragazzi giovani appena maggiorenni che provano ad entrare nel mondo del giornalismo, lo fanno nell’assoluta convinzione che i suddetti giovani sappiano cosa ci sia da fare. Del fatto invece esistano delle agenzie apposite che si occupano di tutto ciò che non sia la cura dei rapporti con la stampa, o del fatto che quantomeno bisogna “posare”una cosa di soldi per tutti questi servizi ne sono, invece totalmente ignari. Perché per un esperto del settore i soldi non vogliono essere messi a disposizione, però un ragazzo che sa usare Instagram va bene e quindi facendo 2+2 parte la semplice domanda “ma perché non fai tu anche le altre cose?”. Giovani a cui viene fatta una promessa economica, e che non viene mai rispettata pur essendo misera e simbolica. Poche sono le eccezioni, ma per fortuna, ci sono. Società che credono nel potere della comunicazione, società che così facendo dimostrano la volontà di crescere e puntare in alto. Governance sportive che si affidano a persone competenti, che gestiscono uffici stampa composti da più persone, dove ognuno ha il suo compito ed ognuno ha la sua importanza. Nel calcio si parla sempre di mentalità, e del fatto che sono i dettagli a fare la differenza. Questo pezzo si riferisce ai dilettanti sia chiaro, ma molti sappiamo che il confine tra il professionismo e dilettantismo è sottile. Molti addetti ai lavori, tra allenatori e calciatori, sostengono che non esiste l’essere dilettante perché molte persone vivono di questo, questo articolo vuole essere un tentativo di denuncia, per un ruolo spesso visto come ultima ruota del carro ma che invece riveste un’importanza fondamentale.