Il tecnico del Rus Vico ci racconta le sue esperienze, la sua nuova avventura e le aspettative personali come allenatore

Un caffè con mister Sanchez. Luigi Sanchez è uno dei tecnici giovani più preparati, un allenatore che viene dal basso, di cui si ricorda il miracolo Rus Vico, ma va annoverato anche la salvezza a Villa Literno. Dopo l’esperienza all’Albanova, è tornato nella sua Rus Vico per riprendere quel progetto che si era spezzato 12 mesi prima. Abbiamo parlato di tutto, dall’esperienza a Casal di Principe alla nuova stagione toccando anche i sogni futuri di un tecnico che crede fortemente in se stesso.

Mister partiamo dalla passata stagione: Albanova. Che ricordi porti con te?

“Ottimi, è stata una bellissima esperienza. In primis voglio ringraziare patron Zippo ma anche il dottor Petrillo e il direttore Vitale che mi hanno dato una bellissima opportunità. E’ stata una stagione particolare, dove abbiamo commesso degli errori, principalmente anche io mi assumo le mie responsabilità per delle scelte e valutazioni errate che mi serviranno da lezione in futuro”.

Sarebbe?

“L’errore più grande è stato commesso nel mercato di dicembre, il presidente voleva dei calciatori più  pronti per la categoria, invece ci siamo fidati di ’96 scesi dalla serie D. E’ stato un errore, purtroppo i ragazzi per quanto qualitativamente validi, quando li prendi nell’anno successivo alla fine dell’obbligo dell’Under sono spesso demotivati, sottovalutano la categoria. Credevo di aver fatto ottimi acquisti, invece si sono rivelati al di sotto delle aspettative, questo mi è servito da lezione. La Promozione non è un campionato per i giovani, servono giocatori più esperti. Il mercato degli Under ha condizionato tutto il nostro finale di stagione, siamo arrivati alla finale con il Cicciano con molti giocatori che non si allenavano da 2 mesi e in ogni caso abbiamo disputato una signora partita. In generale ci sono state tante concause che hanno determinato il risultato finale della nostra stagione come gli infortuni, doveva andare così. Ma sono stati errori che mi sono serviti per crescere e capire tante dinamiche”.

Come mai avete deciso di separarvi?

“E’ stata una esperienza per entrambi, una scelta condivisa e va bene così”.

Adesso il Rus Vico, state allestendo una signora formazione con il dubbio ancora se sarà Eccellenza o Promozione…

“L’obiettivo è riportare il Rus Vico in Eccellenza. Nutriamo speranze per il ripescaggio, determinante sarà un ricorso che abbiamo fatto. L’arbitro nello scorso campionato segnalò l’assenza dell’ambulanza in una gara ma le immagini televisive lo smentiscono. Con quei 18 punti in coppa disciplina abbiamo ottime chance per essere ripescate. In ogni caso se non avverrà vogliamo passarci attraverso il campo, abbiamo allestito una rosa competitiva, manca ancora forse un centrocampista e un attaccante, stiamo lavorando per trovare la soluzione giusta”.

Se sarà Promozione che campionato ti aspetti…

“Molto appassionante, anche se tanto dipenderà dalla composizione dei gironi. Si sono attrezzate in tante, se ci sarà anche un girone con l’Afro Napoli sarà un girone di ferro. Noi proveremo a farci trovare pronti con le nostre idee e le nostre convinzioni”.

Per quel che concerne Luigi Sanchez allenatore, tu vivi di calcio…

“Sì, credo fortemente in me stesso. Non importa quanto tempo impiegherò, l’importante è arrivare. Studio molto, mi piace molto lavorare sulla fase difensiva, noi allenatori spesso dipendiamo dalle capacità dei calciatori, ma io cerco di dare una mia personale impronta. Credo faccia la differenza, una gioia dell’anno scorso è stato vedere De Fenza e Sacco con i miei metodi e farli propri”.

Quale è il tuo modello, oggi si parla tanto di sarrismo…

“Sarri credo che fra 30 anni si studierà come oggi si studia Sacchi. Io credo che vada preso il meglio un po’ da tutti, anche la capacità di adattarsi di Allegri e Conte li reputo importanti”.

Non credi che Sarri possa generare un mito che poi si disillude negli anni…

“Io credo che la cosa più importante è resistere, io credo fortemente in me stesso e andrò avanti sempre. Bisogna costruirsi nel tempo, ma soprattutto non mollare mai”.

E dal punto di vista della famiglia, come vive un allenatore che mangia solo di calcio in una regione dove la crisi economica è forte?

“Ho una famiglia straordinaria. Prima avevo un impiego, ma mia moglie vedendomi studiare tutte le sere un giorno mi disse di provarci, di mollare tutto e tentare di essere un allenatore. Mi supportano in tutto, viviamo bene, ma i ringraziamenti per la mia famiglia sono infiniti ed è soprattutto per loro che un giorno vorrei che  i miei sacrifici venissero ripagati”.