Il tecnico fa un bilancio del calcio in Campania: “Problema strutture, dirigenti meno professionali e ci sono allenatori più bravi in Promozione che in D”

“Credo nel lavoro, nei progetti e vivo di calcio”. Idee chiare, personalità, educazione e voglia di crescere. Quando si parla di Teore Grimaldi l’unica cosa che non si può verificare è l’essere banali, scontati, sincero e diretto, è uno degli allenatori più importanti del panorama calcistico campano, un sognatore che punta a crescere e a ritagliarsi un ruolo sempre più prestigioso, con un curriculum da fare gola ai colleghi avendo già militato in settori giovanili come quello del Napoli, dell’Avellino senza dimenticare il miracolo Frattese, la parentesi Savoia e l’ultima straordinaria stagione con il Gladiator dove ha sorpreso tutti e si è imposto ribaltando ogni pronostico.

Mister, tante piazze, un percorso importante, quale ricordi con maggiore affetto?

“Un po’ tutte, ovunque sono stato devo ringraziare in primis i presidenti che hanno creduto in me e i direttori che mi hanno scelto come Santoro o anche Antonio Governucci nell’ultima esperienza. Sono stato sempre bene e ho lavorato con il mio credo, ogni piazza mi ha arricchito”.

Come è lo stato del calcio in Campania e perchè in serie D stentiamo un bel po?

“Io credo che il problema principale è che non ci sono i dirigenti di una volta, manca professionalità, ci si affida troppo all’improvvisazione e le scelte di persone poco professionali influenzano i cattivi risultati”.

Ne abbiamo parlato più volte del fenomeno allenatori-sponsor. Che ne pensi?

“E’ una cosa che non mi tocca, io vivo di calcio e per il calcio. E’ un fenomeno che per quanto mi riguarda non dovrebbe esistere, prendere un allenatore che paga è lontano dal mio punto di vista. Se una società non ha la forza, meglio lavorare con un budget più basso, magari puntando sui giovani che possono essere anche una fonte economica”.

Quanto conta il tecnico in una squadra?

“Credo pesi in ugual misura a quanto conta la società e i calciatori, quindi il 33.3%. Se, però, è un cattivo allenatore pesa tantissimo e sposta gli equilibri in negativo”.

Come è il livello dei tecnici campani?

“Medio, ritengo che ce ne siamo più bravi in Promozione che in serie D”.

Nei professionisti, invece?

“I professionisti è un discorso diverso, ci sono ritmi diversi, io credo che se una persona è un professionista, lo è in prima categoria come in Lega Pro. Come nel caso dei calciatori con l’alimentazione che è importante, è come ci si sente, poi è chiaro che quando di mestiere fai solo calcio l’impegno è maggiore e i risultati sono diversi”.

E Grimaldi si sente da Lega Pro?

“Non mi ritengo inferiore ad alcuni tecnici che lavorano in Lega Pro. E’ un mio obiettivo, voglio crescere”.

Sarri ha fatto scuola in questo senso?

“Sì, ci riallacciamo al discorso delle mancate competenze dei dirigenti. Impensabile che un profilo del genere arrivi in serie A a 56 anni”.

Come reputi, invece, il livello dei calciatori e delle strutture in Campania?

“Il livello dei giocatori è buono, alle volte si sente dire che in passato il livello era più alto, ma non sono di questa opinione, credo che siamo ad un buon livello con ottimi talenti e tanti giovani da crescere. Per quel che concerne le strutture, invece, è un problema enorme. Un pessimo terreno di gioco condiziona il lavoro e il rendimento, nella mia prossima scelta il campo reciterà un ruolo principale, non accetterò più di lavorare con terreni disconnessi”.

Abbiamo pubblicato di un suo incontro con l’Afragolese. Quanto c’è di vero?

“Lo smentisco. Capisco che circolano voci e notizie, ma questa è assolutamente priva di fondamento. Nulla contro la piazza di Afragola, l’anno scorso abbiamo intavolato un discorso, ma per scelte professionali ho deciso di non accettare l’Eccellenza. Afragola è una piazza stupenda, se dovessi scendere di categoria sarebbe la prima scelta, ma oggi ho obiettivi diversi”.

Dove vedremo Grimaldi? Si parla anche di Frattese…

“La Frattese è la squadra del cuore, sono partito dalla Promozione fino alla serie D, sono frattese doc e quei colori hanno un posto speciale nel mio cuore, è stata una mia creatura e la sento mia. Al momento non c’è ancora nulla di concreto, c’è la situazione Gladiator da chiarire, a Santa Maria sono stato benissimo, ma purtroppo tutti conoscono la problematica societaria. Al momento non ho nulla di certo, voglio scegliere con calma senza precludermi niente”.

Ti vedremo lavorare ancora in coppia col direttore Governucci?

“Con Antonio si è formato un rapporto che va al di là del calcio, una amicizia speciale senza contare che Antonio lo reputo un’eccellenza del panorama campano. A Santa Maria sono andato per lui, abbiamo fatto un vero e proprio miracolo, solo chi vive dall’interno certe situazioni sa quanto è stato difficile l’esperienza del Gladiator. Mi farebbe piacere lavorare nuovamente con lui, mi trovo benissimo, poi è chiaro che in un mondo del calcio dove tutto è volatile può capitare che questo non succeda”.

Cosa cerca Grimaldi?

“Si parla sempre della parola progetto, è un termine un po’ abusato qua in Campania, però chi prende Grimaldi sa che a me piace lavorare in un certo modo, dove non si lascia nulla di intentato, dove la cultura della programmazione è importante. Ho le mie idee e andrò là dove troverò una società che mi permette di lavorare nelle condizioni ideali”.

Sarà una squadra che punta a vincere?

“Lo spero, si può anche partire con una idea di creare qualcosa con i giovani, dove la regola lo permette e sviluppare nel tempo. Mi piacerebbe lottare per traguardi importanti, ma è fondamentale che ci siano le condizioni adatte”.

Dove puo’ arrivare Grimaldi?

“Spero il più lontano possibile, ho le credenziali giuste come il patentino e il mio modo di vedere il pallone, faccio calcio da 20 anni, è la mia vita e spero che le competenze e la voglia di fare possano portarmi tra i professionisti. Credo in me stesso e spero di riuscire a realizzare quello per cui lavoro da una vita”.