Tanti contatti, nessuna voce ha voluto scendere in campo, per una vicenda che merita chiarezza e la giusta importanza

NAPOLI - Il muro di gomma. Nel 1991 arrivò al cinema il fim di Marco Risi sui fatti di Ustica, raccontando le difficoltĂ  di una inchiesta. Con le dovute e rispettose proporzioni, ci troviamo in un muro di gomma per quel che concerne il caso Aiac. Nelle ultime settimane, da buoni giornalisti abbiamo cercato un confronto, provando a far parlare qualche attore protagonista e non, scandagliando i livelli del nostro calcio, alla ricerca di una dichiarazione, una smentita, una conferma o semplicemente un parere autorevole. Nell’era della globalizzazione, ci siamo illusi di poter dar vita ad un confronto modello Usa, ad un contraddittorio, a qualcosa che potesse assomigliare ad una voce. Invece, ci siamo scontrati con quella che è l’amara realtĂ : l’omertĂ . Non si tratta dell’accezione pura del termine, intesa come coprire una azione delittuosa, ma di una forma di solidarietĂ  tra consociati che dĂ  vita ad un muro di gomma. Non faremo i nomi delle persone contattate, non diremo i nomi degli altri coinvolti che hanno preferito non rispondere, non difendersi, diremo solo che la solidarietĂ  è l’accezione piĂą pura. Esistono due livelli di giornalismo, quello in cui si è preti al confessionale, dove vige il riserbo assoluto di divulgare pena la smentita o la mancata autorizzazione, poi esiste quello di facciata, fatto di palcoscenici e comizi, di sorrisi e aggregazioni, dove il muro di gomma comanda. Il caso Aiac non ha portato nessuno degli attori a dire la sua, non si parla per far andare l’inchiesta nel dimenticatoio, è come se fosse una catena di S. Antonio dove l’unica frase che si riesce a strappare è: “c’è la procura federale, sarĂ  questo organo a decidere”. Tristezza, ecco cosa si prova quando si scava e poi si viene abbandonati, l’omertĂ  risuona piĂą forte di quanto possiate credere, rende vana una inchiesta perchè i consociati hanno un codice quasi massonico. Il caso Aiac, il caso Savarese, merita risposte, prese di posizioni, non silenzi e vuoti, quasi come se il non parlare sanasse quell’attimo di imbarazzo, quell’arrossimento dovuto al momento che passa. Il muro di gomma, quello spietato che ci fa alzare le braccia, anche se per dovere è giusto dar vita all’unica voce che ci ha messo la faccia: il consigliere nazionale Aiac della componente professionisti Daniele Serappo, che ha voluto dire la sua: “E’ una vicenda molto delicata, i cui sviluppi si è tenuti assolutamente a seguire. Ho molta fiducia ed essendoci una indagine di un organo inquirente federale non posso esprimermi ovviamente nel merito per quanto confidi che, chi è chiamato ad accertare l’oggettivitĂ  dei fatti, opererĂ  affinchè si raggiunga la massima ed assoluta verita con chiarezza ed a tutela dei corsisti, della scuola allenatori e ovviamente anche di Aiac e delle persone coinvolte. Ho una sola richiesta: se c’è del marcio che venga riconosciuto, estirpato e che il nostro calcio se ne affranchi”. La voce di Serappo è un piccolo bagliore di luce, ci dĂ  speranza che quel muro di gomma possa essere picconato e scardinato, che la solidarietĂ  sia rivolta verso il nostro calcio, l’unica direzione che accomunerĂ  sempre tutti. E se oggi stiamo rivisitando gli Indifferenti di Moravia, esiste anche chi crede al cambiamento, alla voglia di far sventolare la bandiera di un movimento diverso, senza muri, libero da ogni pensiero di restaurazione che oggi regna nel nostro calcio.