Il difensore del San Sebastiano voce fuori dal coro: “Noi dopolavoristi, senza tutela sanitaria niente calcio”
REDAZIONE - Calcio dilettante: riprende o non riprendere? Questo è il quesito che, nelle ultime ore, circola vorticoso tra gli ambienti del football minore. Tante le voci, tante le ipotesi, tanti pareri autorevoli o meno e tante sono le posizioni attendibili o faziose. Ma nel coro chiassoso che fa eco in impianti dedicati al calcio oramai vuoti da mesi, si distingue, fiera e consapevole, quella di un diretto interessato; o forese disinteressato e obiettivo. La voce è quella di Giuseppe Riccardi, calciatore dilettante e lavoratore, il quale dichiara apertamente che la necessità di riprendere, dovrebbe, essere subordinata alla sicurezza di atleti e addetti: “Ho avuto un n confronto con il mio presidente (Luca Borrelli, ndr) e la mia posizione è chiara. Iniziare con le condizioni di agosto sarebbe dannoso e deleterio, qualora ci fossero le condizioni sanitarie adeguate a tutelare la salute di tutti sarei pronto a giocare gli ultimi mesi senza avere rimborsi; ma alle condizioni attuali dico di fermare il gioco. Io ho la responsabilità mia e dei miei familiari e, sarebbe assurdo anteporre quello che ‘dovrebbe’ essere un gioco alla salute personale e dei miei affetti”.
Il calcio, quello dilettantistico, non è più quello di dieci anni fa, dive ‘anche’ nelle categorie inferiori il mestiere del football era fibre di reddito primaria per gli atleti, è di questo avviso Riccardi: “Gioco a calcio da molti anni e avverto che il nostro calcio, quello dilettantistico, è cambiato rispetto a dieci anni fa. Bisogna entrare nell’ordine delle cose che il calcio di eccellenza e promozione è un’attuvitá post lavorativa. È impensabile continuare a pensare che giocare in queste categorie possa essere l’unica fonte di sostentamento. Molti presidenti senza sponsor alle spalle non potrebbero fare calcio con le loro risorse e, fatta esclusione per due-tre squadre le alte si allenano in orario da dopo lavoro. Questo dovrebbe fare riflettere, nel nostro calcio dilettantistico ci sino sempre meno soldi rispetto ai tempi passati. Dovremmo prendere coscienza di questo e fare tutti un passo indietro”.
Le tempistiche per completare i campionati sono l’altro aspetto da non sottovalutare e anche in questo caso, il calciatore del San Sebastiano (Promozione campana), vedrebbe come idea campata in aria la possibilità di ricominciare con un campionato mutilato nel numero di partite: “Giocare solo il girone di ritorno pur di completare la stagione sarebbe falsare del tutto questo torneo. Se trovassimo la soluzione all’emergemza sanitaria sarebbe comunque difficile poter completare il campionato entro maggio-giugno. È impensabile, in queste categorie, giocare oltre giugno; immagino partite di sabato o domenica pomeriggio al mese di luglio con temperature altissime. Anche la possibilità di giocare molte gare in giornate infrasettimanali sarebbe impraticabile. Nelle nostre squadre tutti gli atleti sono dopolavoristi, e quanti troverebbe spazio e tempo per poter giocare una o più partire di mercoledì pomeriggio?”.






