Il tecnico di San Prisco insieme a noi affronta diverse tematiche e spiega alcuni suoi concetti
CASERTA - L’allenatore è diventato un mestiere molto complesso, nei dilettanti forse di più delle categorie superiori. in Campania ci sono tanti nuovi volti, preferisco chiamarli così, rispetto a chi li definisce “giovani”, che hanno fame di mettersi in evidenza e dimostrare quello che valgono. Alessio Martino è quello che incarna più di tutti questa personalità e modo di fare. La scorsa stagione alla Gelbison, alla prima esperienza in Serie D ha dovuto fare i conti con il primo esonero nonostante stesse ottenendo risultati positivi, ricevendo complimenti da molti addetti ai lavori. Questa stagione, invece, ha dovuto fare i conti con la pandemia in quel di Grotta, dove la proprietà ha dovuto mollare il progetto non essendoci più le condizioni per proseguire. Di cose da dire ne ha tantissime e a volte una risposta è talmente lunga che riempirebbe una pagina di giornale. Insomma i contenuti per affrontare un argomento non gli mancano affatto. Ed ecco cosa siamo riusciti ad estrapolare da una lunga chiacchierata.
Partiamo dal capitolo Grotta, terminato prima ancora di cominciare. Il club giallorosso ha sempre avuto un debole per il tecnico di San Prisco dai tempi della promozione con la Virtus Goti e l’Eclanese.
“Il Presidente Mauro è una persona lungimirante perché ha intravisto una paura generale dell’ambiente dovuta al Coronavirus. E’ stata una persona corretta, dando a tutti, me compreso la possibilità di poter andare altrove. Qualcuno aveva anche detto di aver falsato il campionato con la sua scelta. Ma lui è un imprenditore, e come tale prende delle decisioni che possono sembrare anche impopolari. E’ da Marzo che mi ha cercato per portarmi a Grottaminarda, accontentandomi su tutto. Ho accettato perché anziché aspettare una Serie D, il percorso qui era già tracciato. Credo che Mauro avesse allestito una squadra capace di inserirsi nelle prime 3 posizioni e lottare per la Serie D”.
Martino lancia anche un messaggio a Mauro se l’Eccellenza dovesse ripartire.
“Nel momento in cui dovesse ripartire l’Eccellenza e non avrei una squadra di Serie D non potrei dire di no ad una città ed una proprietà che mi ha fatto sentire importante”.
Quella di oggi è una Gelbison diversa da quella costruita per te la stagione scorsa.
“La società ha fatto più investimenti e non si può nascondere. E’ una serie candidata a vincere il girone insieme all’Acr Messina. Capitan Iuliano è una conferma e sono contento di averlo scelto la scorsa stagione come capitano anche se già giocava a Vallo. Nell’ultimo periodo ha firmato Francesco Bruno e addirittura nell’ultima settimana ho sentito parlare di Bruno El Ouazni”.
Sei rimasto in contatto con Vallo?
“Credo sia normale. Io non ho rotto con l’ambiente, ci sono state solo delle discussioni che con il tempo ho anche metabolizzato. Aldilà della diatriba con il presidente – riferendosi a Puglisi – che è stato bravo a scovarmi dall’Eclanese, dandomi una possibilità, cosa che fanno le persone che ti apprezzano e sanno fare calcio. All’epoca lui stava all’Agropoli ed io con la mia Eclanese gli regalavo dei dispiaceri. Quello che è successo va archiviato ed inutile parlarne. La ritengo comunque una esperienza positiva per i risultati ottenuti”.
Una società ti chiamasse ad allenare ma con poche risorse economiche, accetteresti?
“Ogni società che ti chiama la devi valutare, come ho fatto con altre. E’ naturale che in Serie D andrei ad allenare per dimostrare perché a me piace farlo con i fatti. In 7 anni da allenatore credo di non aver sbagliato un campionato. Subentrare è sempre difficile soprattutto quando sai che la tua società non ha forza per investire. Non dico che accetterei a priori ma mi sentirei all’altezza, come tutti penso tutti gli allenatori credo abbiamo le presunzione di poter avere la chiave per risolvere i problemi”.
Questa stagione, oltre al Grotta con quante società sei stato in contatto?
“In alcune categorie devi avere rapporti anche extra-calcio per avere la fiducia di qualche società. Quest’anno mi sono capitate diverse offerte come la Puteolana (periodo di Casapulla), il Rotonda, qualche squadra pugliese come Fasano e Gravina. Non ti nascondo che quando ha presentato le dimissioni Pezzella Nola pensavo in una chiamata. Tutto questo fa piacere perché vuol dire che quello che hai fatto è stato valutato da qualcuno”.
Ti sta piacendo il lavoro di Panico al Portici?
“Panico ha lavorato bene e da ancora più senso a quello che dico io. E’ entrato in una società che ha esperienza – riferendosi al Portici – seppur giovane e lo ha protetto, dandogli la possibilità di lavorare con tanti giovani ma programmando. Cioè Portici è una società che anche all’ultima giornata sa che il suo obiettivo è la salvezza. Quindi gli ha dato l’opportunità di lavorare, onore al merito. Quando si dice l’allenatore è giovane o esperto. L’allenatore bisogna valutare se è pronto. Se non hai gli argomenti e le competenze possiamo parlare fino a domattina. Gli allenatori vengono giudicati per i numeri”.
In Serie D quale è il girone più duro G H, I. Molti tuoi colleghi cambiano idea magari quando allenano in un altro. Ma tra G, H e
“La Serie D è D in tutta Italia ma il girone H il più duro, poi c’è un equilibrio. La scorsa stagione io ero l’unico allenatore a voler giocare nel girone H. Puglisi mi disse è vero che spendo di più per le trasferte però risparmio sull’allestimento della rosa della squadra. Io dicevo che volevo il girone H per dimostrare la nostra forza contro squadre importanti. Il girone I come quando c’erano i tifosi, e andare a giocare in Calabria o Sicilia non era il massimo. Il girone H fa più mercato rispetto ad altri gironi ed ha piazze più ambite. Infine messo a confronto con altri gironi non ha nulla a che vedere, se consideri che al ritorno devi andare ad Altamura, Casarano, Taranto, Picerno e Bitonto a fare punti salvezza”.
Di questi tempi senza il Coronavirus dovevamo già stare a commentare il girone di ritorno, delle società campane chi ti ha colpito di più?
“Ho già ampiamente parlato benissimo di Panico al Portici. Nello stesso girone, l’Aversa sta facendo davvero tanto per rendere più competitiva la squadra. La Gelbison, nel girone I all’inizio stava un po’ sotto le aspettative e qualcuno dava traballante la panchina di Ferrazzoli. Questo conferma che l’allenatore quando viene lasciato lavorare può ottenere dei risultati. A Sorrento c’è un lavoro societario”.
A Giugliano ti aspettavi questa situazione travagliata per la panchina?
“In Campania ci sono poche tifoserie come quella di Giugliano. Nell’annata di De Stefano ebbi il piacere di parlare anche con Salvatore Sestile perché ero tra gli allenatori in lizza per la panchina. E’ un anno di cambiamento, dopo la sua scomparsa. La scorsa stagione, il campionato era partito in negativo e finito in positivo con Agovino e un gruppo che gli è stato sempre fedele. Quest’anno nella gestione sono stati fatti degli errori che sono anche difficili da giudicare se non conosci i fatti. C’è stato il cambio di proprietà, la presidenza subentrata ha gli argomenti per rendere il Giugliano grande. Chi va a Giugliano deve la percezione di dove sta andando e di fare risultato. Nella vita contano i risultati, non l’età ed i proclami”.
I campionati regionali con il nuovo Dpcm sono stati bloccati fino al 5 Marzo, riprenderanno a tuo avviso?
“Inutile continuare ora bisognava fare qualcosa prima. Sono molto scettico che riprenderanno perché non accetterei una formula che prevede un solo girone d’andata. Se danno l’ok di allenarci dopo il 5 Marzo, per lo meno si comincerà il 20 e non credo che ci sia il tempo per fare 25 partite nel giro di pochi mesi. Qualsiasi formula sarebbe penalizzante. La Lega deve rendersi conto della situazione. Gli aiuti potevano essere gestiti diversamente ed attuare il protocollo della Serie D anche in Eccellenza e non creare una situazione di Dilettante di Serie A e di Serie B. Meglio pensare al prossimo campionato e mi associo alle considerazioni di Renato Cioffi e Morgia perché anche gli allenatori possano cambiare più di una squadra nella stessa stagione”.






