Tante le questioni in sospeso e una ripresa che appare complicata nonostante la volontà del massimo dirigente

NAPOLI - Riprendere sì o no? Giorni tutti uguali, domande che si susseguono e 60 milioni di pareri diversi: è l’enigma dei dilettanti. Da una parte c’è chi vuole cominciare e finire la stagione, chi dall’altra parte considera la stagione conclusa e vuole concentrarsi sulla prossima. E’ solo un punto di vista? Non crediamo, è anche un problema politico di vecchi dissapori e di guerre intestine in seno alle varie governance del calcio, con alcuni che puntano a riprendere terreno ed altri che mirano a sconfiggere antichi nemici. Sibilia è diventato paladino del crederci fino alla fine, ieri la sua dichiarazione di voler sperare sino all’ultimo di terminare i campionati, mentre dal Nord soffiano venti di resa, con tanti attori che considerano conclusi la stagione. Quale accordo? Ci può essere? Inoltre, le leghe professionistiche vedrebbero di buon occhio la perdita delle squadre, con la Lnd che potrebbe perdere il famoso 34% su cui Sibilia conta alle elezioni. Contro i dilettanti arriva anche la presa di posizione di Malagò, il numero uno del Coni ha parlato del mondo calcio come un organismo separato dagli altri sport, dove pallavolo, rugby e basket che hanno già alzato bandiera bianca. In tutto questo marasma c’è l’aspetto economico da tenere in considerazione: la crisi ha investito il Paese, pensare che il Governo possa supportare economicamente il mondo dei dilettanti sembra complicato, nonostante il ministro Spadafora ha promesso aiuti. Ma con 12mila società in Lnd e 400 milioni di aiuti alle asd, volendo fare due conti significa che ad ogni club può arrivare un contributo di 1000-2000 euro. E’ un aiuto? Certo, ma non risolve il problema anche perchè gli attori principali (i presidenti) dovranno pensare a rimettere in moto le proprie aziende falcidiate da un calo del Pil che ad oggi è stimato intorno al 15% e dunque il calcio non è sicuramente una priorità. Dunque, arriverà la resa dei conti, inevitabile, quando il presidente Sibilia parla di attendere la decisione del Governo è sicuramente un atto dovuto, per qualcuno anche una mossa politica per non prendersi l’intera responsabilità della decisione più importante della storia. In tutto questo c’è un movimento che pende dalle labbra dei governanti del calcio, siamo al 24 aprile e tra poco comincerà la fase 2 per il nostro paese, ma per il calcio siamo ancora fermi. Protocolli sanitari difficilmente applicabili e politica del calcio fanno pendere l’ago della bilancia verso la definitiva sospensione, Sibilia lotta come un leone cercando di sovvertire un pronostico che lo vede sfavorito, chiudere la stagione e non scontentare nessuno, perchè il campo è sempre unico giudice supremo, ma ha di fronte una serie di montagne da scalare, il tempo scorre, la clessidra sta esaurendo i granelli  e non sarà facile fare i conti con il Centro Nord dove la voglia di riprendere è una idea lontana, dove ancora oggi muoiono centinaia di persone al giorno e pensare di scendere in campo sembra una chimera.