Interessante chiacchierata con Alessandro Caruso, centrocampista diciassettenne dell’Eclanese. La passione per Lucio Dalla, il rapporto speciale con il mister e lo staff tecnico, il sogno nel cassetto e un pensiero per una persona a lui molto cara.
“Anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno”. Cantava così Lucio Dalla nel lontano 1979 e canta così oggi anche Alessandro Caruso, centrocampista duttile dell’Eclanese non ancora diciottenne. Ed è inusuale che un ragazzino classe 2000 sia fan di un cantante che ha cavalcato l’onda del successo tra gli anni ’70 e il 2012, data della sua scomparsa prematura. Inusuale come il fatto che, seppur giovanissimo, non abbia saltato nemmeno una gara con la maglia dell’Eclanese, guadagnando piena fiducia da mister Martino che gli ha affidato le chiavi del centrocampo della sua squadra. Caruso, che non a caso è anche il titolo di un altro successo di Dalla, ha iniziato a muovere i primi passi nella scuola calcio del Gesualdo, suo paese di origine, per poi passare all’Azzurra Calcio Grotta. Da lì il passaggio nello scorso anno nel Grotta, in Promozione, dove già era nel giro della prima squadra con tanto di gol firmato. In estate il passaggio a Mirabella Eclano, dove ha segnato anche una rete importante che ha dato il via alla scalata della squadra irpina in campionato.
Quest’anno pur essendo una matricola l’Eclanese sta affrontando senza particolari problemi il campionato di Eccellenza. Il pareggio imposto alla capolista Sorrento nell’ultima giornata ne è una testimonianza.
“In verità oltre al pareggio con il Sorrento abbiamo ottenuto due vittorie importanti con squadre blasonate come Cervinara e Agropoli in precedenza. Dopo un inizio così così, dove abbiamo sofferto per l’errato approccio al campionato, peccando anche di inesperienza, ci siamo rialzati e abbiamo cominciato a macinare punti. Ma il cammino è ancora lungo e c’è ancora da sudare per guadagnare la salvezza”.
Ormai ti stai allenando da diverso tempo con la Rappresentativa Juniores della Campania di mister Carullo. Come giudichi questa esperienza con gli altri tuoi coetanei?
“Quella della Rappresentativa è un’esperienza importante sotto vari aspetti, in quanto ti permette innanzitutto di conoscere ragazzi nuovi e quindi stringere nuove amicizie, poi può servire senza dubbio anche come trampolino di lancio. Ci alleniamo per formare un gruppo importante in vista dell’importante Torneo delle Regioni, dove chi sarà eventualmente convocato darà il massimo per riportare il trofeo in Campania”.
Sei tra i più giovani del tuo spogliatoio. Com’è il tuo rapporto con gli altri colleghi più esperti, con il mister Martino e il resto dello staff?
“Il rapporto con i miei compagni è stupendo. Si lavora duramente e si scherza allo stesso tempo per tenere alto il morale dello spogliatoio. I colleghi più esperti sono molto importanti per me perché ricevo da loro consigli preziosi che mi aiutano a crescere. Con mister Martino mi trovo benissimo, oltre ai dettami tecnici e tattici trasmette a me e ai miei compagni una grande voglia di non mollare e crederci fino alla fine. Mi schiera anche in ruoli diverso dal mio, ho giocato infatti anche da terzino, per farmi adattare a diversi ruoli perché la duttilità è importante nel calcio. Colgo l’occasione per ringraziare anche tutto lo staff tecnico, mister Giulio Di Donato, il preparatore Ianniciello e il prof. Tauro che mi sta aiutando a crescere tanto dal punto di vista fisico”.
Ricordi un gol che è stato decisivo o una gara che è stata particolarmente importante da quando hai iniziato a giocare a calcio?
“Una gara che non dimenticherò mai è quella contro la Palmese all’andata, dove ho anche segnato il mio primo gol. È importante perché quella partita la giocammo con molti assenti ed era un momento brutto per noi perché non avevamo ancora vinto la prima gara in Eccellenza. Quella partita iniziai a giocare a centrocampo e mi ritrovai terzino. Eravamo in svantaggio fino all’83’, dopo pochi minuti pareggiai e nel finale Orefice con uno splendido gol decretò la nostra prima vittoria in campionato”.
Per chiudere faccio la consueta domanda sul futuro. Sei ancora giovane, ma hai un obiettivo ben chiaro oppure navighi a vista prendendo quello che viene al momento?
“L’obiettivo primario è quello di diplomarmi senza alcun problema. Poi c’è il calcio, la mia passione sin da bambino che spero possa trasformasi in una professione. Spero di arrivare più in alto possibile allenandomi con umiltà e dedizione e dando il massimo in campo. Se sono qui oggi devo ringraziare in primis la mia famiglia ed in particolare mia madre che mi è sempre stata vicino anche nei momenti più difficili facendo grossi sacrifici. Mi segue sempre in tutte le partite, voglio realizzare il mio sogno anche per lei e la mia famiglia”.
Si ringrazia Antonio Palumbo per la gentile concessione della foto.
A cura di Francesco Lanzetta






