L'ultima vicenda di pizzo fa venire a galla una questione annosa. Serve coraggio da parte dei genitori per tenere a distanza questo fenomeno

NAPOLI - Il pizzo dei calciatori agita la Campania del calcio. Sono ore calde dopo l’articolo de La Città di Salerno che parla di una coppia di genitori che ha dovuto sborsare 3500 euro per liberare il proprio figlio. L’indignazione corre sul web, ma siamo veramente così indignati? La verità è che lo scoop non è scoprire il sistema del pizzo, perchè per uno che viene scoperto ce ne sono molti altri che passano nell’anonimato. Chi pratica calcio in Campania sa benissimo quanto il sistema è diffuso, si conoscono anche i personaggi mentre le vittime cambiano di volta in volta. Anche in passato avevamo denunciato questo sistema, è il segreto di Pulcinella per cui non bisogna indignarsi, ma prendere spunto che denunciare queste persone può far venire a galla il sistema. Tutto ruota intorno al concetto di possesso del calciatore, la volontà di chi lo gestisce di far fruttare l’investimento, di dargli un valore economico. I nostri ragazzi sono diventati un prodotto, un giovane calciatore viene visto come merce che deve capitalizzare. Il problema è nei trafficanti di calciatori, persone che nella vita fanno questo di professione, che “vivono di calcio”, che pensano di essere più furbi e danno una percezione completamente diversa ed errata alle povere famiglie indifese. Non bisogna arrendersi a questa gente, ma combatterla, con le armi della denuncia, parlandone anche semplicemente scrivendo come stiamo facendo in questo momento. Chiedere il pizzo è un reato, non bisogna solo dire no a questi aguzzini ma anche denunciarli. Oggi con i telefoni che registrano, con tanti strumenti a disposizione non si può più tacere, un giovane calciatore non è una merce, è semplicemente un adolescente che vuole divertirsi e che magari ha un piccolo sogno nel cassetto. Esistono le norme che premiano le scuole calcio, i premi preparazione e tanto altro, ma il tutto non passa dal dover pagare, ma dal merito dell’atleta. E’ un po’ come il gioco delle tre campanelle, gli aguzzini ci sono ma chi si ferma a giocarci per strada sa bene a cosa va incontro, i genitori devono capire che pagare per giocare non porta a nulla se non ad alleggerire le proprie tasche a favore di personaggi meschini che come lupi attendono la docile pecora per mangiarsela viva. Denunciate e non cascateci, combattete chi vuole rovinare il nostro sport e non alimentate questi trafficanti: basta dire un NO per buttare questi squallidi personaggi nel dimenticatoio.