Il tecnico originario di Durazzano racconta la sua esperienza a Malta, parla del futuro e dice la sua sul nuovo format in Eccellenza

NAPOLI | E’ sicuramente uno degli allenatori più preparati della Campania, un tecnico che ha sempre tirato fuori il meglio dai suoi calciatori, un giovane emergente che si è già seduto su panchine internazionali. Stiamo parlando di Andrea Ciaramella, durazzanese doc e artefice dei miracoli Frattese e Puteolana 1902, due società con cui ha sfiorato la Serie D per due campionati consecutivi. La scorsa stagione ha fatto parlare di sè non solo per i risultati a Pozzuoli ma anche per l’approdo, a stagione in corso, all’Hamrun Spartans dopo l’addio ai diavoli rossi. Sponsorizzato dal ds Governucci, Ciaramella è divenuto subito un idolo in terra maltese portando l’Hamrun ad inanellare una serie di risultati positivi e chiudendo anticipatamente al 9° posto causa Coronavirus. Dopo un’iniziale riconferma, l’arrivo all’Hamrun del magnate Joseph Portelli ha stravolto le gerarchia, con Governucci e Ciaramella che hanno fatto le valige e sono tornati in Italia. La nostra redazione ha contattato mister Ciaramella il quale ha parlato dell’esperienza maltese e del suo futuro, con un parere sulla riforma del campionato di Eccellenza.

Mister l’esperienza a Malta si è chiusa in modo improvviso, con il cambio di proprietà in casa Hamrun Spartans. Che ricordo avrà di questa avventura all’estero?

“Un’esperienza breve ma intensa, sono stato catapultato in questo nuovo calcio nel giro di una settimana, dato che non era mia intenzione farlo così improvvisamente. Avevo il mio percorso da fare a Pozzuoli e ci tenevo a portarlo a termine, poi sono successe delle situazioni che non sto qui a raccontare perchè non mi interessa entrare in questo argomento e fare polemica. Questi accadimenti però mi hanno portato a guardarmi intorno, c’è stata questa possibilità di andare a Malta e l’ho presa a volo ed è stata una bella esperienza perchè è un calcio molto competitivo che ti permette di affacciarti su uno scenario internazionale, un calcio professionistico che ti porta a confrontarti con colleghi molto più bravi e preparati, allenatori che in Italia hanno allenato in C e D e anche tecnici stranieri con esperienze nelle varie massime serie. Un’avventura breve ma molto significativa per me, purtroppo non c’è stata continuità perchè la società ha cambiato proprietà, o meglio si è allargata: il presidente Antignani è rimasto ma è stato affiancato da un grande imprenditore come Joseph Portelli il quale ha portato all’Hamrun il suo staff tecnico di fiducia e di conseguenza sia io che tutti gli altri membri dello staff capeggiato dal direttore Governucci siamo dovuti tornati a casa dopo essere stati in un primo momento riconfermati”.

Lei è uno degli allenatori più ricercati non solo in Campania, allenerà subito oppure preferisce attendere?

“A noi allenatori piace stare in mezzo al campo perchè è il luogo dove ci esprimiamo meglio ed amiamo fare il nostro lavoro e di conseguenza mi manca da morire. Spero di trovare subito una collocazione giusta e che possa portare una crescita continua al percorso che ho avuto negli ultimi anni. Chiaramente ho avuto già qualche offerta, anche da parte di società importanti, tuttavia mi sono posto l’obbiettivo di non accettare di allenare in Eccellenza, non perchè disprezzi la categoria ma perchè credo che qualsiasi essere umano cerchi sempre di migliorarsi nell’attività che svolge. Credo che dopo i due anni passati tra Frattamaggiore e Pozzuoli sia lecito per me aspettarsi un progetto dove possa dimostrare il mio modo di fare calcio in categorie superiori in Italia oppure ritornare a Malta, ipotesi che non escludo se non dovesse arrivare una giusta offerta in Italia: lì mi sono fatto conoscere e c’è la possibilità di ritornarci, valuterò attentamente varie situazioni e poi deciderò. Sicuramente non mi lancerò in una situazione dove non ho le giuste motivazioni nel mettere in atto un lavoro importante come già fatto da tre anni a questa parte. Il mio è un percorso di crescita che è iniziato a Coverciano dove nel 2017 ho partecipato al corso da allenatore professionista e da quel momento è scattata in me una molla che mi ha permesso di fare calcio a tempo pieno e di conseguenza di migliorarmi e di crescere il più possibile. Ripeto, aspetto l’opportunità giusta per poter continuare il mio percorso di crescita”. 

All’orizzonte ci può anche essere un ritorno alla Puteolana 1902, ora in Serie D?

“Pozzuoli è una piazza che mi ha dato tanto e penso che anche io ho dato tanto a lei. Ho avuto problemi con la proprietà e non credo che con questa società ci sia la possibilità di ritornare a Pozzuoli. E’ chiaro che allenare la Puteolana 1902 è stata per me una grandissima opportunità perchè è una piazza importantissima dove ci sono tifosi che meritano tanto sia come categoria e sia come soddisfazioni sportive perchè sono molto legati alla propria squadra e ai propri colori, una società storica tra le più longeve della Campania. Si percepisce un’aria di storia e di blasone in quella piazza e credo di aver lasciato un segno indelebile a Pozzuoli. Nella vita mai dire mai: dove sono stato bene, dove ho ricevuto affetto e sostegno ci ritornerei volentieri ad allenarci”.

I club di Serie D sono stati chiamati a scegliere quali under impiegare, con la maggioranza che ha optato per un 1999, un 2000, un 2001 e un 2002: è cambiato qualcosa secondo lei?

“Credo che non è cambiato nulla a parte il fatto di poter schierare anche quest’anno un classe 1999 e avere un solo 2001 in campo. Per me un ragazzo classe 1999 non è più under, ha 21 anni e quindi è un calciatore già fatto. Diciamo che sostanzialmente ci saranno tre under in campo perchè come già detto il ’99 per me non è più under. Ritengo comunque che in Serie D è giusto che ci siano i fuoriquota perchè si riescono a trovare prospetti importanti provenienti da settori giovanili di spessore, quindi è giusto far crescere questi ragazzi che magari non hanno spazio nelle società professionistiche e vanno a farsi le ossa in Serie D che è comunque una categoria importante. Non vedo differenze rispetto agli altri anni”. 

Invece che ne pensa del format proposto dal Comitato Regionale Campania per quanto riguarda l’Eccellenza?

“Sinceramente non sono molto d’accordo sul format ideato per l’Eccellenza. Sull’impiego di due under al posto di tre mi trovi d’accordissimo perchè mentre la Serie D è un campionato che si affaccia sul professionismo, l’Eccellenza è un campionato importante a livello regionale dove è difficile trovare ragazzi fuoriquota forti, preparati e di prospettiva, ci sono dei casi ma sono molto isolati. Per quanto riguarda il discorso dei 3 gironi, per me non è una giusta combinazione dato che una squadra che arriva prima in campionato dopo deve giocare un doppio spareggio che rischia di vanificare un anno di sacrifici e di impegno, vuoi perchè gli spareggi sono un terno al lotto e vuoi perchè magari in quel frangente la squadra non è nelle migliori condizioni e quindi possa avere una débacle che vanifica un’annata stupenda. Chi vince il campionato deve andare in Serie D, stop. Si è scelta questa strada come conseguenza per aver decretato una sola retrocessione dall’Eccellenza. Ma perchè è stato deciso questo verdetto? In Serie D è successo quel poco, ci sono state polemiche e ricorsi eppure si è continuati su quella strada, credo che pure in Eccellenza bisognava fare così ed evitare questo format a 3 gironi. A questo punto se veramente si volevano tutelare tutte le società non bisognava far retrocedere nessuno in Eccellenza e fare poi due gironi con più squadre. Per me non è giusto far vincere un campionato ad una squadra che alla fine dei conti rischia di non accedere in Serie D dopo una stagione da protagonista e tanti sacrifici fatti”.