La gara Lavorate–Bracigliano viene sospesa dopo aggressioni in campo ai danni dei giocatori ospiti. Il club: “Il calcio non è violenza”.

SARNO (SA)- Il Bracigliano rompe il silenzio e affida a un comunicato ufficiale tutta l’amarezza per quanto accaduto ieri allo stadio “Viscardi” di Sarno, durante la gara contro il Lavorate Calcio, valida per la ventunesima giornata del campionato di Prima Categoria (Girone G). Una partita che i granata stavano conducendo con merito sullo 0-2, ma che non è mai arrivata al termine.

Secondo quanto riportato dalla società, tutto è precipitato al 35° minuto del primo tempo, subito dopo l’espulsione di un calciatore del Lavorate che aveva colpito un tesserato del Bracigliano. Da quel momento la situazione è degenerata rapidamente: alcuni membri della panchina della squadra di casa avrebbero fatto irruzione sul terreno di gioco, dando vita ad aggressioni ai danni dei giocatori ospiti. Nel caos sarebbero rimasti coinvolti anche alcuni dirigenti del Lavorate.

L’arbitro, impossibilitato a ristabilire l’ordine, ha deciso di sospendere definitivamente l’incontro. Una scena che ha costretto decine di spettatori – tra cui molti bambini – ad abbandonare gli spalti all’arrivo delle forze dell’ordine.

Nel comunicato, il Bracigliano ribadisce con fermezza un concetto semplice ma fondamentale: “Il calcio non è e non deve mai diventare violenza”. Il club esprime sdegno per comportamenti definiti “gravissimi”, soprattutto perché provenienti da figure adulte e dirigenti che dovrebbero rappresentare un esempio di correttezza.

La società ha invece voluto sottolineare l’atteggiamento dei propri tesserati, rimasti calmi e composti nonostante l’aggressione subita: “Hanno dimostrato maturità e superiorità non solo nel comportamento, ma anche sul campo”.

Il Bracigliano si considera parte lesa e ha già provveduto a segnalare l’accaduto alla Lega, attendendo ora le scuse ufficiali del Presidente e della società del Lavorate Calcio.

Il comunicato si chiude con un messaggio chiaro: “Il calcio è rispetto. Il calcio è sport. Il calcio non è violenza.”

Il comunicato

L’AC Bracigliano esprime profonda amarezza per il grave episodio verificatosi ieri presso lo Stadio Viscardi di Sarno, durante la gara contro il Lavorate Calcio, valida per la ventunesima giornata del Campionato di Prima Categoria (Girone G).

La partita, sul risultato di 0-2 in nostro favore, è stata sospesa al 35° minuto del primo tempo dopo l’espulsione di un calciatore della squadra di casa, che aveva colpito un nostro tesserato. Da quel momento la situazione è degenerata, con l’ingresso in campo di alcuni membri della panchina del Lavorate Calcio e successive aggressioni ai danni dei nostri giocatori, coinvolgendo persino alcuni Dirigenti avversari. L’arbitro è stato costretto a interrompere definitivamente l’incontro.

Ci teniamo a ribadire con forza che il calcio non è e non deve mai diventare violenza.
Il calcio è passione, rispetto, competizione sana. Quanto accaduto rappresenta l’esatto opposto dei valori che questo sport dovrebbe trasmettere, soprattutto davanti a decine di spettatori, tra cui molti bambini, costretti ad abbandonare gli spalti all’arrivo delle forze dell’ordine.

Esprimiamo il nostro sdegno per comportamenti tanto gravi, ancor più quando provengono da figure adulte e Dirigenti che dovrebbero essere esempio di correttezza e responsabilità.

Siamo invece orgogliosi della reazione composta e rispettosa dei nostri tesserati, che hanno mantenuto la calma nonostante l’aggressione subita, dimostrando maturità e superiorità non solo nel comportamento, ma anche sul campo, dove stavano conducendo con merito la gara.

L’AC Bracigliano si ritiene parte lesa e ha già provveduto a segnalare l’accaduto alla Lega, attendendo le scuse ufficiali del Presidente e della Società del Lavorate Calcio.

Il calcio è rispetto. Il calcio è sport. Il calcio non è violenza.

Nota editoriale

E qui, permettici una riflessione. Perché ormai raccontare episodi del genere è diventato quasi routine. Ogni settimana c’è una rissa, un’aggressione, una partita sospesa, un dirigente che perde la testa, un genitore che invade il campo. È una spirale che sta logorando il calcio dilettantistico e chi lo racconta.

Il nostro lavoro dovrebbe essere parlare di gol, tattica, emozioni, non di violenza. E invece, troppo spesso, siamo costretti a documentare ciò che non dovrebbe mai accadere.

Il calcio è un’altra cosa. E finché non lo capiranno tutti, continueremo a perdere molto più di una partita.