Una lunga chiacchierata con il fenomeno del web ma allo stesso tempo allenatore di calcio

Ezio Liccardi o Calcio che Scotta, Calcio che Scotta o Ezio Liccardi. Uno vale l’altro perché almeno una volta abbiamo sentito uno di questi nomi su qualche campo da calcio della provincia sannita o sentito pronunciare da qualcuno collegato al calcio dilettantistico. Sul web e sui social ormai è diventato un “fenomeno” con i suoi video che certamente non sono passati inosservati. Ma Ezio Liccardi alias Calcio che Scotta non è solo un fenomeno del web ma anche un uomo, un allenatore con dei sentimenti e dei concetti, alcuni dei quali percepibili attraverso questa simpatica intervista rilasciata a noi di Campania Football.

Eccoci qua Ezio partiamo con la cosa più bella e la cosa più brutta del 2016.

“Ce ne sono diverse, inutile nascondersi. Partendo dalla premessa che Ezio Liccardi fa comodo a tanti, la cosa più brutta che ho subito è stata la presa di posizione presa da tanti club di Seconda Categoria nei miei confronti dopo l’intervento di qualcuno che ha voluto reprimere una voce, la mia. Oggi, purtroppo per qualcuno, il mio profilo anonimo “IL CALCIO CHE SCOTTA” è ancora un pericolo e quindi si combatte per screditarmi e chiudermi la bocca. Sono rimasto perplesso ed indignato nel vedere uno stereotipo di non cambiamento che segue sempre il più forte perché gli fa comodo”.

Ok, la buona?

“La più bella è stata la chiamata di Manolo Zollo e Massimo Palumbo che volevano affidarmi la panchina del Foglianise. Ho visto la voglia di queste persone nel volermi rendere partecipe di una difficile situazione e leggevo nei loro occhi la fiamma viva di una passione smisurata verso il calcio uguale alla mia. Per un attimo, in quello stanzino del campo di Foglianise la squadra era già salva. Nella vita sono dell’avviso che quando le cose vanno male la cosa più semplice da fare è tuffarsi in mare e farsi ripescare. Io non ragiono così per questo sono rimasto legato al Real San Nicola e farò di tutto per lei con l’augurio a Carmine Zeoli ed al Foglianise di salvarsi perché lo meritano più di tanti altri che non meritano di essere sbandierati”.

Il bilancio del personaggio che ti sei costruito attraverso il Calcio che Scotta. Cosa ti ha portato?

“Il calcio che scotta è stato un esperimento che a gennaio festeggia i 5 anni di vita. Smuovere le coscienze di tante persone che amano il calcio come me ma che subiscono i soprusi di gente che nulla hanno a che vedere con il calcio. Il non avere peli sulla lingua mi ha portato tanti nemici che si sono sentiti attaccati da uno sconosciuto presuntuoso come me. Allo stesso momento è arrivata quella notorietà effimera che fa si che io venga riconosciuto ovunque vada oppure che mi pone agli occhi di tanti come soluzione principale o estrema ad ogni problematica. Del tipo, c’è da organizzare un’amichevole? Chiamiamo Ezio Liccardi. Ho bisogno di consigli su alcuni calciatori? Chiamiamo Ezio Liccardi. Voglio sapere morte, vita e miracoli del calcio sannita? Chiamiamo Ezio Liccardi. A me fa piacere tutto questo perché mi sento partecipe di un gioco però bisogna stare attenti perché non tutti si prendono poco sul serio come me. Il Calcio che Scotta è diventata una voce troppo alta che viene ascoltata da tutti. Io sinceramente non me ne accorgo fino a quando non mi interpellano per faccende molto più spinose. In quel momento capisco che sono diventato un vero fenomeno mediatico e che in pochi anni la mia persona è arrivata ad interessare non solo la provincia sannita. Io rimango sempre lo stesso, voglio divertirmi perché il calcio è la mia vita e mai come in questo momento c’è bisogno con l’ironia di stemperare i toni”.

Parliamo un po’ delle vicende che quest’anno hanno visto coinvolto il C.R. Campania. Qual è il tuo rapporto ad oggi con l’ex Presidente Pastore?

“L’essere stato avvicinato dal potere ha fatto sì che io mi schierassi per un ideale. L’aver sposato le verità di Pastore, tanto da espormi in dirette web con lui, è stata una scelta coraggiosa che però ho fatto con convinzione. Grazie a quest’esperienza ho annusato alcune dinamiche che muovono quello che tutti reputano un gioco ma che alla fine non è. Difendo a spada tratta quelli che erano i programmi futuri legati alla corrente pastoriana anche se mi permetto di dire che sono stati commessi diversi errori. Secondo me vista l’ incandidabilità dell ‘ex presidente Pastore bisognava proporre un degno successore e farlo conoscere alle società sannite. Queste ultime si sono sentite abbandonate, posso dirlo con certezza perché vivo il territorio, ed hanno scelto di seguire la corrente affidandosi a persone e a concetti triti e ritriti. Ad oggi la certezza rimane una: tutti vogliono cambiare ma nessuno è disposto a fare niente per cambiare. Iniziamo a cambiare gli attori e forse guarderemo un altro film”.

Un tuo giudizio su Cosimo Sibilia attuale Presidente della Lnd ed ex commissario C.R. Campania

“Io non sono nessuno per giudicarlo, ci mancherebbe. Io dico solo una cosa, non ho creduto in lui dopo che ci ha propinato volti nuovi che invece erano i soliti volti ai quali siamo abituati da quando avevo 16 anni. Oggi bisogna approcciarsi ai giovani, questo sport è praticato dai giovani al 75% quindi bisogna arrivare a loro nel modo giusto perché alcuni messaggi educativi e di crescita passino. Vengono proposte sempre minestre riscaldate anziché piatti succulenti. Vengono favorite sempre volpi anziché giovani marmotte”.

Il miglior allenatore secondo Ezio Liccardi

“Se fossi un presidente affiderei una mia squadra a Nicola Facchino e Alessio Martino. Facchino per le sue capacità umane e per il suo lavoro silenzioso. Martino lo ritengo l’allenatore più capace del panorama calcistico campano. Poi ogni allenatore ha bisogno di coesione da parte di tutto l’ambiente, ha bisogno che ci siano tutti gli ingredienti giusti per far riuscire la torta. Basta una dose sbagliata per far saltare tutto. L’ingrediente principale è la fortuna e quest’ultima spero accompagni sempre le persone più meritevoli”.

Il tipo di allenatore che non ti piace e con il quale non vorresti condividere un’esperienza calcistica?

“Non mi piace l’allenatore che stringe rapporti di complicità con i giocatori, non mi piacciono gli allenatori che minano gli ambienti circostanti con la speranza di poterne approfittare, non mi piacciono gli allenatori che hanno la valigetta, non mi piacciono gli allenatori che dimostrano tutta la loro incapacità di allenare e vogliono stare in mezzo a tutti i costi. Ma oggi ritengo che allenatori senza queste caratteristiche siano pochi e che a loro si stanno affiancando figure che spacciano il loro titolo senza avere la benché minima idea di ciò che dicono. Non faccio di tutta l’erba un fascio ma dico solo che stiamo facendo valutazioni sbagliate perché fondamentalmente c’è tanta ignoranza nel settore. Oggi tante persone si svegliano al mattino e si mascherano a discapito di chi dal calcio vuole tutt’altro. Inutile fare nomi tanto il tempo per molti sta per scadere. Un cambio di rotta e di pensiero è difficile o impossibile perché nessuno ha voglia di gettare dalla finestra quello che non serve. Eppure ci avviciniamo al 31 e bisognerebbe approfittarne”.

Chi vincerà il campionato di Prima Categoria girone B?

“Il Montesarchio se troverà un attaccante prolifico vincerà il campionato”.

E quello di Promozione A dove sta il tuo San Nicola chi lo vincerà?

Se il Casoria non si specchia troppo nella sua bellezza può vincere il campionato”.

Quello di Promozione C?

“Spero tanto che vince l’Eclanese per premiare il coraggio di aver puntato sull’allenatore più capace del panorama campano: Alessio Martino”.

Bene….e il tuo San Nicola si salverà?

“Oggi devo dire no. Ma se qualcuno verrà a darci una mano potremmo dire ancora la nostra. Aldilà del risultato avremo vissuto comunque una stagione da protagonisti”.

Di chi è la colpa della situazione che si è creata, la società doveva garantire almeno la conclusione della stagione.

“Al momento non sappiamo se ci sono delle colpe. Quando si sbaglia lo si fa tutti insieme dividendosi le colpe in parti uguali. La stagione verrà conclusa con tante difficoltà con la consapevolezza che chi è rimasto lo ha fatto con il cuore”.

I Puzio stanno ancora dando una mano o si sono tagliati fuori completamente?

“I Puzio sono sempre disponibili ad aiutarmi anche se la voglia di fare calcio in questo momento cozza con i loro impegni”.

A questo punto sarebbe stato meglio gettare i remi in barca dopo la sconfitta nello spareggio con l’Atletico per Niente ?

“Se ricordi in quel periodo nel giro di un paio di giorni ci fu l’abbandono di entrambe. Poi in un attimo tornò a splendere il sole. Di sicuro anche loro due sono stati abbandonati da chi avrebbe dovuto avere buon senso dando il proprio apporto incondizionatamente. Il Real San Nicola non è ancora morto. Lo posso assicurare”.

Ottimo, passiamo alla domanda successiva. Hai più nemici o amici nel calcio?

“Se gli amici sono quelli che si fanno vedere solo nel loro momento di bisogno preferisco avere solo nemici, almeno quelli sono battuti in partenza.

Cambiamo totalmente categoria e diamo un piccolo spazio al Benevento, secondo te riuscirà a fare questo salto inatteso?

“Il calcio di oggi tiene conto dei bilanci e quello del Benevento è invidiabile. Oggi Vigorito ha le potenzialità di reggere i giallorossi anche nella massima serie ed avere una società sana fa comodo a tutto il calcio italiano”.

Ai tuoi ragazzi della juniores, ai quali sei molto legato cosa hai detto quando sapevano di dover scendere in campo contro una blasonata squadra come l’Albanova?

“Ho detto che bisognava impegnarsi tenendo conto che però l’obiettivo principale era il proprio campionato di competenza. La voglia di mettersi in mostra era talmente tanta che l’impegno fu abnorme sia a livello fisico che mentale. Perdemmo sia con l’Albanova che contro il San Martino nel campionato juniores. Tutto quello che facciamo può insegnarci qualcosa e spero che attraverso la cultura della sconfitta questi ragazzi possano maturare più in fretta come uomini”.

Quali sono i commenti della tua famiglia di tua moglie su quello che stai portando avanti?

“Mia moglie vede una persona impegnata che la mattina insegna, che 5 giorni sta su di un campo di calcio, che una volta a settimana va in radio, che a volte fa l’opinionista, altre volte conduce un programma televisivo e che spesso esce con i ragazzi che allena. Insomma forse l’intervista dovresti farla a lei che merita veramente un premio perché asseconda le mie passioni nonostante pesino sulla mia assenza fisica. Per i miei figli è un discorso a parte, loro con me si divertono e condividono qualsiasi cosa. Spero che prendano da me ma che a differenza mia sappiano sfruttare le loro capacità subito e non a 40 anni come me”.

Il desiderio di Ezio Liccardi per il 2017 in ambito calcistico e personale.

“Non posso avere desideri perché ogni mio passo è possibile grazie al passo di tutti gli altri. Non mi trovo a mio agio con questo calcio marcio dove tutto ruota attorno ai soldi. Forse sono rimasto l’unico esemplare che fa ancora di questa passione una forma di divertimento senza speculare. Il desiderio è che cambi l’approccio a questa disciplina e fin quando non avverrà ciò continuerò la mia solitaria battaglia attraverso il web, attraverso la radio e attraverso la televisione sempre col sorriso sulle labbra, sempre pronto ad ironizzare, sempre Ezio Liccardi”.