Finisce un ciclo a Torre Del Greco aperto la bellezza di quasi cinque anni fa, il presidente Colantonio però si lascia a parole dure su più argomenti

TORRE DEL GRECO (NA) - Parole durissime del numero uno corallino che nella conferenza odierna si sfoga sulla gestione stadio e dà voce sulla situazione generale:

La Turris da questo momento è in vendita,dico tendenzialmente il 15 giugno, in modo tale che se ci sono persone che con competenza e possibilità vogliano continuare a fare calcio a Torre del Greco, la Turris è aperta. Ho un mio modo di vedere le cose: il titolo della società viene preso in prestito dai tifosi e nel mio credo, una cosa prestata deve essere ceduta al successivo in una situazione migliore di come l’ha presa. Penso che con il mio ciclo stiamo dando una Turris che è stata presa con tanti debiti in serie D e viene lasciata con una squadra di serie C e che è invidiata da un punto di vista contabile in tutta Italia. Mi defilerò anche da supervisore, da capo della Colma sarò felice di supportare la futura dirigenza garantendo la mia azienda da sponsor principale della Turris anche nelle prossime stagioni. Non vorrei che questa mia decisione fosse interpretata come una mossa per attirare consensi. Se entro il 15 giugno non dovesse presentarsi nessuno seriamente interessato, non vorrei far fallire la Turris. Io non sono un presidente che vive di calcio, ma del fare azienda. Voglio anche rimetterci dal punto di vista economico, a patto però di divertirmi. Se questo non succede più, giusto lasciare il passo a chi è più interessato e motivato. Chi si espone al pubblico, è chiaro che è soggetto a critiche. Queste però non devono però essere un motivo per destabilizzare chi opera, altrimenti significa che questa persona non è tagliata per occupare certi ruoli. Il diritto di critica è sacrosanto e va accettato, poiché siamo in un paese democratico ed è giusto che sia così. Tuttavia, penso che qualche risultato durante la nostra gestione sia stato ottenuto, credo sia sotto gli occhi di tutti. Se mi dicono che non sono in grado di fare la Lega Pro, è un’opinione che va rispettata ed anche per questo motivo ho aperto ad altri imprenditori, dando la possibilità di portare avanti il club a persone che possano avere maggiori competenze, possibilità e risorse rispetto al sottoscritto”.

E dal lato sportivo:

“In questi quattro anni e rotti abbiamo raggiunto ogni obbiettivo prefissato, lascio la Turris nel suo miglior momento perché io abbandono quando si è in vetta, non quando la squadra è in crisi come è già capitato a Torre Del Greco, rimorsi non ne ho è stato un viaggio bellissimo, partendo dal playout contro l’Aversa, dove il sol gol di Guarracino mi fece capire di aver messo una pietra importante per il futuro della società”.

Sui futuri proprietari precisa anche un particolare fondamentale:

“Sì, ci sono due gruppi di persone fuori Torre interessati e visto in modo molto preliminare mi sembra che abbiano anche la possibilità di poter portare avanti la Turris”. E sembra anche dettare alcune condizioni per la trattativa: “La vendo, ma non la svendo. Tutti noi che siamo stati artefici di questa bella costruzione non possiamo vedere l’abbattimento di un palazzo costruito con un mattone alla volta. Quindi vorrò vedere, per il bene comune, sia per la Turris sia per un punto di vista personale, solidità e garanzie che verranno date. Non lascio per prendere altre squadre, assolutamente no. Non vendo la Turris per andare a fare calcio da un’altra parte in serie D o in serie C. Non è questo perché altrimenti dovrei dire di avere la possibilità di continuare a gestire una società di Lega Pro ed invece vado da un’altra parte a fare calcio, mi sbugiarderei da solo. O almeno, sicuramente a stretto giro no”.

Questione stadio, elemento cruciale della decisione del presidente:

“Sarò molto onesto con chi verrà a parlare: oltre ai bilanci attuali e tutto quello che ha la società, dovrò anche dire che purtroppo oggi non si è ancora fatta una gara promessa lo scorso anno. Non è un attacco al sindaco o all’Amministrazione, è solo un dato di fatto. Ad oggi ancora non c’è una gara, abbiamo una scadenza di una convenzione al trenta giugno, ci sono varie scadenze tra le quali le omologazioni dei campi che devono essere fatti entro una certa data e purtroppo è fuori dalla data che rientra nella nostra convenzione. Non poter programmare neanche nello stretto giro di un anno o due mi lascia sicuramente con l’amaro in bocca. Non è sicuramente il motivo principale, ma uno di quelli che ti fanno capire che io non riuscirò a pianificare nulla perché ad oggi non esiste una gara né un’assegnazione. Sappiamo solo che al trenta giugno dovremo lasciare il campo”.