Il tecnico non nasconde una certa non curanza delle problematiche degli avversari, avendo più a cuore gli equilibri del proprio gruppo. Si studia da un po' anche per cambiare atteggiamento tattico

CASTELLAMMARE DI STABIA - Arrivato oramai al giro di boa Pasquale Padalino, tecnico della Juve Stabia è ben cosciente che non ci sarà la stessa possibilità di sbagliare come accaduto nelle giornate precedenti, ma la convinzione del mister gialloblù è quella di aver oramai costruito una base solida che permetta alla Juve Stabia di ottenere quantomeno il minimo indispensabile da ogni incontro – ovviamente con l’aiuto dei propri giocatori. Questa tendenza potrà essere osservata o meno già nella prossima sfida con il Monopoli, argomento introduttivo della conferenza stampa pre gara dell’allenatore. 

Come sta la squadra?
Che Monopoli si aspetta?
“La squadra può aver anche risentito dal punto di vista mentale di una sconfitta così pesante, che però, in qualche maniera, abbiamo disputato non nella condizione migliore, perché non avevamo tutti gli uomini a disposizione. Credo però che li abbiamo affrontati, ci siamo giocati la partita contro una squadra che è dichiaratamente più forte. Speriamo ci sia questa presa di coscienza da parte dei ragazzi, perché inizia il girone di ritorno, tranne la partita ancora da giocare con la Casertana, e l’approccio deve essere di una squadra che sa che indietro non si può tornare. O meglio, non c’è una possibilità in un girone come questo di ritorno per recuperare dei punti laddove si dovessero perdere. Quindi ogni partita rimane unica, con la possibilità di non recuperare più i punti persi e quindi giocare con un intento: mettere da parte, alle volte, il fioretto e cercare la concretezza per dare un colpo ad una classifica che ancora non ci vede in una condizione brutta, però che abbiamo l’intenzione di migliorare.
L’idea deve essere quella del collettivo che deve andare alla ricerca del risultato, al di là dell’avversario. Nella fattispecie, abbiamo un incontro già delicato, con una squadra ben messa in campo che ha una conoscenza da diversi anni con lo stesso tecnico; ha cambiato dei calciatori, ma l’idea di questa squadra rimane tale. Lo abbiamo pagato nel girone d’andata alla prima, anche se avremmo meritato qualcosa on più, ma ci ha dato conto di essere una squadra attrezzata, rapida, aggressiva e quindi con la giusta mentalità.”

All’andata il Monopoli vinse al Menti contro una squadra appena neonata. Ha voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa?
Si attende poi delle risposte dai ragazzi contro una squadra che in casa non sembra essere molto concentrata?
“Il sassolino no. Ho voglia di fare risultato fuori casa, perché anche noi abbiamo questo handicap, al di là di quelle che possono essere le problematiche dell’avversario che mi riguardano fino a un certo punto. Penso alle problematiche della Juve Stabia, il nostro dovere e la nostra voglia di iniziare a fare risultato fuori e questo va strettamente collegato con una squadra che deve badare al sodo, deve trovare al più presto quei gol che servono per migliorare una classifica secondo me migliorabile.”

Il Monopoli sta cambiando pelle rispetto alla gara di andata con i diversi movimenti di mercato che stanno riguardando la squadra pugliese. Può rappresentare un’insidia in più per la gara di sabato?
“Al di là dei calciatori che compongono la rosa del Monopoli, la cosa che mi preoccupa è la mia squadra, perché dobbiamo calarci in una seconda parte di campionato con questa idea: non c’è più tempo. Mentre nel girone d’andata abbiamo avuto un po’ di credito in più, anche perché avevamo un girone di ritorno e giustamente la squadra era neonata, e quindi c’era un margine d’errore un po’ più ampio, oggi c’è una conoscenza maggiore, abbiamo quelle consapevolezze, abbiamo constatato che è un girone duro e come tale va rispettato. Per essere nella condizione migliore di affrontare un girone di ritorno all’altezza della situazione dobbiamo essere noi i primi ad essere concentrati, alla ricerca di ciò che non abbiamo trovato nel girone d’andata. Perché non è solo il gol, che è il terminale di una costruzione, di un gioco, di un’identità. Occorre quella cattiveria necessaria che in molte occasioni c’è mancata.”

L’arrivo di Borrelli porta a quattro il numero delle punte di ruolo presenti in organico. Vi è all’orizzonte un possibile passaggio ad un modulo a due punti per migliorare il rendimento offensivo o la permanenza di qualche attaccante in forse?
“Entrambe le cose, perché il mercato è aperto ed è una possibilità che abbiamo analizzato già da qualche settimana. Perché i gol sono pochi, ma anche per avere quell’alternativa, di cui si era parlato ancor prima che iniziasse il campionato, di una squadra che riesce ad essere camaleontica ed efficace sotto certi aspetti e quindi avere delle conoscenze maggiori proprio per ovviare a delle problematiche che possono rallentarci nel nostro cammino.”

La Juve Stabia non vince da tre partite, al netto dei due pareggi amari con Catanzaro e Foggia e della sconfitta meritata con la Ternana. Teme che le prossime tre gare ravvicinate possano essere determinanti per la stabilità della sua panchina?

“I pareggi di Catanzaro e Foggia sono amari perché in entrambe le partite avremmo meritato di più. Non accetto che si parli di amarezza in una generalizzazione del concetto, perché intanto abbiamo fatto due punti, che spesso fanno la differenza tra vincere e perdere, piuttosto che una sconfitta che danno anche morale, perché li abbiamo fatti contro squadre che erano in un buon momento, soprattutto il Foggia. Il ko con la Ternana è meritato. Sicuramente il traballare della mia panchina lo è sempre, perché sicuramente quando non vinci sei sempre in discussione, ma io lo sono con me stesso dall’inizio. Allo stato attuale non credo ci siano le condizioni per pensare questo, perché stiamo rispettando dei programmi stabiliti, che al momento rispettiamo. Laddove dovesse esserci questa possibilità non sarei meravigliato, perché oramai faccio questo mestiere già da un po’ di anni, non sono tantissimi, ma iniziano ad essere diversi. Quindi la mia prospettiva è sempre positiva, di chi vuol provare a fare meglio. Poi le sorti del tecnico dipendono sempre da tanti aspetti e da tanti fattori; se fosse solo per i risultati non avrei nulla in contrario.”

Dal mercato è arrivato Borrelli e sembra ad un passo Elizalde, due ragazzi classe 2000. C’è un cambio di programmi? Si punta al minutaggio e non più alle prime posizioni così come era stato chiesto dal presidente Langella?
“Minutaggio no, la squadra non verrà smantellata. Ci può essere qualche variazione o qualche innesto, sempre se faccia al caso nostro, al di là dell’età. Borrelli è un profilo alto, che viene da una squadra di Serie B dove non ha avuto la possibilità di esprimersi come avrebbe voluto e quindi ci giochiamo questa carta in un reparto che ci ha visto un po’ carenti sia di uomini che di tutto, in termini di numeri. Per quanto riguarda Elizalde, è un giocatore che ha qualche presenza in Serie B, che va a completare quel reparto dove Rizzo non aveva un’alternativa, ma che può darci una mano anche in zona centrale. Ma allo stato attuale non è un giocatore che è stato ufficializzato, quindi non lo ritengo della Juve Stabia.”

La Juve Stabia non è mai riuscita a vincere contro le squadre che la precedono in classifica. Come si può colmare questo grave limite?
“In termini pratici ti direi con il lavoro, con la cattiveria, che non si possono comprare però, ma deve nascere da ognuno di noi, quella voglia di ottimizzare quello che di buono viene fatto ma che spesso non viene completato.
Il girone di ritorno è un’ulteriore prova, sulle basi di un recente passato, che deve vedere in ognuno di noi una cattiveria, un cinismo diversi, una richiesta individuale e collettiva diversa. Solo con il lavoro individuale di tutti possiamo colmare questa deficienza.”

Si arriva a parlare infine del modulo e di un possibile cambiamento…
“Una precisazione su Cernigoi: è rientrato e si è allenato con la squadra, però ancora non è al top, quindi la sua disponibilità dipenderà molto dalle sue sensazioni.
Questo sistema di gioco sul quale abbiamo costruito una squadra ci ha visti concentrarci soprattutto su una compattezza ed una stabilità difensiva, perché ho sempre pensato che l’equilibrio e la compattezza difensiva ti danno quella sfrontatezza che alle volte ti permette di essere anche presuntuoso nel proporre un certo tipo di gioco. Abbiamo lasciato il tempo passare, mettendo un po’ da parte l’aspetto offensivo, ma non l’abbiamo trascurato.
Detto questo, c’è la possibilità di trovare delle alternative e lo stiamo facendo già da qualche settimana, ma non perché non crediamo nel sistema che stiamo adottando o che abbiamo costruito, ma perché credo che più conoscenze i giocatori hanno a disposizione e più è facile interpretare il pensiero del tecnico e allo stesso tempo soddisfare le esigenze della squadra.
Il cambiamento per me è un valore aggiunto, ammesso che tutti quanti lo percepiscano e ci mettano quella disponibilità che occorre per provare a fare un qualcosa in più e meglio.”