L'esperto direttore del Nola analizza, dal suo punto di vista, il momento che vive il calcio italiano e le possibili mosse in vista del prossimo futuro e dell'eventuale ritorno in campo
NOLA (NA) - L’emergenza Covid-19 rallenta ma non si ferma e il calcio italiano vede allontanarsi le prime ipotesi di ritorno in campo. Riguardo a questo ed altri temi abbiamo chiesto al direttore sportivo del Nola (Serie D), Francesco Mennitto, il suo pensiero. L’esperto dirigente dei bianconeri racconta il suo punto di vista sul presente e il prossimo futuro del movimento calcistico nazionale.
Una situazione di piena emergenza e ripresa dei campionati che sembra sempre più lontana, qual è la sua idea?
Da qualche settimana purtroppo si vive alla giornata. La priorità in questo momento è sicuramente uscire dall’emergenza perché prima c’è la salute poi tutto il resto. Riguardo il calcio credo che toccherà ai massimi rappresentanti trovare le migliori soluzioni a questa situazione singolare, cercando quantomeno di ridurre al minimo le conseguenze di questo particolare momento storico.
Il calcio potrebbe uscirne con le “ossa rotte” da questa situazione, può esserci una soluzione per attutire la caduta?
Come tutti i settori subirà conseguenze importanti, molte società avranno difficoltà e il futuro di molte sarà incerto purtroppo. Bisognerà studiare un paracadute in grado di poter cercare di salvare tutto il salvabile, evitando che possa esserci un tracollo altrimenti inevitabile.
Diversi presidenti, attualmente primi nei rispettivi campionati, hanno minacciato di lasciare in caso di mancata promozione, come si muoverà invece il Nola?
La nostra classifica ci pone in una sorta di limbo, avendo una posizione che ci aveva quasi garantito la permanenza in Serie D. Faccio fatica però a pensare squadre come Palermo, Savoia, Foggia ancora in questa categoria dopo gli investimenti fatti la scorsa estate. Per questo credo che bisogna trovare la giusta soluzione per tutte quelle società che fanno grossi sforzi e che non possono, secondo me, vedersi negare il salto tra i professionisti. Sarebbe un colpo mortale alla passione e alla voglia di fare calcio di tanti presidenti.
Le ripercussioni saranno uguali per tutte le società oppure quelle nelle zone medio basse possono subirne di più?
Sicuramente sono situazioni diverse, trovare degli ammortizzatori per squadre all’ottavo, al nono o al quindicesimo posto è un discorso ma quando si parla di squadre in lotta per il professionismo la situazione diventa più delicata. Quindi credo che le ripercussioni siano direttamente proporzionali rispetto alle ambizioni delle diverse società.
Crede che arrivare troppo in là con questa stagione possa pregiudicare anche la prossima?
Bisognerebbe ripartire quanto prima ma al momento stabilire una data sembra pura fantascienza. Se si torna in campo in tempi ragionevoli cioè entro la metà/fine di maggio si può ancora salvare la stagione tutelando gli interessi di tutti gli addetti ai lavori. Andare oltre non so quanto possa essere una buona soluzione.
Vista la sua lunga esperienza, sta già pensando a come agire in vista dell’eventuale ripresa?
Ci stiamo pensando più con speranza, quotidianamente sono in contatto con il mister ed i ragazzi ma al momento è prematuro parlare di programmazione. Non appena sapremo qualcosa in più ci siederemo intorno ad un tavolo e rimoduleremo l’eventuale finale di stagione.
Il calcio italiano già agonizzante vive un momento difficile, cosa resterà al termine di questa emergenza?
Non lo definirei agonizzante, certo rispetto ad altre realtà non viviamo il nostro miglior momento ma restiamo comunque tra le aziende che fatturano di più in Italia. Per evitare gravi ripercussioni bisognerà, al momento giusto, trovare le giuste soluzioni mettendo in campo tutti i mezzi a disposizione per rendere la ripresa meno “dolorosa” possibile.






