Analizziamo insieme la situazione dopo la decisione della Corte Federale d’Appello di annettere la Vibonese in Serie C
La storia non insegna nulla ed ogni anno siamo costretti a rivivere il solito campionato estivo, che ormai contraddistingue la coda estiva tipicamente italiana da troppi anni. Se i tempi fossero tempestivi ed ogni questione si risolvesse entro il mese di luglio, magari nei primi giorni di agosto, potremmo anche ritenerci soddisfatti. Quel che è certo, avremmo una chiara conoscenza dell’ovvio, senza tarli aggiuntivi dell’ultima ora, al momento della diramazione dei calendari. Tutto ciò, naturalmente, non può esistere: non sarebbe italiano. E così, oltre alle ondate anomale di afa prettamente meterologiche, ci pensa la solita giustizia sportiva italiana a rendere infuocata l’estate e con essa il suo epilogo. D’altronde soltanto in Italia possiamo assistere a una decisione della Corte Federale di annettere taluna società a un campionato a soli quarantotto ore dal fischio d’inizio della prima giornata, vedi il caso della Vibonese che ha tutte le ragioni per scendere in piazza – bandiere e caroselli d’ordinanza – a festeggiare l’approdo ufficiale in Serie C. Meritato, senza alcun dubbio, come ha stabilito il campionato dei tribunali, non è affatto un caso di scherno, ma è impensabile ancora una volta rivivere determinate situazioni da movimento calcistico totalmente allo sbando, alla ricerca dello zenit mentre è costretto suo malgrado a sostare sempre più nell’abisso del nadir. Riepilogando, cercando di essere lineari per quanto possibile, la Vibonese viene ammessa in Serie C, campionato che proprio oggi scende in campo per la prima giornata, in un giovedì di apparente tranquillità dalla Corte Federale d’Appello della FIGC mentre la Lega Pro si dichiara “sorpresa”. Facile prevedere una reazione a catena: il Muravena è ripescato in Serie D, ma non può essere incluso nel Girone I (appartenente alla Vibonese fino a meno di quarantotto ore fa) per ragioni geografiche. Si sacrifica il Cassino, o quantomeno è costretto a farlo, trasferendosi nel Girone H. Quest’ultimo, tuttavia, non può restare a 19 squadre e una di essere sarà costretta a traslocare nel Girone I. Sicuramente una campana raggiungerà le altre cinque, ma quale? Come se non bastasse, la Lumezzane ha presentato regolare ricorso al TAR del Lazio, organo di giurisdizione amministrativa storicamente e popolarmente riconosciuto “quello della Serie B a 24 squadre” per intenderci, e rischia seriamente di vincerlo e ritrovarsi in terza serie come la Vibonese. In caso di buona riuscita, salirebbe l’Agropoli per la gioia di tutto il movimento calcistico campano, ma a quale prezzo? Non può essere inclusa nel raggruppamento dei club lombardi, veneti e trentini, ci mancherebbe; verrebbe inserita, o meglio introdotta tra H e I, con il Cassino vincolato nuovamente a preparare le valigie e tornare a casa, nel Girone G. Ma non è finita: tutti i gironi subiranno inevitabilmente modifiche di almeno una squadra (ad eccezione del Girone A), causando malumori e forse nuovi ricorsi. Tutto questo è lecito? Se a disporlo è una Corte Federale, lo è. Intanto, tra una settimana partirà il campionato di Serie D, diverse partite rischiano il rinvio, ma addirittura si comincia già a parlare di calendari da rifare (ipotesi tuttavia remota). Per non parlare delle evidenti complicanze cui dovranno affrontare i Consigli Regionali chiamati in causa (Sardegna, Campania…). Nella settimana entrante, vi sarà un consiglio straordinario di Lega Nazionale Dilettanti per risolvere le decine di migliaia di grattacapi spuntati in un pomeriggio di fine estate non per colpa della Vibonese, che deve nel contempo subire l’onta dell’affronto della FIGC intenta a presentare ricorso contro la “sua” Corte d’Appello, ipotesi di per sé imbarazzante solo a sfiorarla col pensiero, bensì di una giustizia sportiva italiana lenta, esageratamente burocratica e incapace di risolvere anche il più piccolo dei problemi nei tempi più consoni possibili. Certo, se anche le varie Leghe fossero più efficienti e sbrigative, non staremmo qui a parlare della solita classica farsa di fine estate italiana.
Andrea Cardinale
Twitter: @AndreCardi






