Il tecnico del Savoia, veneto d'adozione, parla di questo particolare momento storico, da una delle città più colpite, esprimendo il suo pensiero sul possibile futuro del movimento calcistico italiano
PADOVA (PD) - Prima della sospensione era stato protagonista alla guida del Savoia di un avvincente duello a distanza con il Palermo. Quando il pallone ha smesso di rotolare è tornato nella “sua” Padova (città dove vive, ndr) toccando da vicino il dramma di una delle prime zone rosse del nord Italia. A Campania Football, mister Carmine Parlato parla dell’attuale situazione che vive il paese e il futuro nebuloso che avvolge il calcio italiano.
Una situazione difficile che ha messo in ginocchio l’Italia e di conseguenza anche il calcio, crede si possa tornare in campo in tempo utile per salvare la stagione?
L’augurio è quello di poter tornare in campo e completare il campionato ma vedendo quello che succede non credo si riuscirà a concludere questa stagione. Il calcio deve passare inevitabilmente in secondo piano soprattutto in rispetto delle tantissime persone venute a mancare in queste settimane. L’apprensione è tanta e non è il momento di pensare a date per tornare in campo.
Quale secondo lei potrebbe essere la soluzione migliore per decretare i verdetti finali?
Vista la situazione purtroppo non si sa se una volta uscito per fare la spesa si torna sani a casa, quindi è difficile prevedere il futuro. Sono domande a cui forse nemmeno gli esperti sanno ancora dare risposte e io sinceramente non ne ho alcuna idea.
Lei vivendo a Padova ha potuto toccare con mano la difficile situazione in una delle prime zone rosse dell’emergenza, come cambia vivere il dramma dall’interno?
Cambia soprattutto per abitudini di vita, forse qui c’è una consapevolezza diversa per aver inizialmente sottovalutato la situazione e ora la gente ha capito. Mi auguro che al sud la gente non prenda con superficialità questo virus ed eviti che possa propagarsi allo stesso modo. Capisco che le difficoltà per vivere sono diverse, la gente ha necessità di uscire per guadagnarsi da vivere rischiando la propria salute e quella della famiglia. Penso che in momenti come questo, al di là dell’essere ricchi o poveri, bisogna soprattutto essere fortunati.
Quali difficoltà ha trovato al rientro dalla Campania?
In realtà nessuna, sono salito in macchina a Torre Annunziata e sono sceso direttamente nel garage di casa mia. In autostrada c’erano tante auto che venivano giù, pochissime che facevano il mio stesso percorso. Prima di partire però, per tutelare la mia famiglia, sono stato quindici giorni da solo dopodiché sono tornato a casa rispettando tutte le procedure e dopo più di venti giorni fortunatamente stiamo tutti bene.
Com’è adesso la situazione in città?
Personalmente sono diciotto giorni che non esco ma da quanto mi racconta mia moglie, che va a fare la spesa, c’è pochissima gente in strada perlopiù persone che lavorano. Fanno tenerezza gli anziani soli che purtroppo sono costretti ad uscire di casa per acquistare beni di prima necessità e a cui credo che bisogni dare aiuto visto che sono i soggetti più esposti al contagio.
Si è discusso tanto sulle persone che si allenavano in strada, ha dato qualche consiglio ai suoi ragazzi per gli allenamenti in casa?
Ci sono stati due momenti, dopo il primo decreto ci si poteva allenare all’aperto e consigliai ai miei ragazzi di allenarsi all’aperto possibilmente da soli e con mascherina. Quando poi è stato vietato di allenarsi all’aperto, abbiamo stabilito un programma di allenamento in base allo spazio a disposizione in casa. Tenersi in forma in questo periodo è importante ma non è come quando ci si allena al campo tutti insieme.
La sfida a distanza con il Palermo sembra un lontano ricordo, spera di poter concludere il discorso lasciato in sospeso con i rosanero o crede ormai sia inutile parlare di calcio giocato?
Oggi è sicuramente inutile parlare di calcio, l’augurio è che si possa tornare presto alla normalità e riprendere il discorso interrotto qualche settimana fa. La cosa fondamentale però sarà garantire le massime misure di sicurezza qualsiasi siano le condizioni in cui si riprenderà.
Come si prepara il programma di lavoro in vista di un’eventuale ripresa?
Dipende da quanto tempo avremo a disposizione prima della ripresa. Bisogna unire tutto lo sport e capire quando il rischio sarà definitivamente cessato per evitare di cascarci di nuovo finendo nuovamente nella condizione in cui siamo adesso. Solo dopo, a mio parere, si potranno stabilire programmi e date ufficiali in cui ripartire.
Riguardo la Serie A sembra prendere corpo l’ipotesi di chiudere definitivamente la stagione, crede che verranno adottate misure diverse tra professionisti e dilettanti?
Ci saranno sicuramente differenze guardando anche ciò che hanno fatto alla Juventus (taglio degli stipendi da parte dei calciatori, ndr) e che nelle altre categorie non hanno ancora fatto. Riguardo la Serie D non so quali saranno le decisioni ma credo sia una categoria che riceve poca visibilità e meriterebbe maggior rispetto, visto che è forse la miglior vetrina per i giovani che vogliono emergere.
“Il calcio non sarà più come prima” viene ripetuto come un mantra sempre più insistente che gira tra gli addetti ai lavori, è d’accordo?
Assolutamente, finché ci saranno le porte il pallone e ventidue calciatori credo che il calcio rimarrà lo stesso. Scherzi a parte credo che alla ripresa sicuramente ci sarà da fare un lavoro psicologico per smaltire la paura che questa situazione ha portato in ognuno di noi. Sicuramente i casi saranno diversi e starà a noi dello staff aiutare i calciatori a recuperare la giusta serenità tornando poi a rivolgere il pensiero esclusivamente al campo.






