Il patron dei bianchi racconta l'anno che si sta concludendo ripercorrendo le tappe che hanno portato ad essere la sua squadra una delle più forti della Serie D

TORRE ANNUNZIATA (NA) - Ha allestito una squadra importante tra le migliori dell’intera Serie D e sta lottando alla pari con il blasonato Palermo, in testa alla classifica del girone I. L’obiettivo è quello di approdare in Serie C ma lo dice “sottovoce” per evitare voli pericolosi. A Campania Football, il patron oplontino Alfonso Mazzamauro racconta il 2019 dei bianchi proiettandosi nel nuovo anno crocevia fondamentale per le grandi ambizioni future del Savoia.


Un anno solare chiuso con 72 punti totali, un traguardo straordinario, quale è il suo bilancio?

Sono due campionati diversi e non mi piace confrontarli, avevamo obiettivi diversi e non li metto sullo stesso piano. Nel complesso siamo soddisfatti perché in entrambe le stagioni abbiamo raggiunto i nostri obiettivi e questo ci soddisfa, ringrazio tutti coloro che ci hanno aiutato a raggiungerli. Il bilancio comunque resta molto positivo.


Quali i momenti migliori di questo 2019?

Sicuramente quelli della contestazione, mentre gli altri parlavano noi abbiamo sempre lavorato per uscire da quella situazione. Non ho mai avuto dubbi sul mio gruppo, sapevo di avere una squadra fatta di grandi uomini che ha zittito più di qualche leone da tastiera attraverso i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.


C’è invece qualcosa che cambierebbe degli ultimi dodici mesi biancoscudati?

No assolutamente, con i miei ragazzi ci eravamo prefissati di stare in alto in classifica e lo abbiamo fatto. Peccato per i cinque punti che, secondo me, ci mancano per errori arbitrali che abbiamo appurato fossero tali. Nel complesso, siamo andati anche oltre le mie aspettative visto che credevo di arrivare vicino al Palermo verso metà gennaio e invece abbiamo anticipato i tempi.


Lei in questo 2019 ha avuto due ottimi allenatori, quali le differenze tra Campilongo e Parlato?

Sono due grossi professionisti, la sostanziale differenza tra i due è forse l’approccio con la squadra. Parlato per me è un allenatore che non c’entra nulla con questa categoria, un vero “Special One”. Campilongo è un allenatore importante che non ha bisogno di presentazioni, ha avuto il merito di risvegliare una squadra non costruita per lui ed è riuscito a portarci ai playoff centrando l’obiettivo stagionale, per questo gliene sarò sempre grato.


Dovesse scegliere il protagonista di questi ultimi dodici mesi a chi darebbe il primo premio?

A chi ha giocato meno e a chi non ha proprio giocato. Non è semplice assistere dall’esterno e fare il tifo per chi va in campo, quindi mi sento di ringraziare in maniera particolare chi purtroppo non è potuto essere protagonista sul terreno di gioco. Il premio lo dividerei anche con il mio staff che reputo di altissimo livello, penso a mio figlio Renato, i direttori Rais e Mignano, oltre ad uno staff medico davvero eccellente. È anche grazie a loro se il Savoia è una macchina che oserei definire perfetta.

 

Che 2020 sarà per il Savoia?

Spero sia un anno ancora vincente, con qualche punto in meno perso per strada rispetto all’andata. Non è un rimprovero verso la squadra piuttosto un augurio, perché i miei ragazzi sono straordinari e meritano tanto. Se riusciranno ad essere perfetti ulteriormente nel girone di ritorno, credo che a fine anno potranno ottenere un grande traguardo. 


Crede ci sarà qualcosa di particolare da migliorare?

Non vedo particolari difetti su cui intervenire, credo che bisogna continuare sulla stessa linea che ci ha condotto fin qui. Questo gruppo è perfetto e non c’è bisogno di andare a modificare qualcosa, con il rischio di poter alterare gli equilibri in maniera non per forza positiva.

 

Il prossimo anno sarà quello del ritorno tra i professionisti?

Auguro ai ragazzi di raggiungere questo ambizioso traguardo, sono forti ed hanno tutte le carte in regola per farlo. Sicuramente si impegneranno al massimo per farlo e se son rose fioriranno, in caso a fine anno non dovessimo raggiungere la promozione ci dispiacerebbe ma se gli avversari lo avranno meritato non ci sarà particolare rammarico. 


I suoi progetti sono solitamente quinquennali dove vuole arrivare in questo arco di tempo con il “suo” Savoia?

Eravamo partiti lo scorso anno con l’obiettivo di lottare per la Serie C entro il 2022, invece con ben due anni di anticipo siamo già lì. Il nostro progetto doveva crescere gradualmente e invece ha subito un’accelerata inaspettata. In caso di approdo tra i professionisti non ci faremo cogliere impreparati, viceversa avremo un anno in più per prepararci al meglio al grande salto.


Pensa che riportare il Savoia in B possa rientrare nei vostri obiettivi a lungo termine?

Adesso è prematuro parlarne, per carattere sono abituato a pensare ad un passo alla volta. Pensiamo prima a concludere al meglio questa stagione poi si inizierà a pensare alla prossima e vediamo cosa ci aspetta ma non vado oltre.