L’ex numero uno parla a cuore aperto della sua esperienza, dagli albori in Terza Categoria fino alla cavalcata in Eccellenza

“C’è solo un presidente!!!”. Partiamo dal coro ultras per raccontare una storia di amore, passione, fedeltà lunga 16 anni, di un legame indissolubile che non finirà mai: quella della famiglia Allocca e il Nola. Raccontarlo con le parole diventa riduttivo, bisogna viverle certe emozioni, leggere negli occhi di chi la racconta per capire l’intensità, non è calcio, è qualcosa di più, è il sogno che si trasforma, è romanticismo, è leggenda e non si consuma con un addio. Nella mia vita ho avuto la fortuna di intervistare tante persone, ma ho avuto i brividi nel vedere “Ciccio” Allocca commuoversi e piangere mentre raccontava la sua storia, ci si sente fortunati a camminare con un gigante che ne ha attraversate tante. Vedere quell’uomo, quel presidente, quel professionista versare le lacrime più vere e sincere è una stretta al cuore per chi scrive e una lezione di quanto amore c’è nel nostro calcio e di come un “semplice” club possa essere una vera famiglia.

Presidente, raccontaci la tua storia. Come sei entrato nel Nola?

“Ha cominciato mio fratello Nuccio con tutti i ragazzi che lo hanno seguito e che insieme a me adesso sono andati via. E’ stato per caso, una sera nel 2006 stavo ritornando a casa dopo aver accompagnato la mia fidanzata (attuale moglie) e fui inseguito da mio fratello e Carmine Sorrentino. Il Nola disputava la Terza Categoria, mi chiesero una mano, dissi se andate in Seconda vi garantisco il mio apporto, loro vinsero ed eccoci qui”.

Una cavalcata stupenda, dalla Terza Categoria all’Eccellenza, quale è il momento più bello?

“In Seconda Categoria la prima partita dopo la morte di mio fratello. Giocavamo a S. Anastasia, perdevamo alla fine del primo tempo, pareggiammo e poi arrivò il gol di Marco Ruoppo con un colpo di testa perentorio. Quel suo stacco di testa mi parve sovrannaturale, come se una mano lo spingesse in alto, fu un’emozione incredibile che porto dentro con me. Poi è chiaro tutte le vittorie dei campionati sono stati stupendi, anche questa stagione con le finali di Coppa Italia e dei play off”.

Adesso hai deciso di farti la parte, come mai?

“Sono motivi strettamente personali, credo che ogni persona debba conoscere i propri limiti, che non sono solo economici ma anche temporali. Io resterò per sempre un tifoso del Nola e sarò sullo stadio a sostenere i nostri colori. Questa società ha le potenzialità per portare il Nola sempre più in alto e glielo auguro, è sempre il titolo fondato da mio fratello e per me è un onore, anche perchè prima di noi il Nola cambiava sempre denominazione, con noi è tornato ad essere il Nola. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è che da parte della società non c’è stata nessuna parola ufficiale sia a me che a tutti i ragazzi che lo meritano per il lavoro svolto per pura passione in questi 16 anni, ma va bene così”.

Come è stato il rapporto con i tifosi?

“Bello, coinvolgente, qualche giorno fa sono andato a salutarli e mi hanno regalato una maglia celebrativa intonando il coro c’è solo un presidente, mi sono commosso e lì capisci che il lavoro svolto è stato importante e soprattutto apprezzato dalla gente”.

Ti mancherà il calcio, può essere solo un arrivederci?

“A me piace tutto del calcio, soprattutto questo periodo dove si fantastica, però sono stanco e preferisco dedicarmi alla famiglia e al lavoro che per il calcio vengono trascurati. Al momento sono molto tranquillo, quello che accadrà più avanti non si sa, ma resterò sempre un tifoso del Nola”.

Uno degli argomenti più caldi in questa estate è la provenienza dei presidenti. Meglio locali o esterni?

“Io sono per il presidente del luogo, perchè ha amore puro verso la squadra e la città, io non mi sognerei mai di fare calcio altrove. Abbiamo visto come gli esempi di persone esterne non hanno portato grandi risultati, anzi fanno disinnamorare i tifosi perchè cambiano con grande frequenza”.

Come lasci il calcio campano?

“E’ un calcio che ha grandi potenzialità e grandi problemi. Siamo lontani anni luce dalla Puglia ad esempio, ci sono tanti appassionati e piazze calde, ma ci sono problemi enormi, come quello di società che durano un anno, massimo due e su cui la federazione dovrebbe vigilare, capire i reali motivi. Stesso discorso anche per quel che concerne l’orario, non è possibile giocare in contemporanea con la serie A, è una cosa che andrebbe rivista. In Federazione vedo molto immobilismo, tranne il lavoro di Errichiello che trovo che sta provando a cambiare le cose lavorando sul settore giovanile, gli auguro di riuscire nel suo intento anche se è complicato. L’augurio è che nel futuro ci sia una crescita del movimento sperando di vedere il mio Nola sempre più in alto”.