All’indomani dell’approdo in finale nel campionato Juniores Regionale, l’allenatore della Rinascita Sangiovannese, Luigi Capparelli, ha rilasciato un’emozionante e interessante intervista ai nostri microfoni, parlando dell’impresa sua e dei suoi ragazzi tra le difficoltà incombenti nella società calcistica
Grottaminarda sbancata e Rinascita Sangiovannese vola in finale. Luigi Capparelli, allenatore della squadra Juniores, non può che essere al settimo cielo per il raggiungimento di un traguardo importante, ma non certo l’ultimo. Il 2 maggio ci sarà la sfida alla Juve Domizia, l’atto conclusivo, squadra già affrontata nel corso della stagione nonostante si tratti di una storia diversa da quella che si scriverà, comunque vada, nella finale di martedì. Di seguito, l’intervista rilasciata ai nostri microfoni all’indomani dell’impresa tra le mura casalinghe del Grotta.
Rinascita Sangiovannese, una società in difficoltà: come si spiega questo successo con la Juniores?
“Il segreto principale è l’essere un gruppo unito, affiatato. I ragazzi sono sempre insieme dentro e fuori dal campo. Inoltre, percepiscono le mie difficoltà nel portarli avanti: questo gli dà quella cattiveria in più nel centrare l’obiettivo. Fin dal primo giorno che li ho avuti, ho inculcato loro la mentalità de ‘la mia maglia’ perché io sono di San Giovanni ed ho giocato qui negli ultimi otto anni, prima di intraprendere la carriera di allenatore, sempre tra le file della Rinascita Sangiovannese. Fin dall’inizio, ho sempre detto con le dovute proporzioni che questo calcio è più bello rispetto a quello in cui girano i milioni, in quanto fatto di sentimenti. E vale anche per il mio Quartiere”.
Quindi queste difficoltà in un certo senso hanno stimolato la squadra?
“Sicuramente. Oltre comunque al fatto che dietro c’è un lavoro che parte dalla stagione scorsa”.
Avete affrontato ed espugnato, in questa fase finale del Torneo Juniores Regionale, quattro trasferte. Non una cosa da niente…
“Avrei preferito disputare un turno in casa, è innegabile, ma dopo i primi successi esterni su campi prima lontani e poi difficili, mi son detto: ‘Meglio fuori casa allora’”
Quale di questa è stata più dura? Picciola, Juve Domizia, Calpazio o Grotta?
“Calpazio: oltre al viaggio da dover affrontare per arrivare al campo, lì abbiamo trovato una squadra ben attrezzata, dalle individualità importanti nei 3 d attacco. Anche se Picciola e Grotta non sono state semplici…”.
Che effetto fa giocare la finale contro una squadra (Juve Domizia) che avete già sconfitto con un risultato ampio?
“Fa un effetto strano. Ti dico solo che appena è finita la partita (Grotta-Rinascita Sangiovannese, ndr), ero già a lavoro per organizzare i prossimi allenamenti. Questo ti fa capire la concentrazione che metto nel preparare questa partita. Il risultato dello scorso incontro non fa testo, in una finale si azzerano tutti i valori. La prima Cosa che ho detto ai ragazzi è stata: ‘Resettate tutto: da domani la parola d’ordine è Juve Domizia’”.
Avresti mai pensato di arrivare fino a questo punto?
“Dopo le otto partite in Promozione con ottimi risultati, quando mi hanno affidato di nuovo solo la Juniores, ho passato un momento difficile. Mi sentivo in un certo senso declassato, infatti, se vedi i risultati, è stato il mese dove non sono arrivati i risultati. Abbiamo perso 3 volte su 4. Poi mi sono reso conto che ai ragazzi mancava il loro riferimento e, conoscendo la loro forza, mi sono dedicato di nuovo a loro”.
Sai di aver fatto un “miracolo” sportivo, considerando le mille difficoltà della Rinascita Sangiovannese?
Si, Assolutamente! Sono uno a cui piace curare tutti dettagli. E non avere nemmeno il campo è stata dura!”.
Dove vi siete allenati?
“Per giorni addirittura in villa, anzi colgo l’occasione per ringraziare il San Giorgio 1926 della disponibilità nell’ospitarci a casa loro, grazie al mio amico/collega Carlo Ignudi. Ringrazio anche la famiglia Prisco che, nonostante le difficoltà e il campionato della prima squadra sia già terminato con la salvezza, contribuisce a finire questa esperienza meravigliosa in un modo più decoroso”.
Dove volete arrivare?
“Come dicevo prima, la mia testa e a martedì, non vado oltre. Un passo per volta come abbiamo sempre fatto”.
Può essere un vantaggio il fatto che la Juve Domizia abbia giocato tutte le partite in casa e voi fuori casa in vista di questa finale?
“Sul proprio campo uno si sente più forte, è vero. Probabilmente dopo quattro trasferte noi siamo più abituati”.
Che ricordo porterai di questa esperienza?
“Ne parlavo con i ragazzi, mi sento già malinconico al sol pensiero che tra poco finisce tutto. Porterò con me la loro voglio di rivalsa, per i tanti problemi che ognuno di loro tiene nella vita privata. Anche se sono giovani, vivono in tanti situazioni non agevoli. Ma quando sono in quel campo, dimenticano tutto”.






