Arriva la risposta di un collaboratore della scuola calcio alla madre che accusava di vedere il figlio escluso dai convocati ogni volta che c'erano le gare
TORRE DEL GRECO (NA) - La denuncia di una madre per le mancate convocazioni del figlio di sei anni alle partite della propria scuola calcio aveva generato un vero e proprio polverone social e non solo. A cercare di chiarire la situazione ci ha pensato uno dei collaboratori della tanto vituperata scuola calcio, Giuseppe Iannaco, il quale attraverso i social ha tenuto a chiarire i vari punti della vicenda, sottolineando la non veridicità delle parole della madre del bambino che non avrebbe sei anni bensì otto, questo il lungo post:
“Mi sento in dovere di dire due parole sul vergognoso articolo uscito stamattina su Metropolis e condiviso poi da altre testate giornalistiche senza, per altro, sincerarsi della veridicità della fonte.
Premesso che faccio parte, a vario titolo, della famiglia la ginestra e quindi sono a conoscenza dei fatti accaduti. Fatti che non rispecchiano assolutamente la realtà raccontata nell’articolo!
1) Bambino mai convocato
Completamente falso! Il ragazzino, un 2012 (quasi 8 anni e non 6 come riportato sul giornale) è stato SEMPRE convocato con la sua categoria ( testimoniano i messaggi dell istruttore nel gruppo WhatsApp della squadra). Non è stato convocato con i più grandi (2011) cosa ritenuta prematura da parte dell istruttore.
La carta dei diritti del bambino nello sport, al suo settimo punto recita:
“Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa possibilità di successo”
Cari genitori questo diritto lo AVETE VIOLATO!
2) Bambino escluso
Completamente falso! Ci sono foto che dimostrano che il bambino era perfettamente integrato all’interno del gruppo di coetanei, presente anche alle feste di compleanno festeggiate dopo gli allenamenti.
3) Motivi comportamentali
Durante gli allenamenti il bambino aveva mostrato più volte atteggiamenti irrispettosi nei confronti dell istruttore, cosa segnalata tempestivamente ai genitori. Probabilmente questa è stata valutata dai genitori problematica di serie B visto che si è pensato a tutt’altro fuorché all’aspetto educativo.
Il problema di tutta questa situazione non è il bambino, ha 8 anni e tutto il tempo per crescere e migliorarsi.
Il vero problema sono i genitori che vogliono sostituirsi al tecnico, decidendo dove, quando e come il bambino deve giocare.
Esistono delle regole, dei tempi e soprattutto dei modi che vanno rispettati!
La prevaricazione e la prepotenza non possono interferire nelle scelte di un’associazione!
Vostro figlio non merita di finire nel bel mezzo della pagliacciata che avete creato! Non merita di dover subire la vostra esaltazione!”
Una vicenda dai contorni surreali che sottolinea ancora una volta come molto spesso il calcio, sin dalla più tenera età , non sia visto prima di tutto come un gioco piuttosto come una via comoda per “sfondare” e fare soldi, dimenticando che l’unica cosa che realmente interessa ai bambini è giocare e divertirsi.






